Zero costi di recesso: la proposta UNC sulle liberalizzazioni

Si continua a parlare di liberalizzazioni, penali e costi di recesso. Dopo le precisazioni del MISE, che ha ribadito il divieto di introdurre penali nel caso del passaggio di un gestore all’altro come previsto dalla Legge Bersani nel 2007, ora si punta a eliminare i costi di recesso, ovvero quei costi di disattivazione che non sono le vecchie penali ma che si assomigliano. La proposta dell’UNC è di abolirli per completo.

liberalizzazioni e costi di recesso
L'UNC propone abolire tutti i costi di recesso e di spedizione delle bollette

Il ddl Concorrenza prosegue il suo iter legislativo scatenando non poche polemiche tra consumatori e associazioni.

Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza del decreto, che però reintroduce il termine “penale” quando si parla di recedere dai contratti di abbonamento a telefoni fissi e mobili, ADSL casa o pay tv, obbligando al MISE a precisare che il disegno di legge non prevede la reintroduzione delle penali, ma cerca di regolare le attuali pratiche commerciali in favore dei consumatori.

Adesso, l’Unione Nazionale Consumatori che ha avanzato una serie di proposte di modifica al ddl concorrenza dirette a rendere efficace il capitolo II, art. 16 e 17 che disciplina il recesso in materia di comunicazioni, richiedendo l’abolizione delle spese per la spedizione delle bollette e per il recesso.

Attualmente la norma del Governo è, nella migliore ipotesi, inutile. La reintroduzione dell’espressione penali per quanto rimaste nella sostanza sotto forma di spese giustificate, è simbolicamente indicativa dell’inutilità della proposta”, spiega Massimiliano Dona, segretario dell’UNC.

Secondo l’Associazione, perché il processo di liberalizzazioni sia davvero effettivo, il Governo dovrebbe prendere in considerazione le seguenti modifiche:

  1. Azzeramento delle spese per il recesso da contratto di telefonia fissa e mobile: la portabilità deve essere davvero gratuita, come è stato recentemente stabilito per i conti correnti;
  2. Zero spese di chiusura, anche in caso di promozioni relative ai servizi (attualmente queste penali esistono);
  3. Durata massima delle promozioni 12 mesi (il Governo vuole fissare il tetto a 24 mesi);
  4. Se la promozione riguarda beni in offerta (modem, smartphone in omaggio o scontati), in caso di recesso anticipato il consumatore dovrà versare una spesa commisurata al valore del bene al momento del recesso;
  5. Abolizione delle spese di spedizione delle bollette. La spedizione della fattura è attualmente un costo sostenuto dal cliente, anche se, per l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 dovrebbero essere a carico di chi le emette (“non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”).

Alcuni di questi costi però variano in funzione dell’offerta o condizioni contrattuali. Ad esempio, quando si attiva una tariffa che prevede l’invio di bollette web (molto comuni nel caso dell’energia elettrica o il gas), non ci sono costi di invio di bollette.

D’altronde, le tariffe telefonia mobile ricaricabili, ovvero che non prevedono una determinata durata contrattuale, possono essere disattivate quando lo si desidera, senza dover sostenere alcun costo. Per maggiori informazioni, consigliamo al lettore di leggere attentamente le condizioni proposte da ogni gestore.

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