Pensioni, aumenti e quota 100: tutte le novità del 2020

La manovra finanziaria si avvia alla conclusione del suo iter parlamentare con diverse novità e tante conferme che riguardano il mondo pensionistico. In attesa di ulteriori possibili modifiche in Parlamento, la manovra ha oramai fissato precisi elementi per i lavoratori prossimi alla pensione. Ecco, quindi, tutte le novità del 2020 per le pensioni a partire dalla conferma di Quota 100, un provvedimento che da diversi mesi è al centro delle cronache politiche, e sino ad arrivare ai nuovi aumenti (per ora minimi per molti pensionati) sugli assegni. 

Pensioni, aumenti e quota 100: tutte le novità del 2020

Con l’inizio del 2020 arriveranno importanti novità e conferme per il settore delle pensioni. Il Governo, in queste ultime settimane, ha lavorato molto per stabilire alcuni nuovi elementi che andranno a caratterizzare il sistema pensionistico italiano nel corso dei prossimi anni. Nello stesso tempo sono arrivate importanti conferme in merito a provvedimenti come Quota 100, l’opzione che permette di accedere in anticipo e senza penalizzazioni alla pensione rispettando precisi requisiti di contributi e di età.

Da segnalare, inoltre, che, ad inizio 2020, è previsto un adeguamento all’inflazione degli assegni delle pensioni. Si tratta di un argomento molto delicato e ancora in via di definizione in quanto, per ora, tale adeguamento risulta, per gli assegni di importo più basso (sino a quattro volte il minimo), fin troppo blando. La situazione, come vedremo, potrebbe cambiare radicalmente nel corso delle prossime settimane.

Oltre alle rivalutazioni, ad inizio 2020 sono in programma anche importanti proroghe relative all’Opzione Donna ed all’Ape sociale che permetteranno di semplificare e accelerare l’accesso al sistema pensionistico per molti contribuenti. Conferme anche per l’età minima per la pensione di vecchiaia e per i requisiti necessari all’ottenimento della pensione anticipata.
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Vediamo, quindi, quali sono le ultime novità per il settore delle pensioni in arrivo con il 2020 sulla base dei più recenti provvedimenti dell’esecutivo di queste ultime settimane.

Quota 100

Tra le principali conferme per quanto riguarda il settore delle pensioni del 2020 c’è quella di Quota 100, uno dei tempi più “caldi” delle cronache politiche degli ultimi mesi. Il provvedimento di Quota 100, definito lo scorso anno, viene confermato per il suo secondo anno permettendo ad un numero elevato di contribuenti di andare in pensione in anticipo.

Con Quota 100, infatti, c’è la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e con 38 anni di contributi (la denominazione “Quota 100” deriva proprio dalla somma dell’età anagrafica minima e dei contributi minimi necessari per poter andare in pensione).  Per chi sceglie Quota 100 è previsto un posticipo della decorrenza di tre mesi che diventeranno sei mesi per i lavoratori pubblici.

Quota 100 permette di andare in pensione senza penalizzazioni sull’assegno pensionistico al netto del minore montante contributivo maturato in relazione alla scelta di abbandonare il mondo del lavoro in anticipo rispetto alle tempistiche normalmente previste dalla normativa vigente.

Intorno a Quota 100 c’è un costante dibattito politico. Il provvedimento, che permette un accesso agevolato e più rapido alla pensione per chi rientra nei requisiti indicati dalla normativa, è da tempo a rischio modifica o cancellazione anche se l’instabilità politica di questi mesi ha rallentato i possibili cambiamenti per Quota 100. Maggiori dettagli, in particolare in merito a possibili modifiche, potrebbero arrivare nel corso dei prossimi giorni o delle prossime settimane

Pensione di vecchiaia e pensione anticipata

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia resta confermato il raggiungimento di un’età minima di 67 anni. Tale requisito varrà sia per il 2020 che per il 2021. La conferma dell’età per la pensione di vecchiaia è correlata all’incremento minimo della speranza di vita calcolato dall’indice Istat. Per scegliere la pensione anticipata, rispetto all’età di vecchiaia, viene confermato il requisito di 42 anni e 10 mesi contributi con una riduzione di un anno (41 anni e 10 mesi) per le donne.

Rivalutazioni

Con l’inizio del nuovo anno si registrerà una rivalutazione degli assegni erogati dall’INPS. La data da segnare sul calendario è quella del prossimo 3 gennaio quando l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale metterà in pagamento una nuova mensilità di pensioni che sarà aggiornata sulla base dell’indice di variazione dei prezzi per il 2020 che è stato comunicato dall’Istat.

La nuova rivalutazione delle pensioni prevederà un adeguamento al tasso di inflazione del 2020 pari allo 0.4%. Tale variazione è stata registrata dall’indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi (Foi). Il decreto ministeriale che regola la prossima rivalutazione verrà pubblicato a breve sulla Gazzetta ufficiale.

Da notare, inoltre, che la rivalutazione, come prescritto dall’attuale formulazione della Legge di Bilancio 2020, presenterà un’elasticità variabile per fasce di importo. Tale rivalutazione prevede un’indicizzazione al 100% per gli assegni fino a quattro volte il minimo (2.052 Euro lordi). Per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo è prevista una percentuale del 77% mentre per i quelli compresi tra cinque e sei volte il minimo la percentuale scenderà al 52%.

Per i trattamenti tra sei e otto volte il minimo è prevista una percentuale del 47% mentre per quelli tra otto e nove volte il minimo si scende al 45%. Per tutti gli assegni di importo superiore a nove volte il minimo, la percentuale da considerare è del 40%.

Il provvedimento, giudicato negativamente dai sindacati per la portata ridotta che avrebbe per le pensioni di importo inferiore (sino a quattro volte il minimo), è ancora in Parlamento e potrebbe subire delle modifiche con l’obiettivo di garantire ai redditi pensionistici più bassi la possibilità di registrare un adeguamento dell’assegno mensile maggiore rispetto a quanto avverrà, con le condizioni attuali, il prossimo mese di gennaio.

Proroga Opzione Donna

Tra le novità in arrivo per il settore pensioni è prevista anche una proroga dell’Opzione Donna. Come prescritto dalla manovra finanziaria, infatti, l’Opzione Donna resterà per almeno altri 12 mesi dopo aver già registrato diverse proroghe analoghe negli ultimi anni.

Grazie alla scelta di prolungare la validità di tale opzione, le lavoratrici italiane avranno la possibilità di andare in pensione dopo aver raggiunto i 35 anni di contributi e i 58 anni di età. Il limite di età sale a 59 anni per le lavoratrici autonome che dovranno aver ugualmente maturato i 35 anni anni di contributi per poter aderire a tale opzione. La pensione per le lavoratrici che sfrutteranno l’Opzione Donna verrà calcolata con il criterio contributivo

Proroga Ape sociale

Tra le novità previste dalla manovra c’è da segnalare anche un’altra proroga. Il Governo, infatti, prevede di prorogare per ulteriori 12 mesi l’Ape sociale che, stando alle previsioni dei tecnici, dovrebbe garantire ad almeno 15 mila lavoratori in possesso dei requisiti prescritti dalla normativa di poter andare in pensione.

Per poter sfruttare l’Ape sociale sarà necessario aver maturato i requisiti di età anagrafica e contributiva entro il prossimo 31 dicembre 2019. Ricordiamo che l’Ape sociale è corrisposta ogni mese per 12 mensilità all’anno fino al raggiungimento dell’età anagrafica a cui corrisponde la pensione di vecchiaia.

Per poter beneficiare di quest’agevolazione è necessario rispettare precisi requisiti che dovranno essere posseduti al momento della presentazione della domanda d’accesso all’Ape sociale. Tra i requisiti per accedere a questo sistema troviamo:

  • avere almeno 63 anni d’età
  • avere almeno 30 anni di anzianità contributiva; per i lavoratori che svolgono attività gravose l’anzianità contributiva minima richiesta è di 36 anni; i requisiti contributivi sono ridotti per le donne (di 12 mesi per ogni figlio sino ad un massimo di due anni) ai fini del riconoscimento dell’indennità prevista dall’Ape sociale
  • non essere titolari di una pensione diretta d alcun tipo

Da notare, inoltre, che per poter beneficiare dell’Ape sociale è necessario procedere con la cessazione dell’attività di lavoro dipendente, autonomo o parasubordinato svolta in Italia oppure all’estero. L’indennità prevista non è compatibile con trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l’assegno di disoccupazione (ASDI) e con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Da notare, invece, che l’indennità prevista è compatibile con lo svolgimento di attività di lavoro dipendente o parasubordinata (con redditi che non dovranno superare gli 8 mila Euro lordi annui) e di lavoro autonomo (con un limite di reddito pari in questo caso a 4800 Euro lordi annui). In caso di superamento delle soglie di reddito prefissate, il soggetto decade dall’Ape sociale.

Possibile addio per l’Ape volontario e aziendale

Con l’attuale formulazione della manovra dovrebbe uscire di scena l’Ape volontaria, sia nella versione singola che nella versione aziendale. In sostanza, non sarà più possibile sfruttare l’anticipo finanziario per il pensionamento anticipato con 63 anni d’età e con un minimo di 20 anni di contributi già versati.

Questa soluzione, presentata un paio d’anni fa in via sperimentale, dovrebbe arrivare alla chiusura definitiva entro le fine del 2019. Per il momento non si prevede una proroga del provvedimento. A meno di sorprese che, in questo momento, appaiono abbastanza improbabili, l’Ape volontario non dovrebbe essere riproposta per il 2020.

Ad oggi, chi sceglie l’Ape volontario potrà contare su di un prestito erogato sotto forma di rata mensile da parte di un istituto di credito. Tale formula di finanziamento prevede un particolare piano d’ammortamento su base ventennale. Alla base del piano d’ammortamento ci sono trattenuto effettuate dall’INPS sull’assegno mensile della pensione.

Grazie all’Ape volontario, quindi, è possibile ottenere un prestito che, di fatto, si caratterizza come un “reddito ponte”. Tale prestito può essere erogato per un massimo di 43 mesi prima della pensione e permette al contribuente di smettere di lavorare in anticipo rispetto alle tempistiche necessarie per la ricezione del trattamento previdenziale vero e proprio.

I lavoratori dipendenti impiegati nel settore privato hanno la possibilità di realizzare un accordo individuare, senza il coinvolgimento sindacale, con il proprio datore di lavoro che fornisce una dote di contributi, utili per la definizione della quota contributiva del dipendente stesso.

L’accordo in questione viene definito Ape aziendale permette di aumentare l’importo della pensione futura (l’importo dell’Ape volontario non subisce variazioni) al fine di minimizzare il peso della rata mensile da restituire all’istituto di credito che ha garantito il prestito.

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