Buoni Spesa ai Comuni: a chi spettano, requisiti e chi riceverà il contributo comunale

Il Governo annuncia che i comuni riceveranno 4 miliardi e 700 milioni di euro per affrontare l’emergenza Covid-19. In realtà 4 miliardi e 300 milioni sono risorse del Fondo nazionale che vengono solo anticipate, sono solo 400 milioni di euro gli stanziamenti straordinari per i buoni spesa per le famiglie in difficoltà. Ecco quali sono i dettagli sui buoni per la spesa alimentare per contrastare anche l’emergenza alimentare scatenata dal coronavirus e chi riceverà il contributo comunale

Coronavirus: emergenza alimentare e buoni spesa ai comuni

Si attende per domani, 31 Marzo 2020, lo stanziamento dei 400 milioni di euro annunciati dal Governo per finanziare i buoni spesa che distribuiranno i Comuni per l’emergenza alimentare delle famiglie più disagiate. Il coronavirus sta infatti avendo serie conseguenze anche a livello sociale ed economico, oltre che sanitario.

Il coronavirus rallenta?

Fino ad oggi i casi accertati in Italia di contagio da Covi-19 sono 97.689, i deceduti hanno quasi raggiunto i 10.800 e sono oltre 4.000 i ricoverati in terapia intensiva. Sale però anche il numero dei guariti, sono ufficialmente più di 13.000 e i dati della Lombardia stanno iniziando a mostrare un rallentamento, ma nessuno si sente ancora di parlare di un’inversione di tendenza. Si attende ancora di raggiungere il picco di contagi e morti.

Sono ancora segnali molto timidi e gli esperti ritengono che la strada per uscire dall’emergenza sia ancora lunga. Ci sono degli accenni ad un possibile allentamento delle misure restrittive intorno al 18 Aprile, ma non ci sono ancora comunicazioni ufficiali né di una proroga ulteriore dei divieti di spostamento né in senso opposto.

L’ordinanza per gli aiuti alimentari

In questo contesto ai decreti su inasprimento delle sanzioni per chi trasgredisce i divieti e ai primi interventi per imprese e famiglie, arriva anche la firma di un’ordinanza da parte del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che stanzia i fondi per i buoni spesa da destinare ai Comuni. La cifra iniziale di cui si parlava era 300 milioni di euro, ma nella versione finale sono aumentati fino a 400 milioni di euro.

I criteri con cui questi fondi saranno poi distribuiti sono stati chiariti dal documento diffuso nelle scorse ore. Secondo la versione definitiva dell’ordinanza l’80% sarà distribuito in base alla popolazione, mentre l’altro 20% (pari a 80 milioni di euro) dovrà essere destinato in base alla differenza tra reddito pro capite e reddito medio nazionale.

Quest’ultimo dovrebbe contribuire a destinare le risorse alle fasce più povere in assoluto della popolazione nazionale, ma si dovrà chiarire bene se questi parametri permetteranno effettivamente di raggiungere tutti i casi più disagiati in questa situazione. I primi calcoli effettuati hanno stimato che alla Capitale saranno destinati 15 milioni di euro per i buoni pasto, seguirà Napoli con 7.6 milioni di euro, Milano avrà circa 7 milioni di euro.

Quale sarà l’importo del buono spesa per famiglia?

Il valore del singolo buono è stato da subito al centro di una polemica politica sollevata dal numero 1 della Lega, Matteo Salvini. Il leader leghista ha infatti bollato la misura come un mancia da 6 euro a persona. La situazione però sarà diversa e la stima del buono alimentare per famiglia non sarà questa. La cifra indicata da Salvini infatti è frutto di un’operazione di divisione meccanica delle cifre del buono.

I conti da fare sono però diversi, come hanno spiegato Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’ANCI, e Matteo Ricci, vicepresidente dell’Associazione nazionale dei comuni. Prendendo il caso di Pesaro, di cui Ricci è sindaco, il conto del buono spesa per famiglia si avvicina ai 200 euro per 2.500 nuclei in difficoltà. In generale è stato stimato che l’importo destinato ad un singolo nucleo sarà di 300 euro, molto dipenderà ovviamente anche dalla concentrazione di situazioni estreme nelle diverse realtà.

Altri soldi per gli enti locali

La misura dei 400 milioni si aggiunge ad un anticipo di 4.3 miliardi di euro del Fondo nazionale dei comuni. Non si tratta in questo caso di importi extra, queste risorse infatti vengono destinate ogni anno agli enti. Quest’anno li riceveranno solo prima del previsto (si era stabilito di distribuirli a Maggio) e sarà una bella boccata d’aria dato che le entrate da tributi e canoni d’affitto sono sospese per via dell’emergenza.

Chi riceverà i buoni per la spesa alimentare

I cittadini comunque non riceveranno immediatamente il buono spesa, saranno necessari alcuni giorni agli enti per stabilire i criteri con cui ripartire le risorse su base locale. Il compito è affidato agli assistenti sociali e agli uffici per il welfare degli enti che dovranno individuare le famiglie realmente bisognose di questi contributi straordinari per le necessità alimentari.

Le discussioni tra Protezione civile e Anci hanno fatto emergere come questa soluzione sia solo provvisoria e serva per dare un po’ di sostegno agli 8.000 mila comuni italiani per cercare di aiutare le famiglie in povertà assoluta fino a metà Aprile. Se l’emergenza continuerà e, soprattutto, se la crisi economica avrà gli impatti che ci si attende serviranno ulteriori misure.

Il Ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, ha colto quest’occasione per tornare a chiedere che il Governo si decida a prendere in mano e a centralizzare la regia di questa emergenza. La Bellanova infatti ha affermato “non tutto si può scaricare sulle spalle dei Comuni e può essere affrontato e risolto con i soli buoni pasto”.

Come funzioneranno i voucher

I buoni spesa che saranno distribuiti potranno essere usati solo presso i negozi convenzionati e per comprare beni di prima necessità direttamente e recapitarli alle famiglie beneficiarie. Nel frattempo ci sono catene della grande distribuzione che hanno annunciato il blocco dei prezzi sui beni alimentari ritenuti indispensabili e anche il Governo Conte ha chiesto di applicare degli sconti per chi paghi con questi speciali buoni spesa.

I Comuni potranno decidere di distribuire i buoni o di consegnare direttamente dei pacchi alimentari. Il Governo in questo lascia libertà di scelta agli enti. Per snellire e velocizzare le procedure il Decreto prevede anche che i Comuni possano “acquistare buoni spesa, buoni pasto o generi di prima necessità senza procedura di gara. Considerato che il FSC non interessa i comuni del Trentino AA, del Friuli VG e della Valle d’Aosta, in questi territori, con specifica previsione nell’ordinanza, le somme sono anticipate dalle Autonomie speciali per essere ristorate in sede di emanando decreto legge”.

Marco Bucci, sindaco di Genova, ha già annunciato, come riportato dal Secolo XIX, che la città amministrerà i fondi trasformandoli in buoni pasto spendibili nei supermercati oppure li userà coinvolgendo i servizi sociali del Comune o la Protezione civile per acquistare beni di prima necessità da consegnare a chi è in difficoltà. La collaborazione con gli enti del terzo settore sarà una base da cui partire per individuare le migliori strategie di utilizzo di queste risorse.

Il Governo chiede solidarietà e aiuti dai produttori

Nella bozza diffusa c’è anche un invito anche ai produttori, sia grandi che piccoli, per cercare di attivare una gara alla solidarietà e viene anche richiamata ad un ulteriore sforzo la rete di volontariato già molto attiva sul territorio nazionale.

Tra i primi ad annunciare questa misura c’è stato il gruppo COOP che ha diffuso una nota in cui informa. Tra i prodotti che per due mesi non subiranno variazioni ci sono: latte, latticini, salumi, uova, carne e pesce, frutta e verdura. Non saranno solo i prodotti della COOP ad essere calmierati ma anche quelli di altre marche. Nel comunicato il gruppo sottolinea: “Il nostro è un impegno concreto per proteggere il potere di acquisto delle famiglie e per evitare l’insorgere di rischi speculativi legati all’attuale emergenza sanitaria”.

Accanto a queste iniziative virtuose sono però anche sempre più frequenti i casi di segnalazione di un aumento dei prezzi. Uno dei casi più clamorosi è stato quello di un punto vendita a Favria (TO) che aveva raddoppiato i prezzi di alcuni prodotti. I finanzieri hanno avviato un’indagine per manovre speculative sulle merci. Le associazione dei consumatori e anche le Forze dell’ordine invitano i cittadini a denunciare ai finanziari in casi del genere.

Buoni pasti a chi saranno dati

Tornando ai buoni pasto dei Comuni,  non ci sono dunque ancora delle notizie certe su risorse per le singole famiglie, modalità di distribuzione e tipologia di aiuto (buono pasto o pacco di derrate alimentari). Sarà dunque inutile rivolgersi all’ente domani, giorno in cui dovrebbero essere effettivamente disponibili per gli enti i 400 milioni di euro.

Sarà necessario qualche giorno ancora perché ogni singoli ente possa individuare tutti i beneficiari di questo aiuto, decida inoltre se distribuire un buono da poter spendere o se prevedere altre forme per inviare direttamente beni di prima necessità alle famiglie povere.

In attesa di ulteriori chiarimenti  non resta che controllare gli annunci pubblicati sui siti dei diversi enti o contattare gli uffici per avere degli aggiornamenti per sapere come poter accedere a questo contributo o se ne avete diritto. Sembra improbabile che venga attivata una procedura per richiedere i buoni spesa, dalle informazioni sin qui ricevute infatti è più probabile che gli enti individuino in modo diretto i beneficiari.

 

 

 

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