Bollo auto non pagato, c’è il condono fino a 1000 euro per debiti precedenti al 2010

Indignazione tra gli utenti online alla notizia che nel Decreto fiscale è contenuta una sanatoria fiscale, fino all’importo di 1000 €, per chi non ha pagato il bollo auto tra il 2000 e 2010. Cosa sta succedendo? Chi non pagherà le cartelle esattoriali? E quali sono le sanzioni di norma applicate a chi non paga la tassa automobilistica?

Condono bollo auto non pagato

Le barricate sono state sollevate dai consumatori nei giorni scorsi, la notizia che ha suscitato una vera e propria rivolta online è stata il Decreto strappa cartelle. In questo decreto fiscale, in realtà approvato lo scorso anno, è previsto l’annullamento delle cartelle esattoriali, che non superino i 1000 € di debito, per le tasse automobilistiche non versate.

Le contestazioni più feroci sono arrivate come ci si poteva aspettare dagli automobilisti che hanno regolarmente versato i contributi per il bollo auto in questi anni e che adesso si sentono presi in giro da questo condono per i morosi. La pace fiscale ha dato il via ad una guerra tra i contribuenti.

La sanatoria per i trasgressori della tassa automobilistica

In pratica i possessori di auto che non abbiano regolarmente pagato il bollo auto tra il 2000 e il 2010, solo se il loro debito non supera la cifra massima indicata, potranno avvalersi di questa pace fiscale e non corrispondere l’importo dovuto, le sanzioni e gli interessi accumulati.

A sollevare l’attenzione degli utenti su quella che era una norma già in vigore da alcuni mesi è arrivata una sentenza della Corte di Cassazione che ha acceso i riflettori sul condono della tassa automobilistica. A seguire anche una sentenza giunta dalle Marche, in particolare dalla sezione Tributaria, ha avvalorato quanto contenuto nel Decreto fiscale del 2018.

Le cartelle esattoriali incriminate dovrebbero essere stralciate d’ufficio, senza necessità di rivolgersi ad un giudice. Il periodo interessato, per essere precisi, va dal 1°Gennaio 2000 al 31 Dicembre 2010. Anche se si è già in contenzioso con l’Agenzia delle Entrate per questioni legate a cartelle relative al bollo auto che rientrino nel periodo indicato la sanatoria vale in ogni caso.

Le Regioni gestiscono il bollo auto

Secondo alcuni nonostante le sentenze e il Decreto le Regioni cercheranno in ogni modo di ricorrere in giudizio per ottenere il pagamento delle imposte non versate. Il bollo auto è infatti una tassa gestita da ciascuna regione in modo autonomo, nello specifico si tratta di un’imposta che si paga sulla proprietà della vettura. Il bollo auto non è legato all’utilizzo del veicolo, come altri contributi pagati dagli automobilisti come l’Rc auto o il tagliando.

Come già detto è una tassa che viene gestita dagli enti regionali, fanno eccezione solo la Sardegna, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia che hanno demandato questa incombenza all’Agenzia delle Entrate. Come avvengono i controlli e quali sono le sanzioni a cui si va incontro se non si paga questa imposta lo vedremo in un attimo.

Prima è necessario specificare che questa tassa sull’auto è un po’ differente dalle imposte classiche. Per la Tari ad esempio si riceve il bollettino e una dettagliata reportistica della tassa e i solleciti di pagamento. Nel caso del bollo invece si tratta di un’autotassazione e il calcolo e il pagamento sono del tutto nelle mani dell’utente. Sarà infatti il singolo cittadino con un’auto registra nel Pubblico registro automobilistico (PRA) a recarsi negli uffici preposti e ad effettuare il versamento.

La cifra da pagare dovrà essere calcolata dall’automobilista, che per non incorrere in errori e dover poi procedere alla richiesta di rimborso, potrà avvalersi della collaborazione degli sportelli ACI (Automobile Club d’Italia) o il simulatore dell’Agenzia delle Entrate.

Bollo auto scaduto: le sanzioni

Cosa può capitare se non si risulta in regola con i pagamenti dell’imposta? A parte il condono per gli importi inferiori a 1000 €, che è una novità, sono previsti diversi gradi di sanzioni per coloro che trasgrediscono. Per dei semplici ritardi nel versamento l’utente dovrò corrispondere l’imposta calcolata, la sanzione e gli interessi maturati per i giorni di ritardo dalla scadenza prevista. Ma questo è lo scenario meno problematico e è ciò avverrà solo se sarà il contribuente ad autodenunciare la negligenza. È definito ravvedimento operoso.

Si parla di un ravvedimento veloce quando si regolarizza la propria posizione entro 14 giorni. In questo caso gli interessi saranno irrisori e il plus rispetto all’imposta sarà dello 0.1% della tassa. Dalla parte opposta, il ravvedimento è definito lungo se si superano i 3 mesi dalla scadenza naturale del bollo. Per questa soluzione la tassa subirà una maggiorazione quasi del 4% più interessi giornalieri.

Solo dopo un anno di ritardo il contribuente per rimettere a posto la situazione dovrà versare il 30% in più rispetto al bollo auto originale e a pagare gli interessi fissi dell’1% per ciascun semestre di ritardo accumulato. Essendo una tassa regionale ogni ente può stabilire alcune differenze sui termini di pagamento e anche sulle sanzioni applicate. È quindi bene controllare le apposite sezioni sul sito della propria regione di residenza o quella dell’Agenzia delle Entrate, inoltre anche l’ACI riporta una tabella dettagliata con la percentuale degli interessi.

Quali rischi per chi non paga

Il condono per i morosi ha creato parecchia indignazione tra gli automobilisti più diligenti anche perché normalmente se non si provvede all’auto dichiarazione e al pagamento della tassa, anche in ritardo sono previste delle sanzioni più gravi.

Se entro due anni il cittadino non paga il bollo auto e l’ente di riscossione si accorge dell’ammanco, il contribuente riceverà un primo sollecito di pagamento. Da quel momento si avranno 60 giorni per presentare reclamo o per pagare tassa con le dovute penali amministrative e gli interessi maturati. Se neanche in questa fase il contribuente regolarizza la posizione partirà la cartella esattoriale e si avranno altri 2 mesi per versare quanto dovuto. Il passo successivo dell’ente sarò il fermo amministrativo della vettura.

Fermo amministrativo e come sbloccare le ganasce

Le ganasce e il blocco del veicolo è l’ultima risorsa messa in campo dagli enti per ottenere il pagamento. È un’espediente che viene messo in atto dagli enti delegati alla riscossione del tributo, in questo caso quindi Regione o Agenzia delle Entrate.

Il fermo amministrativo impone che l’auto del contribuente debitore non possa circolare. Se pensate di poter comunque andare liberamente in giro con la vettura vi sbagliate, si rischiano altre sanzioni. Il veicolo sottoposto alle ganasce fiscali non potrà essere lasciato in strada, ma porta in garage. Anche perché se nel frattempo non avrete pagato l’assicurazione auto e dovesse succedere un incidente rischiereste di rimetterci delle somme importanti.

L’auto soggetta al blocco amministrativo non potrà neanche essere venduta, anche perché dalla visura (costo dell’operazione circa 10 €) risulterà la sanzione. Il provvedimento sarà infatti comunicato al PRA e risulterà dai controlli che ogni automobilista accorto farà prima di acquistare un’auto usata. Anche i vigili e la polizia potranno facilmente risalire a questo precedente dell’auto dalla lettura della targa del veicolo.

Cosa si potrà fare quindi per sbloccare la propria macchina: pagare l’importo dovuto e poi presentare la documentazione necessaria al Pubblico Registro Automobilistico chiedendo la cancellazione del provvedimento. Per poter fare domanda però si dovranno pagare poco più di 30 € per l’imposta di bollo al PRA.

Sul sito del registro automobilistico viene specificato che per cancellare il fermo il contribuente dovrà aver con sé il certificato di proprietà del veicolo, digitale o cartaceo, l’originale della revoca che riporta i dati della vettura, quelli del conducente e la cifra precisa per cui si chiede la cancellazione della sanzione.

Quando va in prescrizione bollo auto

Se non fosse intervenuto questo speciale condono per gli automobilisti che non hanno pagato il bollo auto tra il 2000 e il 2010 cosa sarebbe successo? La prescrizione della tassa automobilistica ha aperto dei dibatti infiniti rispetto alla prescrizione del reato.

Alcune sentenze avevano decretato che anche dopo 10 anni dalla notifica della cartella esattoriale il contribuente fosse tenuto a pagare. Altri ritenevano che il termine oltre il quale ritenere ormai prescritto il reato fossero 5 anni.

Le più recenti sentenze si sono però assestate sui 3 anni. Quindi a distanza di 3 anni e senza una notifica di sollecito di pagamento il mancato pagamento del bollo auto non è più perseguibile. A mettere fine ai dibattiti sul periodo è stata nel 2016 una sentenza della Cassazione che ha stabilito in modo definitivo che il questo è il termine da considerare.

Pagamento vecchi bolli a rate: è possibile?

Per i casi tra il 2000 e il 2010 l’opzione prescrizione non sarebbe comunque stata applicabile avendo gli automobilisti interessati già ricevuto la cartella esattoriale. In questo caso il contribuente non avrebbe potuto fare altro che mettersi d’accordo con l’ente e concordare eventuali sistemi di pagamento. Come per altre imposte il cittadino può richiedere un piano di ammortamento per rientrare dell’imposta non versata.

La concessione della rateizzazione sarà a discrezione della Regione o dell’ente preposto alla riscossione del bollo. Questi faranno una valutazione dell’affidabilità finanziaria del soggetto e decideranno se concedere un pagamento a rate o meno.  In genere se si otterrà la rateizzazione non si potranno saltare rate o ritardare pagamenti, pena l’annullamento del piano di pagamenti dilazionati.

Commenti Facebook: