Conti Correnti e tassi negativi: 6 consigli per evitarli

Una realtà già adottata all’estero da alcune banche danesi, tedesche e svizzere, i tassi negativi vedranno applicazione anche nel nostro Paese, a partire dal prossimo anno. Come funzionano di preciso i tassi negativi e quali sono le conseguenze sui conti correnti dei risparmiatori italiani, da sempre abituati a mettere da parte i propri soldi nello strumento finanziario del conto corrente? Ecco a cosa bisogna prestare attenzione e quali sono i motivi per i quali si potrebbe cercare una soluzione alternativa.

Come difendersi dai tassi negativi sui conti correnti
Come difendersi dai tassi negativi sui conti correnti

A partire dal 2020 Unicredit sarà la prima banca che applicherà In Italia tassi negativi sui conti correnti: si tratta di una novità che è già attiva in altri Paesi europei, quali la Danimarca e la Germania, con la quale sarà previsto il pagamento di una percentuale annuale sul capitale che è stato depositato in banca.

Gli italiani sono da sempre stati abituati a vedere nel conto corrente il miglior strumento per la gestione dei propri risparmi: sicuro, pratico e con qualche interesse accumulabile negli anni sulle somme versate. Nel prossimo futuro i fatti sono destinati a cambiare, portando in luce interrogativi finora poco approfonditi: perché teniamo i soldi sul conto corrente? Quanto è conveniente continuare a perpetrare questa abitudine, adesso che si palesa una maggiore diffusione dei tassi negativi? Cerchiamo di capire quali sono gli scenari possibili e le soluzioni più vantaggiose per i propri risparmi.

Italiani e conti correnti: perché siamo così legati alla liquidità

Gli italiani sono da sempre attaccati alla liquidità: tenere i soldi sul conto corrente è visto come il modo più semplice per poter effettuare una spesa imminente e per gestire il proprio budget familiare nel modo più efficace. Ovviamente il servizio offerto dalle banche per tenere al sicuro la nostra liquidità ha un prezzo: quello che si dovrebbe pertanto fare è fornire al risparmiatore maggiore chiarezza, con una spiegazione sulla struttura dei costi, facendo pagare questo servizio come commissione piuttosto che come tasso negativo.

Il primo problema reale dato dal tenere i propri soldi sul conto corrente è legato all’inflazione, che nel tempo fa perdere potere d’acquisto alle somme che sono state depositate sul conto. Questo meccanismo, i cui effetti non sono visibili e percepibili nel breve periodo, a lungo andare crea dei gap considerevoli sulla propria giacenza. Si tratta di un errore grossolano, ma parecchio diffuso: quando si tratta di finanza, invece, bisognerebbe fare dei ragionamenti a lungo termine. Cosa dovrebbero fare, quindi, i risparmiatori per liberarsi dalla trappola della liquidità e imparare una corretta gestione dei propri soldi, a prescindere dal conto corrente? Di seguito qualche consiglio utile.

6 consigli per evitare i conti correnti e gestire al meglio i propri risparmi

Oltre ai ragionamenti sul lungo periodo, i risparmiatori dovrebbero investire più tempo sulla gestione dei propri risparmi. Ciò comporterebbe una maggiore capacità di pianificare le proprie spese, attraverso il calcolo di tutti i costi di gestione: perché se da un lato è vero che i rendimenti possono variare, il resto delle spese è fisso (e quindi calcolabile) e aiuterebbe a occuparsi al meglio del propri capitale nel lungo periodo. Il problema attuale consiste nel fatto che l’applicazione dei tassi negativi sul conto corrente porterebbe a un ulteriore erosione dei propri risparmi, che è comunque già in atto a causa dei costi di gestione, delle spese e delle tasse da pagare ogni anno.

Per far sì che il proprio capitale non perda valore nel tempo, è consigliabile la diversificazione degli investimenti, stando ben attenti alla scelta che si compie e cercando di arginare il problema dei rendimenti sottozero. Per esempio, in questo momento i BOT hanno tassi negativi: non si tratterebbe di un investimento ottimale, nella misura in cui si riceverebbero meno soldi di quelli utilizzati per l’acquisto dell’obbligazione.

Tra le soluzioni finanziarie disponibili nelle quali versare i propri soldi ci sono:

1. I conti deposito

Si tratta di un conto che permette di depositare somme di diverso peso, in modo vincolato o non vincolato, offrendo al risparmiatore un certo tipo di rendimento. Il conto deposito è un conto a risparmio, nel quale il capitale versato viene garantito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) per somme che non superano i 100.000 euro. Il vantaggio rispetto a un conto tradizionale è che sono previste meno operazioni di gestione e, di conseguenza, meno costi. Con SosTariffe.it è possibile confrontare i conti depositi con il miglior rendimento disponibili in questo momento.

2. I libretti

Il libretto di risparmio postale è un’alternativa con la quale è possibile ottenere qualche rendimento sui propri risparmi. Il tasso di interesse applicato varia in relazione al tipo di libretto scelto: attualmente, uno dei migliori è il libretto postale smart, che fino al 31 dicembre 2020 garantisce un tasso pari all’1,25% sulle somme versate.

3. L’assegno circolare

L’assegno circolare rappresenta un metodo per evitare che il denaro depositato in un conto corrente diminuisca a causa di imposte, commissioni e tutto ciò che può comportare una riduzione del capitale presente sul conto, come un tasso di interesse negativo. Si tratta di uno strumento che non prevede costi, ma è comunque soggetto all’inflazione.

4. Un pronto contro termine

Il pronto contro termine è uno strumento finanziario che, sebbene abbia rendimenti bassi, comunque permette di ricavare qualcosa dai propri risparmi. Consiste, nella pratica, nell’acquistare il titolo da una banca e rivederlo successivamente a un prezzo prefissato nel quale è incluso un interesse. Si tratta però di strumenti a breve termine: spesso le banche offrono rendimenti elevati per questo genere di soluzione, che rappresenta comunque un rischio per i risparmiatori.

5. Un fondo comune di investimento

Si tratta di strumenti di investimento che vengono diretti dalle società di gestione del risparmio, ovvero da professionisti con un notevole bagaglio di conoscenze nel campo della diversificazione degli investimenti. Ne esistono di diverso genere, con una macrodistinzione fra fondi aperti e fondi chiusi, e permettono ai risparmiatori di ottenere dei guadagni discreti sulle cifre investite.

6. Una polizza assicurativa

Un ulteriore strumento di diversificazione del proprio capitale consiste nell’investire in un’assicurazione, come per esempio una polizza a vita. Si tratta di strategie di investimento di lunga durata, che nel tempo permettono di ottenere anche un po’ di interessi. Per maggiori informazioni sulla polizza vita, è possibile consultare le proposte disponibili su SosTariffe.it e calcolare un preventivo adatto alle proprie esigenze.

A conti fatti, oggi, una famiglia italiana spende in media all’anno 145 euro per mantenere attivo un conto corrente con un rendimento che è praticamente pari a zero: considerate le spese di gestione e le tasse, i tassi sul conto corrente sono praticamente negativi da un bel po’. Ma qual è la motivazione per la quale i tassi sono diventati negativi nel tempo? 

Perché i tassi sono diventati negativi?

Si tratta di una delle conseguenze della crisi finanziaria del 2008: per impedire la deflazione, quindi il crollo dei prezzi di beni e servizi, e il diretto blocco dei consumi (che senso ha comprare qualcosa oggi se il giorno dopo avrà un costo minore?) le banche centrali hanno immesso soldi nel mercato. In questo modo hanno impedito:

  • la riduzione degli stipendi;
  • il fallimento delle aziende;
  • il successivo fallimento delle stesse banche.

Le banche hanno immesso denaro nel sistema, ma hanno anche comprato 15 mila miliardi di dollari di obbligazioni per tenere in piedi il sistema economico. Così facendo, hanno portato i loro prezzi ad aumentare e i rendimenti ad abbassarsi. I titoli di stato europei considerati affidabili sono diventati una rarità. Si è cercato poi di impedire alle banche di tenere i soldi fermi, obbligandole a pagare degli interessi alla Banca centrale europea per poterlo fare. Si cercava, in questo modo, di portare le banche a offrire sempre più prestiti alle famiglie e alle aziende, per innescare un circolo virtuoso nel quale se si hanno più soldi a disposizione li si immette nel mercato facendo grandi investimenti. In realtà, finora, le conseguenze non sono state così significative come si sperava: la deflazione è stata di certo scongiurata, ma gli investitori non sono andati incontro a grandi rischi.

Se fino a qualche tempo fa, quindi, i tassi negativi non si erano mai visti, oggi buona parte delle obbligazioni di tutto il mondo hanno rendimenti negativi. Secondo Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier, si tratta di una condizione alla quale l’investitore deve sottostare “se non per amore del rischio, almeno per interesse, se vuole ottenere un rendimento superiore all’inflazione nel lungo termine. In caso contrario il capitale è destinato a erodersi”. Ha inoltre aggiunto che “si tratta solo di raggiungere l’obiettivo auspicato dalla Banca Centrale europea con la determinazione di tassi negativi. I vari attori del mondo economico sono così incoraggiati ad assumersi maggiori rischi indebitandosi o investendo, al fine di stimolare l’inflazione e di sostenere la crescita. In questo modo, piuttosto che finanziare gli attori ritenuti più sicuri (come gli Stati) attraverso l’acquisto del debito, il risparmio è orientato verso attori e asset certamente più rischiosi ma potenzialmente più favorevoli alla crescita e più remunerativi”.

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