Tobin Tax: significato e novità sulla tassazione delle transizioni

La Tobin Tax è senza dubbio uno degli argomenti che negli ultimi giorni ha stimolato il dibattito tra gli analisti economici e specialisti del settore viste le recenti evoluzioni e sviluppi che hanno coinvolto anche il mondo della finanza italiana ed europea. Vediamo le ultime novità. 

Cos’è la Tobin Tax?

La Tobin Tax è essenzialmente una tassazione che viene applicata alle transazioni finanziarie i cui introiti dovrebbero andare ad alzare il gettito nelle casse dello Stato e quindi alleggerire la pressione fiscale sui cittadini meno abbienti per andare a colpire quelli che operano con somme maggiori. Da molti è stata definita una tassa alla “Robin Hood” proprio per questo fine ultimo ossia quello di togliere ai più ricchi, che quindi muovono cifre considerevoli, per dare ai meno ricchi attraverso i servizi statali.
La Tobin Tax prende il nome dal suo ideatore James Tobin (Stati Uniti) che per primo nel 1972 lanciò un’idea di tassazione sulla movimentazione di capitali dando anche una percentuale di riferimento pari al 0,5% (pur sottolineando come molti fossero i fattori che entravano in gioco e affermando più volte come questa tassa e la sua percentuale fosse solo indicativa e legata alle commistioni socio economiche del periodo).

Perchè si torna a parlare di Tobin Tax in Italia?

In Italia ad oggi non è in vigore nessun tipo di transazione sullo spostamento di capitali ma la Tobin Tax è sicuramente una definizione ben nota a chi opera nel settore. Nella cronaca economica recente infatti molte sono state le pagine dedicate a questa tassa da quando alcuni paesi dell’Unione Europea hanno deciso di farla entrare in vigore all’interno del loro territorio nazionale. Manca solo l’approvazione del parlamento Europeo e dell’Ecofin ma una volta ottenute questi via libera la Commissione Europea potrà andare a delineare in maniera più chiara e precisa quale sarà la tassazione che andrà a colpire gli spostamenti di capitali.
I Paesi che hanno aderito alla scelta di applicare una Tobin Tax sono stati: Germania e Francia in primis, Spagna, Austria, Belgio, Portogallo, Grecia, Italia, Sloveni e Slovacchia. Non è stato possibile far aderire tutti i 27 paesi dell’Unione ma visto che la legislatura, grazie al trattato di Lisbona, lo prevede questi 11 paesi potranno procedere all’elaborazione di leggi comuni e valide per tutti i capitali circolari in questi paesi.
Prima di questo esperimento europeo un altro stato ha tentato l’applicazione di una tassa sulle transazioni ossia la Svezia nel 1984, dove rimase in vigore fino al 1992 e fu tolta per una diminuzione esponenziale dei transiti di capitali e degli istituti e operatori che si essi si occupano. Il Belgio nel 2004 ha però approvato un regolamento che afferma la sua volontà all’applicazione della tassa qualora diventasse diffusa se non a livello globale almeno condiviso (come in questo caso).

Quali sono i timori di fronte alla Tobin Tax?

I timori condivisi dagli esperti sono quelli che hanno portato all’abolizione della tassazione a suo tempo in Svezia ossia la diminuzione dei transiti di capitale e quindi il conseguente abbandono del territorio da parte di investitori o istituti di credito.

Come viene però sottolineato da esperti in questo caso la riuscita potrebbe essere positiva in quanto condivisa da 11 Stati, quindi se non globale almeno parziale, ma molto rischiosa in quanto tra questi alcuni hanno una situazione molto critica da punto di vista finanziario e quindi anche difficile da gestire.

Perché l’Italia è stata indecisa fino alla fine?

In Italia il rischio più grosso, a detta degli economisti e dello stesso Ministero, sono i traffici sommersi di capitali. Rappresentando una piaga ormai nota questa tassa potrebbe andare a peggiorare ancora di più la situazione. Un altro rischio che si corre è quello relativo all’abbandono del suolo italiano da parte degli istituti di credito che però sembrerebbe abbastanza improbabile visto che non si potrebbero tenere contatti con i clienti sul territorio nemmeno se ci si trasferisse come sede fiscale in uno stato che non prevede la Tobin Tax. In definitiva per non sottostare alla tassazione si dovrebbe rinunciare a tutti i clienti e quindi al proprio business, cosa abbastanza improbabile nel contesto contemporaneo.
Uno dei dubbi invece condivisi dai banchieri di tutti gli stati coinvolti è quello dell’ubicazione fisica del luogo in cui avvengono le maggiori transazioni e scambi di azioni in Europa ossia la Borsa di Londra. La Gran Bretagna ha infatti scelto di non entrare nella convenzione lasciando quindi molte incertezze e insicurezze a riguardo.

A quanto ammonterà la tassazione?

Le percentuali non sono ancora definitive  però tutto lascia pensare che la base di partenza sarà quella data dallo schema della Commissione Europea nel 2011 ossia lo 0,1% per scambi di azioni e obbligazioni e 0,01% sui derivati.
La Tobin Tax, la cui entrata in vigore è prevista per il 2013, andrà quindi a sommarsi alla mini-patrimoniale introdotta da Governo Monti sui rendiconti bancari che dal prossimo anno arriverà alla soglia dell’1,5%.

Commenti Facebook: