Web e intelligence, spiati o meglio informati?

Perchè quando si parla di intelligence si parla anche di web ultimamente? Perchè tutta questa preoccupazione che sfocia in paranoia? E’ semplice, tutto sommato questo concetto non è poi tanto lontano dalla realtà dei fatti. Troppi ormai i sospetti su alcuni big del mercato che non hanno una vera e propria cura dei nostri dati personali, anzi si adoperano ad un abuso che è diventato segreto commercio e malsano mercato. Pubblicità occulta o eccesso di preoccupazione da parte nostra?

Informazione o controllo?

WikiLeaks attraverso il web ha portato alla luce delle cose. Segreti, tabù, poi nemmeno troppo inviolabili, se si pensa ai biricchini segreti di Stato italiano per esempio. Ma c’era una certa sostanza, non a caso Julian Assange è stato inseguito dal FBI in tutte le parti del mondo. Ideatore della piattaforma Assange ha messo in rete circa 250 mila documenti dotati di una certa riservatezza. Cosa che non è piaciuta alla NSA, la national Security Agency Americana che ha un certo potere in materia e che non ha potuto perdonare la fatale sventatezza. Stessa sorte di fatto è capitata a Snowden, ma è un caso offline se così lo possiamo considerare.

Web come rivelazione, web come controllo. Due lati della stessa medaglia. Da un lato la libertà di informazione, l’interconnessione in tempo reale, la primavera araba e il perforante rumore che la comunicazione anti-partito inizia a fare in Cina. Dall’altro il maxi controllo ormai nemmeno troppo celato da parte dei big del settore, che solo a citarli saremmo complici della stessa idea integrata: pubblicità mirata per tutti.

Sono due facce queste del web che si attorcigliano e si sovrappongono in un medesimo profilo. Casi curiosi sono per giunta ormai quelli delle note problematiche causate dal Bug HeartBleed, insomma anche Obama ne avalla le fondamenta dell’idea e ha detto ok, solo se usato per sfondare accessi criptati di servizi online dediti al terrorismo o alla costruzione e al commercio di armi. Un bel mistero, tutto a metà, come ogni storia digitale che si rispetti; si scioglie, si ricompone in un unico log-in e poi si scompone attraverso miriadi di banner che tracciano il nostro prossimo viaggio, il nostro prossimo libro, il nostro prossimo sentiero dentro le infinite maglie del web.

Penetrano dentro i nostri pc captando ogni nostra mossa, poi vengono graffiati da ribelli digitali come Assange e Snowden che vanno dentro i loro. Google, Apple, Facebook e tante altre istituzioni mondiali, tutti lì ad osservare come muoversi in questa maxi partita a scacchi fra dati profilati e affascinanti segreti industriali, chissà se la NSA sta seguendo anche loro e quali mosse è già in grado di prevedere. Poi se esistono applicazioni come Telegram che dichiarano che il loro punto di forza è proprio quello di impedire ai servizi segreti di intercettare le conversazioni degli utenti, allora definire nel 2014 se grazie al web si è più spiati o meglio informati è davvero un bel dilemma.

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