Cassa Integrazione quando arriva lo stipendio in deroga: tempistiche di pagamento

Tra le misure prese dal Governo sin dal primo decreto per l’emergenza Covid-19 c’è stata l’introduzione della Cassa integrazione per le aziende. Lo strumento può essere applicato per un massimo di 9 settimane, salvo future modifiche. Ecco i tempi in cui arriverà lo stipendio in deroga a decine di migliaia di lavoratori che sono stati messi in cassa integrazione dopo la chiusura delle imprese per il coronavirus

Cassa integrazione per Covid-19, le misure

L’emergenza sembra rallentare, ma i numeri continuano a mostrare un aumento dei contagi. I dati diffusi dal Ministero della Salute parlano di 168.941 casi totali registrati in Italia dal momento della scoperta del contagio. Le persone positive al virus sono ancora 106.607, sono infatti risultati guariti 40.164 pazienti. Le persone in terapia intensiva sono ancora 2.936 e i deceduti hanno raggiunto quota 22.170 persone.

In tutto ciò si diffonde un forte timore per quali saranno le condizioni in cui le famiglie e le imprese italiane si troveranno dopo questa emergenza sanitaria. Il Governo sta intervenendo con decreti su decreti per cercare di scongiurare che il Covid-19 mieta altrettante vittime tra imprese e professionisti. Il lockdown sta provando in modo importante quasi ogni settore produttivo e non del Paese. Servono misure straordinarie come continuano a sottolineare durante le conferenze stampa ministri e capi di Governo.

Covid-19: gli ammortizzatori sociali per i lavoratori

Sin dalla pubblicazione del Decreto legge n.18 del 17 marzo 2020, il famoso Cura Italia, il Governo ha stabilito delle misure per il potenziamento del sostegno economico a imprese e lavoratori, oltre che a famiglie e al sistema sanitario, per affrontare l’epidemia di Covid-19. Uno degli strumenti che hanno subito un aumento di risorse e che sono stati aperti a nuovi beneficiari è stata la cassa integrazione ordinaria e in deroga.

Nel primo decreto è stata prevista una cura ricostituente per gli ammortizzatori sociali che dovranno andare a supportare i lavoratori delle aziende chiuse per contenere il contagio. Ci sono tre linee di interventi principali:

  • cassa integrazione ordinaria
  • cassa integrazione straordinaria in deroga
  • assegno ordinario erogato dal Fondo di integrazione salariale (Fis) o dai fondi di solidarietà di settore

La causale introdotta per questi provvedimenti è Covid-19, la sigla con cui si identifica il virus che ha bloccato il nostro Paese dal 23 Febbraio 2020. Per il momento il giorno per un primo allentamento delle condizioni restrittive è stato indicato nel 3 Maggio, ma visti i precedenti non si saprà se quella sarà la data di inizio della Fase 2 o se il lockdown sarà prolungato ulteriormente.

L’Ansa riporta una dichiarazione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, che rispetto a queste misura ha detto: “Con il decreto Cura Italia abbiamo tutelato quasi 19 milioni di lavoratori“. E nel suo discorso alla Camera il ministro ha aggiunto: “ci si è trovati a dover far fronte ad una emergenza mai conosciuta prima nel mondo del lavoro dovendosi affidare a strumenti normativi e procedurali vetusti, farraginosi, non al passo con i tempi”.

Cassa integrazione in deroga, tempi dei pagamenti

Gli ammortizzatori studiati ad hoc, che a breve analizzeremo meglio, costituiscono un’integrazione al reddito dei lavoratori di imprese che hanno dovuto sospendere o ridurre le attività tra il 23 Febbraio e il prossimo 31 Agosto. In realtà il termine del 31 Agosto riguarda le misure i cui dipendono direttamente il Governo, quindi Cassa integrazione ordinaria e Fondo di solidarietà, per la cassa integrazione in deroga la decisione spetta alle Regione. I pagamenti dovranno essere attivi entro un mese dalla presentazione delle domande.

La Cassa integrazione in deroga durante l’emergenza Covid-19 è stata estesa quindi ai lavoratori anche di imprese con meno di 6 dipendenti per 9 settimane. Per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, nonché per gli 11 comuni in cui è stata istituita la zona rossa hanno la possibilità di concedere cassa integrazione in deroga fino a 13 settimane. Sono comprese tutte le attività anche del settore agricolo, della pesca e del terzo settore, nonché gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Per gli impiegati del settore agricolo le ore conteggiate come CIGD contribuiranno al calcolo delle successive prestazioni per la disoccupazione agricola.

Con il Cura Italia erano esclusi dalla misura i lavoratori assunti dopo il 23 Febbraio, questo limite è stato superato con il Decreto liquidità che prevede anche per gli addetti assunti tra il 24 Febbraio e il 17 Marzo il diritto alla cassa integrazione. Inoltre, vista la straordinarietà della situazione non si fa cenno agli obblighi di frequenza dei corsi per le politiche attive del lavoro e dei Centri per l’impiego per i lavoratori beneficiari dell CIGD. In genere questo è un requisito necessario per ottenere l’erogazione del contributo e che può comportare l’immediata sospensione della misura.

Questa prestazione potrà essere concessa solo quando saranno operativi i decreti delle Regioni e delle Province autonome interessate. Saranno questi enti a verificare che chi inoltra domanda rispetti i requisiti richiesti. Le domande per la CIGD devono essere inoltrate alle Regioni e Province autonome interessate, saranno poi gli enti ad inviare le domande validate all’INPS in modalità telematica. Sarà quindi sufficiente compilare le domande, corredate di IBAN, per ricevere accredito su conto corrente.

A chi spetta la Cassa integrazione ordinaria per Covid-19

La cassa integrazione ordinaria invece interesserà i lavoratori:

  • industrie e attività del settore manifatturiero, trasporti
  • attività estrattive e impianti di produzione e distribuzione acqua, luce e gas
  • cooperative manifatturiere o industriali, ma anche agricoli e consorzi di produzioni agricole (questi ultimi devono avere un contratto a tempo indeterminato)
  • forestali, imprese del tabacco e industria boschiva
  • addetti delle imprese di distruzione, noleggi, stampa e sviluppo di film e pellicole cinematografiche

La lista poi è ancora lunga e include imprese che si occupano della spremitura industriale di olive, coloro che producono calcestruzzo, imprese edilizie e artigiani del settore, chi fa armamenti ferroviari e impianti elettrici o telefonici.

Per ottenere il contributo di Cassa integrazione ordinaria si dovrà indicare come causale della richiesta Covid-19 nazionale e la si dovrà inoltrare all’Inps. Per chi rientri tra i beneficiari di questa misura la durata sarà sempre di 9 settimane e la domanda dovrà pervenire tramite canali telematici. Non ci saranno verifiche sul “requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori”. In pratica l’azienda non dovrà presentare alcuna domanda tecnica insieme alla richiesta per attestare i reali problemi che hanno portato ad adottare la Cassa integrazione dei lavoratori.  Otterranno la cassa integrazione per l’emergenza anche quelle imprese che prima delle crisi avevano già presentato una domanda per l’ammortizzatore con altra causale.

I numeri del Governo sugli interventi e i tempi di pagamento

I dati forniti dalle fonti ufficiali di Governo sostengono che siano attivate domande di Cassa integrazione da 300 mila aziende e che i provvedimenti riguarderebbero 4 milioni e mezzo di lavoratori. La metà degli importi di integrazione dei redditi dovrebbe essere già stata anticipata dalle aziende, mentre l’altra parte sarò pagata entro fine Aprile. Nel decreto e nelle successive circolari dell’Istituto nazionale di Previdenza viene indicato in 30 giorni in termine massimo tra la presentazione della domanda e il pagamento degli stipendi ai lavoratori.

Mancherebbero ancora all’appello quasi metà delle domande, l’Inps dai dati ufficiali avrebbe al momento ricevuto le richieste di cassa integrazione in deroga da 11 Regioni e starebbe provvedendo a lavorare le pratiche e pagare il dovuto. Tra l’altro viene più volte segnalato sui canali dell’ente come sia possibile ricevere un anticipo sulla Cassa integrazione grazie ad un’intesa siglata tra Inps, Abi (Associazione bancaria italiana) e associazioni sindacali. I lavoratori che si siano trovati improvvisamente cassi integrati e sospesi dalle mansioni a causa del coronavirus potranno richiedere fino a 1.400 euro come anticipo su cassa integrazione ordinaria o in deroga. La somma che si riceverà dipenderà dal taglio di ore lavorative ricevuto, se totale si avrà il massimo (1.400 euro) oppure si procederà ad un calcolo proporzionato.

Quando riceveranno gli accrediti i lavoratori

Sulla tempistica dei pagamenti l’ultima comunicazione (era il 28 Marzo) in merito da parte del Presidente del Consiglio dei ministri Conte annunciava che si intendeva avviare l’erogazione delle integrazioni dal 15 Aprile e comunque entro un mese dalla presentazione delle domande. L’apertura delle richieste sul sito dell’Inps è avvenuta ad una settimana dalla pubblicazione del Decreto Cura Italia del 17 Marzo.

Ci sono stati dei tempi iniziali più lunghi per la CIGD dato che sono state le Regioni a dover pubblicare le delibere a recepire le domande. In questo caso ci sono delle differenze importanti sulla comunicazione dei beneficiari tra Regioni e Inps, cosa che poi incide anche sulla tempistica di accreditamento delle somme sui conti dei lavoratori. Un caso di cui si è parlato molto è stato quello emiliano che già in data 10 Aprile 2020 comunicava di aver ricevuto 17.774 richieste per una platea di 54.726 addetti. La Regione Emilia Romagna ha inoltre annunciato di aver concluso un accordo con le banche per ottenere l’anticipo dei versamenti per le famiglie.

La cassa integrazione infatti in situazioni ordinarie viene pagata o dall’azienda o dall’Inps. In genere chi sceglie la prima soluzione poi recupera gli importi con un conguaglio dei contributi dovuti all’Istituto di previdenza. Quando è direttamente l’Inps a dover erogare i fondi occorrono alcuni mesi tra il momento della domanda e l’incasso dei soldi da parte dei lavoratori.

La cassa integrazione garantirà per un massimo di 9 settimane ai lavoratori di percepire l’80% delle retribuzione lorda. Come detto ci saranno situazioni differenti in base anche al monte di ore di lavoro perso a causa del Covid-19.

 

 

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