Recessione e crisi economica per coronavirus: ecco cosa ci aspetta nei prossimi anni

Le conseguenze della pandemia da COVID-19 avranno effetti molto più a lungo termine di quelli che erano stati inizialmente previsti. La stessa Christine Lagarde, presenti della Bce, ha ammesso che i dati macro dell’Eurozona hanno iniziato a mostrare cali senza precedenti. La recessione è appena iniziata e i suoi effetti più devastanti saranno quelli che colpiranno il mercato del lavoro.

Recessione e crisi economica per coronavirus: ecco cosa ci aspetta nei prossimi anni
Recessione e crisi economica per coronavirus: ecco cosa ci aspetta nei prossimi anni

Se fino al mese scorso l’Italia sembrava uno dei pochi Paesi a dover subire l’assedio da parte del battaglione COVID-19, che con la sua presenza invisibile ha colto tutti di sorpresa, la situazione a livello globale si è evoluta nel giro di pochissimo tempo. Il problema non è più soltanto una questione tricolore, ma accomuna le bandiere di tutto il mondo e, come sostenuto da Angel Gurria, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, saranno proprio le economica avanzate a essere le più penalizzate.

La crisi è già in atto, la pandemia ancora fuori controllo, al punto che l’ipotesi messa in campo da alcuni analisti di poter assistere a una ripresa a V dell’economica non appare più così papabile: è possibile che il mondo vada invece incontro a una ripresa a U o a L. Il livello di incertezza dilaga, così come la possibilità di poter prevedere quale sarà la portata della recessione, fin dove si estenderà e per quanto tempo.

In questo momento l’inflazione nell’Eurozona si mantiene ancora bassa, in concomitanza a un calo dei prezzi del settore energetico, ma il protrarsi della crisi avrà molto probabilmente un impatto differente sull’inflazione, che risulta piuttosto difficile da stimare in questo momento.

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La peggiore recessione della storia

Sebbene sia cominciata con l’ago della bilancia puntato verso lo stivale, la crisi economica da coronavirus ha ormai raggiunto dimensioni planetarie. La ripresa, però, non sarà altrettanto omogenea e il contraccolpo da COVID-19 sarà più brusco e doloroso in alcune aree: ecco perché coesione sociale e convergenza economica dovrebbero essere parole fondamentali.

Non a caso la presidente della Commissione von der Leyen ha ridabito che “il bilancio Ue sarà la chiave della ripresa, sarà diverso da quanto immaginato per poterlo usare come leva per investimenti massicci allo scopo di far ripartire l’economia”.

Sono arrivate, nel frattempo, anche le prime stime da parte del Fondo monetario internazionale, per il quale la recessione in corso non ha eguali nella storia e ci sarà una riduzione del Pil mondiale pari al 3%. Lo tsunami coronavirus avrà effetti peggiori nell’Eurozona, nella quale si stima una riduzione del 7,5%, con impatti differenti a seconda del Paese:

  • l’Italia sarà uno dei Paesi più colpiti, con un calo del 9,1%;
  • in Grecia è prevista una riduzione del 10%;
  • a seguire ci saranno Spagna, con un calo dell’8%, Francia, con un calo del 7,2% e Germania, che secondo le prime previsioni dovrebbe subire perdite fino al 7%;
  • la crisi colpirà anche gli Stati Uniti, il Paese nel quale è stato registrato il maggior numero di casi di coronavirus, con perdite previste fino al 5,9%.

Il Bollettino Economico di Banca d’Italia ha già confermato una flessione del 5%  dell’economia italiana nel primo trimestre, al quale faranno seguito numeri simili anche nel secondo trimestre. A marzo c’è stato un calo della produzione industriale del 15% e del 6% considerato il primo trimestre.

Secondo le stime dell’agenzia di rating S&P il PIL del nostro Paese è in caduta libera e nel 2020 dovrebbe subire un calo pari al 9,9%, al quale dovrebbe seguire:

  • una risalita al 6,4% nel 2021;
  • una al 3,2% prevista per il 2022.

In Italia ci sarà dunque una recessione superiore rispetto a quella prevista in altri Paesi dell’Eurozona, con buone speranze di ripresa già a partire dal 2021, nel quale S&P ha stimato un +5,6%.

I settori travolti dalla crisi

Parlare di numeri ha sicuramente una sua utilità, ma nella pratica ci sono stati settori che la crisi ha praticamente ridotto all’osso, come quello del turismo e di tutte le attività ad esso connesso, o il settore della ristorazione, che è fermo ormai da mesi, salvo che nelle grandi città nelle quali è stato possibile utilizzare i servizi di consegna del cibo a domicilio.

Le grandi aziende hanno dovuto bloccare la propria attività o sono state costretti a riconvertire la produzione per occuparsi da zero della produzione di materiale sanitario, come le famigerate mascherine. Fermo anche il settore delle costruzioni, fatta eccezione per i cantieri pubblici e per i lavori urgenti e non rimandabili. Il mese scorso il 70% dell’economica italiana era sospesa in un limbo: vedremo quali saranno gli effetti reali quando il tasso di disoccupazione tornerà a lievitare a causa dei licenziamenti e dei fallimenti di migliaia di aziende. Il Governo ha finora cercato di arginare l’inondazione con una diga costruita mediante il blocco dei licenziamenti e con l’estensione della cassa integrazione a un numero maggiore di aziende.

Attualmente, la recessione è dovuta principalmente alla mancanza di domanda: dato che non vengono immessi nuovi soldi nel circuito economico, si crea un blocco che porta all’impossibilità di far partire nuovi investimenti e nuove linee di produzione. Diverse ricerche hanno già puntato il dito sull’ipotesi che il 2020 italiano si potrebbero concludere con una deflazione, ovvero con una diminuzione dei prezzi di beni e servizi.

D’altra parte è palese che l’intervento da parte dei singoli Governi e delle banche centrali non offre una soluzione al problema esistente lato offerta a causa della chiusura obbligatoria di gran parte delle produzioni industriali. L’intervento dello Stato può limitarsi nel fornire alle famiglie un sostegno per continuare a comprare beni di prima necessità, per pagare mutui e affitti e fare in modo di attenuare per quanto possibile l’effetto boomerang derivante dalla crisi. Le iniezioni di liquidità sono un po’ delle iniezioni di speranza, ma da sole, purtroppo, non sempre bastano.

Come sarà la ripresa?

Lo scenario ipotizzato da numerose banche e società di ricerca è quello di una recessione che avrà la forma di una V: al crollo delle produzioni, seguirà una ripresa improvvisa. Se la crisi dipende essenzialmente dal gap nella domanda, quando quest’ultima tornerà vigorosa, anche l’economica dovrebbe ritrovare nuovo slancio. L’agenzia Goldman Sachs ha stimato che in Italia potrebbe esserci addirittura una ripresa dell’8%.

Tuttavia, l’incertezza è tanta, ragion per cui la ripresa potrebbe invece assumere la forma di una L, ovvero essere caratterizzata da un calo verticale e da una ripresa estremamente lenta, come quella che è stata già vissuta dall’Italia dopo la crisi del 2008. In questo secondo scenario, la domanda continuerà a scarseggiare anche dopo la fine della quarantena e l’offerta sarà danneggiata in modo permanente per i forti danni subiti dalle catene di produzione.

Un contesto simile obbligherebbe i Governi e le banche centrali a dover prolungare le politiche di sostegno alla popolazione, pratica che però non sarebbe sostenibile per sempre. Per tornare alla normalità, sarebbero poi necessari i classici tagli nelle spese e grande rigore dal punto di vista fiscale, con l’ombra peggiore che si intravede già all’orizzonte: quella di un tasso di disoccupazione di nuovo alle stelle.

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