Aumenti pensioni, le novità da gennaio 2020

Tutte le novità della riforma pensionistica 2020. I provvedimenti confermati e quelli introdotti dal Governo giallorosso, in particolare un’analisi dettagliata degli aumenti previsti, chi ne sarà interessato e a quanto ammonteranno le nuove pensioni

Riforma pensioni 2020: gli aumenti previsti

Si attendeva e sembra che ci sarà la rivalutazione delle pensioni a partire dal 2020. Le ultime novità parlano di un aumento legato all’adeguamento del caro vita periodicamente valutato dal Ministero del Lavoro.

Non sarà un provvedimento che riguarderà tutti in modo indiscriminato, bensì si rivolgerà a coloro che nel 2020 verranno collocati in quiescenza, cioè per chi andrà in pensione. Non saranno invece interessati le persone già in pensione.

In particolare, questo aumento sarà riservato ai lavoratori che siano in attività dal 1° Gennaio 1996 e che andranno in pensione da inizio 2020 e interesserà coloro che hanno versato con regime contributivo. L’aumento sarà calcolato sul montante contributivo e sul coefficiente di rivalutazione.  Stando alle ultime informazioni rese note dal Ministero del Lavoro, a partire dal 1° gennaio 2020 il nuovo coefficiente di rivalutazione su cui si opereranno queste operazioni sarà dell’1,8254%.

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La Riforma delle pensioni 2020: i provvedimenti confermati

Questo aumento, da alcuni definito una mancetta, non è l’unica novità in tema pensionistico annunciata dal Governo Conte Bis. Quota 100 è di sicuro uno dei temi che in questo ambito ha suscitato più domande e che interessa di più ai cittadini. Per il momento si sa che il provvedimento voluto dall’ala della Lega del precedente governo di coalizione sarà rinnovato, anche se con alcune modifiche.

Non subiranno cambiamenti neanche la pensione di cittadinanza, quella che va ad integrare le pensioni al di sotto della soglia di povertà (individuata a quota 780 €), e l’Ape social, un anticipo pensionistico agevolato basato su un prestito a garanzia INPS. Infine, anche l’opzione Donna è tra quei provvedimenti riconfermati nella nuova manovra di Bilancio. Quest’ultimo è l’atto che permette alle lavoratrici con 35 anni di contributi di chiedere il pensionamento a 58 anni (per le lavoratrici autonome è previsto un anno in più d’età).

Le novità sul tema pensioni per i giovani e l’Ape social

Tra le novità introdotte invece c’è la pensione di garanzia per i giovani, che tra poco analizzeremo. Per il momento diciamo solo che dovrebbe aiutare i tanti giovani con lavori saltuari e mal retribuiti ad assicurarsi una copertura per la previdenza sociale.

Prima di passare all’analisi dei nuovi provvedimenti e del meccanismo di rivalutazione, rinfreschiamoci la memoria su Ape social e Quota 100. Per quanto riguarda l’Ape social oltre a quanto ricordato è utile evidenziare quali siano i soggetti che possano usufruirne. I requisiti richiesti sono:

  • si deve essere residenti in Italia
  • almeno 30 anni di contributi entro il 31 dicembre dell’anno di domanda (che salgono a 36 anni in caso di lavori gravosi)
  • iscrizione alla gestione dipendenti, alla gestione separata INPS oppure alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi
  • avere dai 63 anni in su
  • non ricevere una pensione diretta in Italia o all’estero
  • aver maturato una pensione di vecchiaia non inferiore a 1,4 volte della pensione minima dell’INPS (calcolata in 710 € circa)
  • cessazione dell’attività di lavoro

Quota 100 costerà meno del previsto

Quota 100, come ormai molti cittadini sanno, è quel meccanismo che consente di andare anticipatamente in pensione a coloro che abbiano raggiunto i 62 anni di età e che al contempo abbiano 38 anni di contributi versati. Chi fa domanda accetta un taglio pensionistico, che è stato calcolato in circa l’8% in meno rispetto alla pensione di vecchiaia che si potrebbe percepire.

I dati dell’INPS hanno mostrato che all’ente sono pervenute solo 185mila domande (al 30 Settembre 2019). Il Governo giallo verde ne aveva preventivate almeno 269 mila includendo anche una speciale clausola di congelamento qualora le richieste di pensionamenti Quota 100 fossero state talmente tante da attentare le garanzie di salvaguardia poste dall’UE. Il risparmio dovuto alle poche domande è stato calcolato in quasi 3 miliardi di euro, infatti l’operazione Quota 100 doveva costare circa 7 miliardi ma è probabile che si fermi a 4.

La pensione di vecchiaia: i requisiti

Per poter andare in pensione ad oggi, viste le numerose revisioni e contro revisioni operate dai diversi governi negli ultimi anni, quanti anni ci vogliono? La pensione di vecchiaia, quindi senza l’intervento di scorciatoie varie, prevede dei requisiti precisi. Ci potrebbe essere un po’ di confusione dati i cambiamenti avvenuti nel corso delle legislature e dato l’innalzamento dell’età pensionabile.

Chi volesse fare domanda di pensionamento per vecchiaia, non importa se donna o uomo, entro il 31 dicembre 2020 dovrebbe avere:

  • dai 67 anni in poi a condizione che si abbiano almeno 20 anni di contributi registrati
  • nel 2021/2022 l’età sale a 67 anni e 3 mesi
  • un mese in più per chi andrà in pensione tra il 2023 e il 2024
  • l’età pensionabile crescerà costantemente fino a raggiungere i 68 anni per le domande nel 2031

Viene inoltre specificato che chi non avrà pagato i contributi previdenziali antecedenti al 1996 dovrà garantire che l’assegno della pensione sia 1,5 volta maggiore dei quello sociale.

Le novità per le pensioni 2020

E veniamo agli aumenti per rivalutazione e all’introduzione della cosiddetta pensione di garanzia per i giovani. Nella riforma pensionistica 2020 il Governo Conte Bis ha sponsorizzato questo provvedimento per rimarcare il proprio impegno a sostegno di una delle categorie più in difficoltà: i dati Ocse indicano che la disoccupazione giovanile di aggiri intorno al 30% e la povertà assoluta di questa fascia di popolazione è in aumento. Lo strumento è stato quindi pensato per permette a chi ha contratti precari, lavori saltuari e mal pagati di poter sperare nell’agognata pensione.

Il provvedimento si rivolge ai giovani nati dopo il 1970 e l’ipotesi, che potrà essere confermata solo quando si avrà il testo definitivo della manovra, è quella di aprire a questa integrazione delle minime a chi abbia 20 anni di contributi. Per quanto riguarda l’età dei richiedenti non c’è ancora un numero certo, ma sicuramente prima dei 70 anni di età.

Il caro vita e la perequazione: la riforma delle pensioni 2020

Il nodo delle rivalutazioni è probabilmente quello più tecnico. I sindacati e i pensionati si sono spesso lamentati per delle pensioni minime inadeguate rispetto all’inflazione e all’aumento del costo della vita. La speranza ad ogni revisione del sistema pensionistico è che i governi rimettano mano ai sistemi di calcolo e che si possa ricevere un assegno un pochino più consistente.

Gli aumenti ci saranno dal 2020, ma non per tutti e soprattutto non interesseranno coloro che sono già in pensione. Nella scorsa Legge di Bilancio 2018 erano state previste sette fasce che prevedevano una rivalutazione dal 100% al 40% in base all’importo del trattamento pensionistico. In dettaglio:

  • per le pensioni di 3 volte superiori al minimo sarebbe scattato il 100% di rivalutazione dell’inflazione
  • per quelle fino a 4 volte superiori si sarebbe scesi al 97% dell’inflazione
  • solo il 77% dell’inflazione per le pensioni fino a 5 volte superiori
  • ancora più ridotto l’indice per quelle maggiori di 6 volte il minimo INPS, la rivalutazione in questo caso sarebbe dovuta essere del 52% dell’inflazione
  • il 47% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 6 e 8 volte il minimo
  • per quelle tra 8 e 9 volte maggiori del minimo il 45% dell’inflazione
  • ed infine solo il 40% dell’inflazione per le pensioni oltre 9 volte il minimo

Per quest’anno e anche per il prossimo però non si terrà conto di queste fasce, ma gli aumenti saranno applicati su tre sole fasce. Italia Oggi, il quotidiano economico, ha anticipato che l’incremento è stato calcolato nello 0,50%, quindi sociali arriveranno a 460,28 € con un incremento di circa 2 €, mentre le pensioni minime passeranno a 515,58€ da 513 € che erano.

Le 3 fasce per la perequazione

La perequazione, che altro non è che la rivalutazione, nel 2020 interesserà quindi le pensioni fino a 3 volte il minimo, quelle tra 3 e 5 volte superiori e quelle da 5 a 9 volte maggiori. Il sistema in questo caso ripartirà le percentuali di rivalutazione degli assegni partendo dal 100% per le pensioni minime e per quelle fino a 3 volte il minimo, poi scenderà al 90% di rivalutazione su quelle da 3 a 5 volte e infine a quelle da 5 a 9 volte il minimo spetterà il 75% dell’indice di ricalcolo. Per le pensioni d’oro nessun incremento previsto.

In poche parole gli incrementi previsti non saranno consistenti ma gli aumenti saranno del 100% sia per chi riceve poco più di 500 € al mese, sia per coloro i quali hanno una pensione mensile di più di 1.600€. Questo aspetto in particolare, cioè la mancata applicazione delle nuove 7 fasce, è stato uno dei motivi che ha portato i sindacati e i pensionati a valutare in modo negativo l’applicazione delle rivalutazioni.

Per il resto quindi in sintesi, nella Riforma delle pensioni 2020 il Conte Bis riconfermerà l’opzione donna, Quota 100 (almeno fino all’esaurirsi delle coperture), l’Ape social, la pensione anticipata, la pensione di cittadinanza e introdurrà poi la pensione di garanzia per i giovani precari nati negli anni 70.

 

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