Bad bank, nuovi pareri positivi su potenziale applicazione italiana

Nuovi pareri positivi, in merito alla potenziale bad bank italiana, giungono da un recente seminario al quale hanno partecipato numerosi esperti del Boston Consulting Group. Un’occasione per fare il punto sulle recenti esperienze dei sistemi di bad banking, e sul potenziale approccio anche in terra tricolore.

Pro e contro del sistema italiano di bad banking
Pro e contro del sistema italiano di bad banking

Secondo quanto affermano gli esperti del BCG, in particolare, la bad bank italiana potrebbe costituire qualcosa di più che un semplice strumento di salvataggio delle banche italiane (una sorta di “lavatrice” che potrebbe ripulire i loro bilanci dai crediti deteriorati), quanto, soprattutto, un elemento utile in un’ottica più ampia di rilancio dell’economia.

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Secondo quanto riferiva Reuters citando le parole di Matteo Coppola, partner e managing director di Boston Consulting Group, “una ad bank deve essere concepita per rilanciare l’economia del paese, non in un’ottica di semplice salvataggio delle banche” e, di fatti, per tale motivo tra le idee illustrate nel seminario sono spiccati degli approcci focalizzati per filiera industriale o distretto produttivo.

Non mancano tuttavia gli ostacoli. Tra i tanti sono stati ricordati i timori reputazionali delle banche, il prezzo di trasferimento degli asset, la convenienza in capo a potenziali investitori esterni. L’impressione è che, in ogni caso, una decisione sul comparto non potrà che essere presa nel brevissimo termine.

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