Il futuro si chiama Wimax?

Il WiMax non è più veloce dell’ADSL e mai lo potrà essere ma permette di collegarsi (potenzialmente, Linkem già  lo permette) in ogni punto dove c’è copertura. La sua forza non è la mobilità  perché le frequenze acquistate dagli operatori WiMax sono frequenze nomadiche (BWA nomadico), frequenze che costano meno di quelle UMTS, ma pur sempre più delle frequenze libere.

wimax in Italia
Un'analisi sulla situazione del WiMax in Italia

Sottolineiamo che le frequenze non sono basate sulla tecnologia, la tecnologia è indipendente dalla frequenza e valutando le frequenze all’asta è stato deciso di usare questa tecnologia, a basso costo? Il WiMax costa meno dell’ADSL? no.

Il punto è che la tecnologia WiMax prevede antenne e ricevitori omnidirezionali. Questo permette maggiore stabilità  rispetto all’Hyperlan ( che ha il limite di una comunicazione direzionale e quindi necessita di numerosi tralicci che possono risultare in una copertura molto costosa).

Le antenne WiMax permettono di collegarsi in un determinato raggio d’azione. Ma il raggio d’azione deve essere giustamente calibrato: perché ad ogni raddoppio del raggio  il numero di utenti serviti aumenta quadraticamente. Bisogna capire quindi la densità (numero massimo) di utenti che satura la banda di ogni antenna.  Capito questo bisogna spalmare il costo delle licenze oltre al costo dell’infrastruttura e capire se realmente sono convenienti

Un’antenna porta 70 Megabit: quindi consente di avere 70 utenti simultanei garantendo 1 mega di connessione ( in media l’ADSL viaggia a 7mb). Da un calcolo spannometrico perché un operatore nazionale possa operare in economicità  si devono raggiungere l’ordine di grandezza del milioni clienti.

Senza considerare i tanti lock-in che esistono per switchare da una ASDL a una connessione WiMax: la mail con il proprio provider, servizi inclusi, fax, servizio clienti, diffidenza, etc…

La tecnologia LTE basata su rete 4G potrebbe essere un sostituto del WiMax. LTE supporta diverse frequenze di banda da 1.4MHz fino a 20MHz. La forza di questa nuova tecnologia è con IP e supporta gli apparati radio GSM o UMTS. I dati viaggiano fino a 100 Mega in download, e a 50 Mega in upload. In teoria potrebbe essere applicata, peccato che il problema deriva dalla copertura: servirebbero ordine di grandezza di 100k punti di accesso per fare una copertura nazionale, quando oggi abbiamo 16k punti per il wireless e 13k per il fisso, di cui solo 8k con backhauling in fibra.

Quindi il vero punto per sviluppare una reale infrastruttura efficiente ed efficace in Italia è metter la fibra. Per cablare comunque tutto in Fibra non sembra che ci sia abbastanza ciccia dai privati ed è necessario un intervento dello Stato.

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E sulla carta sembra esserci. Stefano ci spiega che i soldi ipotizzati per migliorare la struttura della rete italiana saranno usati per investire nella rete Telecom. Romani ha infatti illustrato la scomposizione del famoso miliardo e mezzo evidenziando che 564 milioni serviranno per connettere 2900 centrali Telecom in fibra ottica, 161 milioni per rinnovate 8 mila centrali e 747 milioni per bonificare la rete di accesso incrementando la connettività fissa e mobile:  entro il 2012 il governo ha promesso di superare il gap del digital divide promettendo l’accesso ADSL a tutti a una velocità  di almeno 2 Megabit. Non sarebbe quindi propriamente definibile accesso ADSL ma una modalità  abbastanza ibrida.

Tuttavia la logica di fondo non è sbagliata: la rete fissa collega i luoghi mentre la rete wireless collega le persone. Si assisterà  a un progressivo passaggio dalla rete fissa alla rete wireless per l’uso delle persone.  Il tetto massimo è di 1,5 miliardi,  a seconda delle modalità  di sviluppo ci saranno costi di copertura diversi. Chi se li accaparrerà ? Operatori WiMax, Hiperlan o piuttosto operatori mobili?

Perché questa scelta allora di comprare a caro prezzo le licenze WiMax?

Che interesse c’è dietro a frequenze di scarsa qualità? Alcuni operatori si sono gettati a comprare a destra e manca cose che non sapevano neanche a cosa potessero realmente servire? forse è cosi, o forse no.

Ma chi sono gli operatori che hanno speso centinaia di milioni di euro per le licenze usate col WiMax? L’asta per l’assegnazione delle licenze WiMax per le frequenze radio lasciate libere dal ministero della Difesa ha fatto incassare allo Stato 136 milioni di Euro. Chi c’è dietro a queste società ?

Ecco gli operatori Wimax attivi in Italia

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Per garantire la concorrenza, per ogni Regione sono state assegnate le licenze a tre diversi operatori. Alcuni di loro, però, sono fermi. E forse di tutta questa concorrenza, in realtà non ne esiste neppure l’ombra.

Per esempio MGM si è aggiudicata le frequenze in Toscana, Liguria e Trento. Ma chi è MGM? Nessun sito web, pagina in costruzione. MGM Production Group è una compagnia che ha vinto le licenze WiMax anche in Germania (in Baviera) Interpellando l’azienda comunicano che non rispondono a domande sul WiMax. Quindi non solo non sono partiti, ma forse non ne hanno alcuna intenzione.

Telecom, che ha le frequenze nel Centro-Sud, (il lancio di WiMax non è previsto prima del 2010) ha un accordo con Aria per mettere in comune le frequenze e vendere WiMax con il marchio Aria in tutta Italia. Se vi è un accordo con Telecom possiamo scommettere che è un azione per ridurre e ottimizzare gli investimenti sulle aree non ancora coperte. L’accordo con Aria permette anche di coprire tutte la percentuale di zone obbligatorie imposte dalla legge, altrimenti si perderebbero le frequenze acquistate.

ARIADSL

Tra tutti è l’ azienda che si è accaparrata il maggior numero di frequenze, comprando diritti d’ uso (15 anni) che coprono tutta Italia, tranne la Sicilia. Ha speso 47 milioni, programmandone 250 di investimenti per realizzare la rete wireless a larga banda. Ariadsl ha di fatto costretto alla resa e all’abbandono della gara un colosso come Mediaset (forse non aveva questo grande interesse).

Il piccolo provider umbro ha potuto contare sul supporto di Davidi Gilo, 51 anni, israeliano con cittadinanza Usa, uno che nel ‘ 99 vendette la propria azienda (Dsp Communications) a Intel per 1,6 miliardi di euro e che poi creò la Gilo Ventures per investire in aziende. Gilo per la connessione nella sua casa di Todi si rivolge alla Ariadsl, poi se la compra, la trasforma in spa, trova altri soci di minoranza (tra cui il fondo russo Ikon e Goldman Sachs) e la manda alla conquista del WiMax.

Solo che nel frattempo sono emersi alcuni particolari degli accordi con uno degli altri soci, ritenuto fin dall’inizio di minoranza e puramente finanziario: Goldman Sachs. O meglio, due fondi del gruppo: Elq Investors e Goldman Sachs Investment Partners Holdings Offshore. Gli accordi contrattuali riguardano la holding olandese che controlla al 100% la Ariadsl di Todi. Che cosa dicono questi patti parasociali sottoscritti in Olanda? Che Goldman Sachs ha prerogative di governance tali da possedere il controllo esclusivo diretto della holding e quindi indiretto della società  vincitrice della gara. E Gilo, dunque? Le sue azioni «pesano» meno di quelle di Goldman.

L’interrogativo da porsi è perché una banca d’affari compra meno azioni della maggioranza (giustamente come dovrebbe essere una partecipazione finanziaria) e poi stipula patti parasociali per il controllo? Una banca d’affari ne sa di più di un imprenditore che ha lavorato tutta la vita nella Silicon Valley?

Aldo Livolsi e Chicco Testa entrano nel board di Aria: lo stesso Aldo Livolsi, consigliere finanziario di Berlusconi, presente nel cda Fininvest coinvolto nella scalata RCS con ricucci e furbetti.

A tener testa al finanziere israeliano e ai suoi tre giovani soci umbri, è rimasta solo la Aft-Linkem (ex Megabeam) che fa capo alla società  finanziaria di investimento Sopaf dei fratelli Giorgio e Ruggero Magnoni, un “gioiellino” quotato in borsa e protagonista di numerosi rally finanziari, con amicizie influenti dalla Fiat a Colanninno alla Lehman Brothers. Tuttavia una ragione prettamente più industriale potrebbe spiegare l’operazione: Sopaf ha rilevato Linkem, che era in pessime condizioni economiche, perché aveva le torri e poteva sfruttare le sinergie. Non è da escludere tuttavia che i soliti noti, interessati dal business, potrebbero aver avuto una via preferenziale per l’ingresso.

sofap

Possiamo però ricordare qualche tempo fa di una holding spagnola a Barcellona: un altro Magnoni (Aldo) dopo Ruggero e Giorgio, il vecchio amico Peter Cohen (ex consigliere Telecom e Olivetti), Mark Larkin, gestore di un hedge fund. Omniaholding (Colaninno) controlla all’ 83,5% Omniainvest partecipata anche da Ruggero Magnoni (vicepresidente Lehman Brothers Europe), Luciano La Noce (ex direttore finanziario Olivetti) e Rocco Sabelli (ex direttore generale Telecom). A Omniainvest fa capo il 51,2% di Omniapartecipazioni, la società che ha comprato Immsi da Telecom e che lancerà l’ Opa. Tutti questi nomi non ci sembrano nuovi.

RETELIT

Retelit il cui presidente è Roberto Ruozi. Chi è Roberto Ruozi? Il professor Ruozi era indicato dall’ex fiduciario Patrini come destinatario di un milione e mezzo di euro sul conto «Coppe» in Svizzera. L’ex rettore della Bocconi, nonché presidente della banca Mediolanum (Fininvest-Doris) e presidente del Touring Club. Secondo Patrini Ruozi, che è sempre stato uno dei più accesi sostenitori dell’ascesa di Fiorani e delle manovre della Bpl, ivi compresa illecita scalata della Popolare di Crema, avrebbe percepito (è stato provato) del denaro in varie occasioni.

robertoruozi

MANDARIN

Le frequenze WiMax in Sicilia portano il nome di Temix, MediaNET e Gruppo Franza, la cordata regionale che, insieme a Ariadsl e AFT, è uscita vincitrice dall’asta indetta dal Ministero delle Telecomunicazioni. La famiglia Franza di Messina – padroni di una catena di alberghi , ristoranti e del Messina Calcio – azionista del gruppo Franza, oltre alla passione calcistica, si occupano anche di gestire i traghetti che attraversano lo stretto. E a breve, essendo nella cordata per la costruzione del ponte sullo stretto, sposteranno i loro interessi dall’acqua al terreno, e anche in aria con il Wimax. I signori del ponte sono dentro.

FREEMAX

Freemax è controllata da Italia Broadband S.r.l. nonostante ci sia indicato che è di proprietà di maXami SpA che è parte del Polo Tecnologico dell’Università di Pisa: lo stesso polo che ha stretti rapporti con la Piaggio di Colaninno e via dicendo.

Nonostante tutto, le licenze sono state assegnate a società  quindi non troppo anonime, c’era da aspettarselo? In fondo è semplice non violare le regole: si fa in modo che possano andare bene solo a determinate persone, di fatto escludendo tutti gli altri.

Ma se finora il quadro poteva delinearsi visibile ma non chiaro, adesso possiamo capire tutto l’intrigo. Qualche giorno fa ho parlando con Alessandro Longo, giornalista nel settore tecnologico. Alessandro mi ha spiegato i vari dettagli del passaggio dall’analogico al digitale che consente di far stare molti più’ canali nelle stesse frequenze. Parte di queste frequenze diventerebbero quindi libere e potrebbero essere usate per trasmissione dati con una migliore copertura e costi molto più contenuti.

Da un’attenta analisi con Stefano è emerso che probabilmente (anche se non tutti concordano su questo punto) queste frequenze non sarebbero idonee per veicolare la banda larga perché sono a grande gittata e quindi a grande contendibilità (con poca banda per tutti, potrebbero essere utilizzate in zone scarsamente popolate IOWA) ma per servizi (a poca banda) su devices mobili sarebbero perfette, tanto che Microsoft si era subito interessata.

La volontà  del governo però è di darle tutte mano alle emittenti televisive. Alessandro mi spiega anche che ovviamente le frequenze di per se non basterebbero per fornire banda larga, perché le frequenze a cosi ampia gittata portano poche decine di bit. Si potrebbero comunque veicolare servizi internet (non broadband puro e semplice) e in tale modo superare per tali aspetti il digital divide.

Nel resto del Mondo (Europa in primis) queste frequenze sono state anche destinate in parte alla trasmissione dati: perché in Italia non accade? Perché si vogliono tenere le frequenze in mano alle televisioni? La paura è enorme ad aprire ad altri mezzi le frequenze televisive. Potrebbe segnare la morte della televisione tradizionale e anche l’apertura di una concorrenza oggi inesistente. Chi ne trae vantaggio da tutto ciò?

Perché a fronte di un risparmio di tempi, costi e quindi possibilità  di nuovi investimenti, si stanno sviluppando 3 tecnologie senza un minimo di piano condiviso strategico?

Ma il punto è che non possiamo mettere all’asta nuove frequenze quando del WiMax non si sa ancora che fare. Chi le comprerebbe al momento? Nessuno. Allora meglio lasciarle in parte in mano a Rai e Mediaset. La stessa Mediaset in fondo controlla più di quello che si potrebbe immaginare. Così facendo La holding del gruppo Fininvest può esercitare influenza sia sul WiMax che sulle frequenze del digitale,e, per non sbagliare è meglio averle tutte e due. E poi vendere le frequenze digitali quando ce ne sarà l’occasione, tanto ora vengono assegnate (quasi) gratis.

Ringraziamo Stefano Quintarelli che ci ha fornito una aiuto preziosissimo per tutta la parte tecnica e senza il quale non avremmo potuto fare questa inchiesta. Un Grazie doveroso a Dario Salvelli, Salvatore Aranzulla e soprattutto ad Alessandro Longo.

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