Prestiti Coronavirus: tutti i contributi pubblici e privati per superare la crisi


Per tamponare la crisi economica legata al Covid 19 il Governo ha creato diversi fondi e misure di sostegno per garantire prestiti alle imprese e alle famiglie in difficoltà. Anche le banche e gli enti hanno dei prestiti che mirano ad aiutare privati e aziende a superare la crisi. Ecco i principali contributi anti coronavirus

prestito personale

Gli aiuti economici per affrontare la crisi da coronavirus sono molteplici e sono stanziati con contributi diretti, sotto forma di agevolazioni fiscali o con prestiti garantiti dallo Stato. Anche le banche hanno prestito delle forme di prestito per permettere a famiglie e imprese di superare la crisi economica. Il Fondo Monetario internazionale ha stimato che il PIL italiano subirà un calo del 10,6% quest’anno, per poi crescere del 5,2% nel 2021.

Uno dei settori più colpiti dalle misure necessarie per contrastare il Covid-19 è stato senza dubbio quello turistico. Solo nel trimestre Giugno-Agosto 2020 le strutture ricettive italiane hanno perso 65 milioni di presenze. Uno studio condotto da Confcommercio e Assoturismo Confesercenti ha stimato che il 2020 si chiuderà con una perdita per le imprese di questo comparto di 100 miliardi di euro. In particolare, a provocare questo disastro è stato il calo della domanda estera, scesa del -65,9%.

Covid-19: chi ha subito i maggiori danni economici

Tra le filiere che stanno subendo i maggiori cali di fatturatoci sono quelle delle agenzie di viaggio (-93%), gli alberghi e le strutture ricettive (-88,3%), il trasporto aereo (-79,1%), poi troviamo i ristoranti e i servizi di ristorazione (-64,2%) e il commercio di autoveicoli (-43,9%). Solo per dare una misura di ciò che sta accadendo.

Non tutte le attività subiscono le stesse conseguenze dalle chiusure imposte per contenere il diffondersi del coronavirus. C’è infatti da tenere in considerazione una differenza fondamentale, bisogna infatti diversificare quale sarà l’impatto per le attività che vendono beni deperibili e chi invece offre servizi e beni durevoli.

Il lockdown non provoca le stesse perdite di domanda ad un ristorante e a un barbiere, quest’ultimo quando riapre si troverà a rispondere alla domanda immediata e a quella che si è accumulata nei mesi di chiusura. Un albergo o un ristorante non potranno invece recuperare la domanda andata persa nel periodo di lockdown.

I contributi per sostenere l’economia

In ogni caso queste imprese, così come le famiglie, hanno bisogno di sostegni immediati che permettano loro di pagare le bollette, i dipendenti o il vitto e l’alloggio, le tasse e ogni altra forma di necessità privata o aziendale. Per poter dare supporto alle attività messe in crisi dalle misure necessarie al contenimento del virus e alle famiglie che si sono viste ridurre o annullare le entrate mensile sono stati studiati dei bonus e delle formule di prestito agevolato.

Le prime massicce misure di sostegno all’economia sono state varate con il Decreto n.18 del 2020, il Cura Italia, sono poi state implementate con i successivi DPCM Liquidità, Rilancio e Agosto. In questi provvedimenti sono contenute, tra le altre, misure per la sospensione dei versamenti contributi e assistenziali per le imprese nelle zone rosse.

Sono state, al contempo, creati fondi per coprire una serie di misure per finanziare progetti imprenditoriali, fornire contributi per affrontare nuove chiusure per i commercianti e le imprese e ottenere liquidità per poter pagare fornitori, beni e servizi. Il tutto è stato reso possibile accrescendo il debito pubblico e ottenendo dall’UE il permesso per operare degli scostamenti di bilancio.

La maggiore flessibilità nella gestione dei fondi pubblici e gli aiuti stanziati dal Governo italiano e in arrivo dall’UE sono una boccata d’ossigeno per milioni di cittadini. Alla base di questi provvedimenti c’è il tentativo di mettere un freno alle reazioni a catena che i problemi di liquidità di un’impresa possono provocare sulla filiera: pagamento dei dipendenti, fornitori, tasse e via discorrendo.

Le misure per aiutare le imprese e le famiglie

Il Governo ha varato diversi provvedimenti per poter diminuire le difficoltà dei cittadini create dalla situazione straordinaria di questi mesi. Innanzitutto sono stati sospesi i pagamenti fiscali da parte delle società, è stata concesso la Cassa integrazione straordinaria, in deroga o ordinaria, sono stati concessi contributi a chi ha dovuto chiudere la propria attività, la prima e la seconda rata IMU sono state sospese.

E ancora sono state sospese le cartelle esattoriali, si può richiedere la sospensione dei pagamenti contributi a causa Covid, è stato creato il Reddito di emergenza e sono stati varati bonus per l’acquisto di beni e servizi per le fasce di popolazione più in difficoltà. I comuni hanno a disposizione dei fondi per i buoni spesa e sono stati sospesi i distaccamenti per morosità.

Decreto Ristori, gli indennizzi a fondo perduto

Le imprese maggiormente colpite dal primo e dal secondo lockdown possono ricorrere ai contributi in compensazione. Con l’ultimo Decreto Ristori sono stati disposti gli indennizzi per le imprese e i negozi in zone rosse che saranno danneggiate dalle disposizioni di chiusura o che dovranno rispettare orari ridotti.

Con questo DPCM è stato deciso di riconoscere un contributo a fondo perduto alle imprese dei settori turistici e alberghieri, agli ambulanti, agli esercenti dei negozi di scarpe e a chi fornisce servizi alla persona che saranno costretti a rispettare le chiusure imposte nelle zone a maggior rischio di contagio.

Sono inoltre stati disposti i seguenti provvedimenti:

  • sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa in zone soggette alle nuove misure restrittive

  • anche per le aziende chiuse nelle zone rosse, cancellazione della rata IMU di dicembre per i proprietari e i gestori di locali

  • per chi deve pagare l'affitto di locali commerciali è previsto un credito d'imposta al 60% per ottobre, novembre e dicembre

  • bonus baby sitter, fino a 1000 euro, o congedo parentale Covid per chi ha figli minori di 12 anni o disabili in caso di chiusura delle scuole o dei centri assistenziali

Le imprese, i negozianti e i liberi professionisti potranno contare su indennizzi doppi rispetto a quelli ricevuti con il Decreto Rilancio. Il contributo massimo che sarà riconosciuto dallo Stato è pari a 150 mila euro, il meccanismo di calcolo dell’indennità per la singola attività terrà conto del fatturato complessivo dell’impresa e delle perdite subite rispetto all’anno precedente.

In dettaglio, gli aiuti pubblici saranno del 20% del calo di fatturato per chi guadagna meno di 400 mila euro l’anno, scenderanno al 15% per chi ha ricavi tra i 400 mila di euro e 1 milione di euro e per chi ha ricavi compresi tra 1 milione e 5 milioni di euro sarà parti al 10%. Il contributo minimo per le persone fisiche sarà di 1000 euro e per le persone giuridiche sarà di 2000 euro.

I prestiti, come individuare quelli alle migliori condizioni

Questi però sono dei contributi mirati solo per alcune categorie di imprese. Ci sono anche formule di aiuti pensati per le pmi o per i professionisti che abbiano bisogno di prestiti per affrontare il lockdown o per rilanciare le proprie attività una volta passata la tempesta.

Per individuare i migliori prestiti si può utilizzare il comparatore di SOStariffe.it, questo strumento consente di confrontare in pochi minuti le proposte di finanziamento di banche e intermediari. I risultati evidenziano le condizioni imposte per la restituzione del credito: tassi di interesse lordo e netto, rendimento, durata prestito.

Sono a disposizione delle pmi e delle grandi aziende dei prestiti agevolati e garantiti al 90% dallo Stato grazie ad un Fondo di Garanzia. Per fare richiesta di queste formule di sostegno sarà necessario scaricare il modulo presente sul sito del Ministero per lo sviluppo economico. Questo provvedimento è stato inserito nel Decreto liquidità. Il documento si può trovare anche sul sito Fondo di Garanzia.

Per chiedere un finanziamento con garanzia statale si dovrà compilare il form e poi scansionare il modulo e inviarlo alla banca presso cui si vuole aprire la pratica o al Confidi (Cooperativa di garanzia fidi).

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Le condizioni dei prestiti assicurati dal Fondo

Le somme che un’impresa o una partita IVA possono ricevere ricorrendo al Fondo di Garanzia hanno un tetto massimo di 30 mila euro (pmi o persone fisiche. I termini per le grandi aziende possono raggiungere i 5 milioni di euro per singola impresa. L’importo preciso del prestito garantito dipenderà dal fatturato realizzato nel 2019 dall’attività.

Secondo le indicazioni del MISE le imprese che hanno diritto ad una garanzia totale (100%) del prestito sono quelle che richiedono finanziamenti che non superino il 25% dei ricavi (fatturati compresi tra 25 mila euro e 800 mila euro). Per le attività con ricavi superiori e per prestiti fino a 5 milioni di euro la garanzia di Stato e Confidi non andrà oltre il 90%.

Tra i requisiti specificati nel bando è chiarito che sono considerate piccole e medie imprese le aziende che hanno meno di 250 persone e il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro. Nella garanzia fino al 90% rientrano le attività che abbiano un numero di addetti non superiore a 499.

Per poter richiedere la garanzia inoltre le imprese devono essere autonome o con partecipazioni che non superino il 25% delle quote.

Le attività nate dopo il 1° Gennaio 2019 non avranno necessità di documentazioni aggiuntive, dovranno fornire un’autodichiarazione del fatturato prodotto dal momento dell’apertura dell’impresa.

Finanziamenti garantiti dallo Stato, commissioni e tempi del prestito fino a 30 mila euro

Le imprese che risultano tra i beneficiari di questa particolare formula di prestito dovranno rispettare dei precisi termini per rientrare del debito. Innanzitutto, il termine previsto per la restituzione del prestito è di massimo 10 anni con preammortamento da 24 mesi.

Sono inoltre da considerate gli interessi, per le piccole e medie imprese sono da calcolare commissioni dello 0,25% per il primo anno, dello 0,50% per il secondo e il terzo anno e fino all’1% per i restanti due anni. Le grandi aziende partiranno da uno 0,50% e saliranno fino al 2%.

I tassi calmierati non potranno essere modificati dalle banche. Il finanziamento concesso non potrà superare il 25% del fatturato dell’attività per cui viene richiesto (i documenti da presentare e che faranno fede per la stima possono essere l’ultimo bilancio o la dichiarazione fiscale, nei casi previsti per legge anche un’autocertificazione).

Si potrà anche tenere conto della spesa salariale sostenuta nel 2019, in questo caso la somma massima ammessa a prestito potrà essere doppia rispetto al costo ma mai superiore ai 30 mila euro

Le attività che possono ottenere queste formule di finanziamento, rivolgendosi alle banche e agli intermediari sono le micro, piccole o medie imprese, oppure le persone fisiche proprietarie di attività di impresa o i liberi professionisti. Rientrano tra i beneficiari anche gli enti del terzo settore e le imprese di brokeraggio e assicurazione.

I finanziamenti per somme rilevanti

Il Decreto Liquidità ha predisposto dei prestiti anche per somme più consistenti dei 30 mila. Per questi finanziamenti le condizioni poste per legge prevedono una durata massima del prestito di 72 mesi con preammortamento per 36 mesi.

Gli importi riconosciuti potranno essere pari al 25% del fatturato dichiarato nel 2019, o al doppio della spesa salariale. Gli altri parametri per il calcolo della somma finanziabile con garanzia statale del’80% (e di ulteriore 10% coperta da Confidi) sono, come riportato nel Decreto:

  • il fabbisogno per costi del capitale di esercizio e per costi di investimento nei successivi 18 mesi, nel caso di piccole e medie imprese, e nei successivi 12 mesi, nel caso di imprese con un numero di addetti non superiore a 499. In questo caso è necessario presentare un’apposita autocertificazione che attesti questo fabbisogno

  • per le imprese, caratterizzate da cicli produttivi ultrannuali, ai ricavi delle vendite e delle prestazioni, sommati alle variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti per l’anno 2019

 

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