Vodafone, Wind e Fastweb insieme per la rete a 100 Mbps

Nonostante il terremoto in casa Fastweb, causato dal recente scandalo finanziario, avesse bloccato ogni prospettiva di New Generation Network, oggi Alessandro Longo su Repubblica rende noto che gli operatori concorrenti a Telecom hanno dato il via libera alla rete di nuova generazione in fibra ottica della velocità di 100 Megabit al secondo.

Complici anche le decisioni di Agcom sull’accesso e sui costi della rete all’ingrosso Wind (Infostrada), Vodafone (TeleTu) e Fastweb costituiranno venerdì prossimo la nuova società che avrà il compito di gestire la NGN, la rete a banda larga alternativa a quella di Telecom Italia.

I concorrenti di Telecom unificherebbero le infrastrutture già presenti, beneficiando di un notevole risparmio di costi di gestione (in primis manutenzione) e investirebbero altri 2 miliardi e mezzo di euro per raggiungere le aree scoperte, monopolio di TI.

ngn-next-generation-network

E’ sorprendente quanto sconcertante la posizione di Tiscali, fuori dai giochi del futuro, rilegata al ruolo di spettatore che subirà le conseguenze delle proprie scelte strategiche. C’è da considerare tuttavia la posizione economico-finanziaria del gruppo sardo che non permette sicuramente di esporre la società a nuovi investimenti con ritorni molto lunghi nel tempo. Probabilmente la società guidata da Soru dovrà prendere in affitto una delle NGN se vorrà rimanere nel mercato.

Telecom ovviamente non sta a guardare e già nel piano industriale erano chiari i segnali della creazione solitaria di una rete di nuova generazione.

Anche gli enti pubblici stanno sviluppando le proprie infrastrutture in partnership con gli operatori, come la Regione Lombardia con 76 milioni di Euro di investimenti e la Regione Lazio, perchè hanno capito che la fibra porterà vantaggi e risparmio nel tempo.

Mentre al nord si è in procinto di stendere decine di km di fibra ottica al centro non si è da meno: Roma e provincia in cinque anni, sosterranno una spesa (ripartita tra pubblico e privato) di centinaia di milioni di euro.

Ancora non si capisce perché il governo italiano, al contrario degli altri Stati si stia prendendo gioco della banda larga: gli annunci si susseguono anche con enti terzi pronti a finanziare e pressioni da Agcom ma alla fine i fondi destinati all’ammodernamento delle infrastrutture rimangono sempre congelati.

Ecco perchè non si può contare sul pubblico ed è giusto che una cordata di società private investano nelle infrastrutture: ci dovrà essere la fibra ottica, con buona pace dei sindacati perché il futuro dell’Italia non può rimanere appeso a un filo di rame.

il terremoto in casa Fastweb, causato dal recente scandalo finanziario, avesse bloccato ogni prospettiva di New Generation Network, oggi Alessandro Longo su Repubblica rende noto che gli operatori concorrenti a Telecom hanno dato il via libera alla rete di nuova generazione in fibra ottica della velocità di 100 Megabit al secondo.

Complici anche le decisioni di Agcom sull’accesso e sui costi della rete all’ingrosso Wind (Infostrada), Vodafone (TeleTu) e Fastweb costituiranno venerdì prossimo la nuova società che avrà il compito di gestire la NGN, la rete a banda larga alternativa a quella di Telecom Italia.

I concorrenti di Telecom unificherebbero le infrastrutture già presenti, beneficiando di un notevole risparmio di costi di gestione (in primis manutenzione) e investirebbero altri 2 miliardi e mezzo di euro per raggiungere le aree scoperte, monopolio di TI.

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E’ sorprendente quanto sconcertante la posizione di Tiscali, fuori dai giochi del futuro, rilegata al ruolo di spettatore che subirà le conseguenze delle proprie scelte strategiche. C’è da considerare tuttavia la posizione economico-finanziaria del gruppo sardo che non permette sicuramente di esporre la società a nuovi investimenti con ritorni molto lunghi nel tempo. Probabilmente la società guidata da Soru dovrà prendere in affitto una delle NGN se vorrà rimanere nel mercato.

Telecom ovviamente non sta a guardare e già nel piano industriale erano chiari i segnali della creazione solitaria di una rete di nuova generazione.

Anche gli enti pubblici stanno sviluppando le proprie infrastrutture in partnership con gli operatori, come la Regione Lombardia con 76 milioni di Euro di investimenti e la Regione Lazio, perchè hanno capito che la fibra porterà vantaggi e risparmio nel tempo.

Mentre al nord si è in procinto di stendere decine di km di fibra ottica al centro non si è da meno: Roma e provincia in cinque anni, sosterranno una spesa (ripartita tra pubblico e privato) di centinaia di milioni di euro.

Ancora non si capisce perché il governo italiano, al contrario degli altri Stati si stia prendendo gioco della banda larga: gli annunci si susseguono anche con enti terzi pronti a finanziare e pressioni da Agcom ma alla fine i fondi destinati all’ammodernamento delle infrastrutture rimangono sempre congelati.

Ecco perchè non si può contare sul pubblico ed è giusto che una cordata di società private investano nelle infrastrutture: ci dovrà essere la fibra ottica, con buona pace dei sindacati perché il futuro dell’Italia non può rimanere appeso a un filo di rame.

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