Riqualificazione energetica degli immobili, quanto conviene?

In Italia investire nella riqualificazione energetica degli immobili conviene, ma gli italiani sembrano ancora non saperlo. Si tratta di un investimento che può ridurre le bollette del gas o dell’energia elettrica di circa il 15%, rialzando il valore di mercato dell’immobile in alcuni casi del 7%. Un edificio classe A+ (la più efficiente) può richiedere solo 15 euro al m2 per riscaldarlo e produrre acqua sanitaria per 20 anni. Quanto conviene la riqualificazione energetica degli edifici?

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In 20 anni, un edificio in classe energetica G (la meno efficiente) consuma energia elettrica e/o gas per circa un 25% del suo valore di mercato; se l’immobile è classe F, l’impatto dei consumi scendono al 13,6%, e al 10% in classe energetica E. Un edificio classe A+, come suddetto, richiede soli 15 euro al m2 per il riscaldamento e la produzione d’acqua calda per 20 anni.

Le stime arrivano da un’indagine condotta da Enea, in collaborazione I-Com e Assoimmobiliare, i cui risultati sono stati pubblicati sulla versione digitale de Il Sole24Ore. Lo studio valuta la differenza di prezzo che può essere attribuita sul mercato immobiliare a edifici più o meno efficienti secondo la loro classe energetica.

Quanto risparmio con la riqualificazione energetica?

Nella periferia di Bari, ad esempio, un intervento di riqualificazione per trasformare un immobile G in un edificio più efficiente in classe C, riduce del 15,1% il peso delle bollette energetiche sul suo valore commerciale.

In pratica, questo miglioramento di classe energetica rappresenta per il proprietario un risparmio di 215 euro al mq in 20 anni (21.550 per un appartamento di 100 mq), ovvero circa 1/8 di quanto vale l’immobile, quotato in zona 1.424 euro al mq secondo l’Osservatorio sul mercato immobiliare dell’agenzia del Territorio.

In questo modo, l’intervento di riqualificazione energetica si potrebbe tradurre almeno in un corrispondente incremento del valore dell’immobile.

Invece, in centro storico a Roma, il risparmio ottenuto in 20 anni per trasformare un edificio da classe G a classe C vale poco più del 3% del valore di mercato dell’immobile; nella periferia della capitale può invece raggiungere il 7% del prezzo di mercato.

Naturalmente, questi esempi sono teorici, dato che ogni intervento dovrà essere valutato in ogni situazione: il risparmio in bolletta che si può ottenere con la riqualificazione energetica degli edifici dipende di molti variabili, come ad esempio la zona climatica in cui si trova l’edificio.

Ad oggi la classificazione energetica degli edifici ha un peso sostanziale piuttosto per le classi energetiche più efficienti, oppure in caso di ristrutturazioni di immobili piuttosto degradati o in zone periferiche.

Il mercato residenziale, in effetti, ancora non ha saputo dare valore alle caratteristiche energetiche degli edifici: solo il 53% degli annunci di vendita pubblicati sul portale Immobiliare.it segnala gli obbligatori indici di prestazione.

«L’attuale sistema, basato su una etichettatura che richiama quella in uso per gli elettrodomestici, non pare in grado di fornire ad un compratore medio delle informazioni sufficienti a valutare l’effettivo impatto economico delle prestazioni energetiche nel lungo termine», spiega l’indagine Enea.

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