Pagamento bollo auto: rischio di prelievo dal conto corrente

Vi siete dimenticati di pagare il bollo auto (evento tra l’altro abbastanza comune)? Attenzione, perché rischiate che l’Agenzia delle Entrate prenda quando dovuto direttamente sul vostro conto corrente. Non solo: il provvedimento potrebbe riguardare anche debiti ormai caduti in prescrizione o decaduti. Ecco cosa sapere riguardo a questa possibilità e ai limiti che regolano il pignoramento del conto.

È necessario che il contribuente si rivolga al giudice

Le particolarità

A differenza dell’assicurazione Rc auto, anche se non si paga il bollo auto di solito si può continuare a circolare senza incorrere in un reato. La Regione, però, può inviare al debitore inadempiente un avviso di accertamento, a cui segue la cartella di pagamento che viene invece emessa dall’Agenzia Entrate Riscossione.

La prima incertezza riguardo a questa situazione è quella sui termini di prescrizione, che per alcuni giudici è di 10 anni mentre per altri è di 5 o di 3; secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il termine di prescrizione valido per il bollo auto è sempre di 3 anni.

Attenzione: si parla di prescrizione, non di decadenza. Che cosa significa? Che l’Agenzia delle Entrate ha solo 2 anni (e non 3) per notificare la prima cartella per bollo auto da quanto la Regione ha iscritto a ruolo il tributo non versato dal contribuente. Attenzione: se l’Agenzia notifica la cartella dopo questo termine è illegittima, ma – così come per una cartella prescritta – il contribuente deve comunque fare ricorso al giudice per ottenere l’annullamento del pagamento, altrimenti la cartella va onorata (anche se illegittima!).

Come funziona il prelievo coatto

L’agente della riscossione, come abbiamo detto, ha la possibilità di pignorare il conto corrente del debitore (con un atto che viene notificato al debitore e alla sua banca) per l’ammontare del tributo non pagato, intimando l’istituto di credito a trattenere le somme pignorate e a versarle sul conto dell’agente della riscossione a meno che il contribuente non paghi entro 60 giorni.
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Anche in questo caso non c’è alcun controllo sul fatto che la pretesa del fisco sia o meno legittima o prescritta, e se il contribuente non si rivolge al giudice, in caso di cartella ritenuta non valida, ci sarebbe comunque a suo danno il prelievo diretto del conto corrente.

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