Wifi gratis pubblico,ma chi paga?

In questi giorni si parla molto di wifi gratis in alcune città italiane pagato dalle pubbliche amministrazioni: ma indirettamente sono i cittadini a pagare. Ma quanto? E chi beneficia di questi soldi?

Anche Stefano ne ha parlato oggi. Urge dunque un chiarimento da parte delle Pubbliche Amministrazioni sui costi per realizzare le reti WiFi “gratuite” e sulle aziende che vengono pagate con i soldi pubblici per realizzare le infrastrutture per il WiFi.

SosTariffe, grazie ad alcuni documenti può fornirvi una approssimazione dei costi per la realizzazione di un impianto Wifi gratuito. Era prevista la realizzazione in alcuni comuni di Piacenza la rete Wifi pubblica: per motivi “politici” non è stata realizzata. Di seguito troviamo i costi:

COMUNE ABITANTI COSTO
Fiorenzuola d’Arda 13000 330.000 €
Alseno 4600 170.000 €
Castell’Arquato 4600 170.000 €
Vernasca 2500 105.000 €
Lugagnano 4200 145.000 €
Sistema di trasporto 80.000 €
TOTALE 1.000.000 €

Per coprire quindi 28.900 persone è stato stimato un costo di 1 milione di euro: ciò significa un costo medio pro capite di 34 euro circa. Molto simile a Venezia: ovviamente gli abitanti di Venezia non sono 30 mila, ma 270 mila.  La nuova rete a banda larga veneziana è stata realizzata grazie ad un investimento di 10 milioni di euro ( un investimento pubblico in quanto Venice S.p.A. è controllata al 44% dal comune di Venezia, e per il decreto Bersani questo è vietato), e grazie alla sua elevata velocità (si passerà dai 20 ai 100 Mbps) potrà essere impiegata per trasferire in rete numerosi servizi e risorse welfare. Ciò implica un costo pro capite di 37 euro. E poi bisogna sommarci la banda all’ingrosso.

Bisogna fare attenzione però al nuovo digital divide che si crea tra i cittadini dotati dei mezzi per utilizzare Internet dove è presente la copertura WiFi. Senza contare che l’accesso è alle stesse condizioni per tutti senza una discriminazione in base alle loro capacità contributive.

Occorre poi che l’uso gratuito sia possibile per tutti e quindi bisogna valutare se imporre delle limitazioni (sulla banda o sulle fascie di connesione) in modo che sia fruibile a chiunque ne abbia il diritto.

Il contributo economico pubblico per abbattere il Digital Divide non deve agevolare un operatore a discapito di un altro ma deve essere l’occasione per creare infrastrutture wholesale riutilizzabili da qualsiasi operatore a condizioni paritetiche. I presupposti perchè divenga l’ennesima occasione di arricchimento dei soliti noti a danno delle piccole aziende legate al territorio sono molti, visto il passato italiano.

iorni si parla molto di wifi gratis in alcune città italiane pagato dalle pubbliche amministrazioni: ma indirettamente sono i cittadini a pagare. Ma quanto? E chi beneficia di questi soldi?

Anche Stefano ne ha parlato oggi. Urge dunque un chiarimento da parte delle Pubbliche Amministrazioni sui costi per realizzare le reti WiFi “gratuite” e sulle aziende che vengono pagate con i soldi pubblici per realizzare le infrastrutture per il WiFi.

SosTariffe, grazie ad alcuni documenti può fornirvi una approssimazione dei costi per la realizzazione di un impianto Wifi gratuito. Era prevista la realizzazione in alcuni comuni di Piacenza la rete Wifi pubblica: per motivi “politici” non è stata realizzata. Di seguito troviamo i costi:

COMUNE ABITANTI COSTO
Fiorenzuola d’Arda 13000 330.000 €
Alseno 4600 170.000 €
Castell’Arquato 4600 170.000 €
Vernasca 2500 105.000 €
Lugagnano 4200 145.000 €
Sistema di trasporto 80.000 €
TOTALE 1.000.000 €

Per coprire quindi 28.900 persone è stato stimato un costo di 1 milione di euro: ciò significa un costo medio pro capite di 34 euro circa. Molto simile a Venezia: ovviamente gli abitanti di Venezia non sono 30 mila, ma 270 mila.  La nuova rete a banda larga veneziana è stata realizzata grazie ad un investimento di 10 milioni di euro ( un investimento pubblico in quanto Venice S.p.A. è controllata al 44% dal comune di Venezia, e per il decreto Bersani questo è vietato), e grazie alla sua elevata velocità (si passerà dai 20 ai 100 Mbps) potrà essere impiegata per trasferire in rete numerosi servizi e risorse welfare. Ciò implica un costo pro capite di 37 euro. E poi bisogna sommarci la banda all’ingrosso.

Bisogna fare attenzione però al nuovo digital divide che si crea tra i cittadini dotati dei mezzi per utilizzare Internet dove è presente la copertura WiFi. Senza contare che l’accesso è alle stesse condizioni per tutti senza una discriminazione in base alle loro capacità contributive.

Occorre poi che l’uso gratuito sia possibile per tutti e quindi bisogna valutare se imporre delle limitazioni (sulla banda o sulle fascie di connesione) in modo che sia fruibile a chiunque ne abbia il diritto.

Il contributo economico pubblico per abbattere il Digital Divide non deve agevolare un operatore a discapito di un altro ma deve essere l’occasione per creare infrastrutture wholesale riutilizzabili da qualsiasi operatore a condizioni paritetiche. I presupposti perchè divenga l’ennesima occasione di arricchimento dei soliti noti a danno delle piccole aziende legate al territorio sono molti, visto il passato italiano.

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