TLC, la Commissione Europea tra roaming e NGN

Il gap tra le tariffe di roaming e quelle domestiche deve azzerarsi. Così Neelie Kroes in occasione del recente incontro ETNO (European Telecommunications Network Operators) a Bruxelles.

Il commissario UE all’Agenda Digitale e alle Telecomunicazioni ha parlato chiaro agli amministratori delegati delle aziende Telco europee: i prezzi del roaming sono ingiustificatamente alti e la differenza di tariffe deve arrivare a zero. Secondo Bruxelles, alla radice del problema delle tariffe di roaming c’è soprattutto la mancanza di un mercato unico realmente concorrenziale per tutti gli aspetti dei servizi telecom in Europa.

Neelie Kroes prosegue la battaglia avviata da Viviane Reding, ma assicura che la Commissione Europea non metterà nuove barriere né rivedrà i prezzi attuali all’infinito senza proporre niente di nuovo. Qualunque sarà il prossimo passo dell’UE sul roaming, ha sottolineato la Kroes, sarà parte di un impegno ampio e a lungo termine per creare un vero mercato unico digitale. Un segnale di distensione nei confronti delle compagnie di TLC rappresentate da ETNO apprezzato dal direttore Michael Bartholomew, secondo cui la Commissione Europea non agirà in senso contrario alle esigenze dei gruppi TLC.

Bartholomew ha anche invitato la Commissione a creare un ambiente di regolazione che incoraggi gli investimenti ad alto rischio nelle reti veloci e ultraveloci da parte del settore privato, ispirato a un approccio equilibrato in grado di generare un ecosistema Internet sostenibile.

La Commissione UE e le Telco non cercano dunque lo scontro, ma proprio in materia di NGN (New Generation Network) la posizione di Bruxelles appare piuttosto netta e intransigente: la raccomandazione sull’accesso alle reti di prossima generazione che illustra agli operatori di settore la futura normativa UE non permette e non può permettere vacanze regolatorie. Nessuna deroga, quindi, allo schema regolatorio messo a punto a Bruxelles, perché sarebbe contro l’interesse dei cittadini europei e delle aziende che beneficiano – e dovrebbero continuare a beneficiare – di offerte competitive sulla banda larga.

Altrettanto chiaro deve essere il ruolo delle autorità nazionali di settore. Quando un operatore dominante ha un potere rilevante nel mercato all’ingrosso e le condizioni per la regolamentazione ex ante sono soddisfatte, le Authority dovrebbe imporre l’accesso orientato ai costi a queste reti.

Questo approccio, prosegue il ragionamento della Commissione UE, migliora lo scenario competitivo consentendo ai nuovi entranti sul mercato di salire la scala degli investimenti e sviluppare gradualmente la propria infrastruttura nella rete in fibra dell’incumbent o nei cavidotti. Le autorità nazionali dovrebbe quindi essere in grado di identificare i rimedi sul mercato dell’accesso più appropriati, tenendo in considerazione il livello di competitività.

Agcom, dunque, è chiamata a fare la sua parte. Un impegno che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non sembra voler eludere, se è vero che l’Authority presieduta da Corrado Calabrò ha assicurato agli operatori alternativi a Telecom Italia che la calibrazione di nuove regole per le reti in fibra ottica sarà realizzata nel rispetto dei principi di apertura e concorrenza.

Nel corso dell’audizione OLO di giovedì 23 settembre, BT Italia, Fastweb, Tiscali, Vodafone Italia, Welcome Italia, Wind e AIIP (associazione Italiana Internet Provider) non hanno mancato di esprimere ad Agcom le loro preoccupazioni per un possibile aumento dei prezzi a seguito delle misure relative all’unbundling adottate dall’Autorità e attualmente all’esame della Commissione Europea. Calabrò ha risposto che il valore di tali misure rimane inferiore a quello dei principali paesi europei, che il prezzo proposto per il 2010 è solo di 30 centesimi superiore a quello del 2003  – «e quindi largamente inferiore al costo della vita» – e che gli adeguamenti previsti per il 2011 e il 2012 sono condizionati al miglioramento della qualità e dell’innovazione della rete. La decisione finale, ha concluso Agcom, verrà comunque presa solo dopo il parere della Commissione Europea.

le tariffe di roaming e quelle domestiche deve azzerarsi. Così Neelie Kroes in occasione del recente incontro ETNO (European Telecommunications Network Operators) a Bruxelles.

Il commissario UE all’Agenda Digitale e alle Telecomunicazioni ha parlato chiaro agli amministratori delegati delle aziende Telco europee: i prezzi del roaming sono ingiustificatamente alti e la differenza di tariffe deve arrivare a zero. Secondo Bruxelles, alla radice del problema delle tariffe di roaming c’è soprattutto la mancanza di un mercato unico realmente concorrenziale per tutti gli aspetti dei servizi telecom in Europa.

Neelie Kroes prosegue la battaglia avviata da Viviane Reding, ma assicura che la Commissione Europea non metterà nuove barriere né rivedrà i prezzi attuali all’infinito senza proporre niente di nuovo. Qualunque sarà il prossimo passo dell’UE sul roaming, ha sottolineato la Kroes, sarà parte di un impegno ampio e a lungo termine per creare un vero mercato unico digitale. Un segnale di distensione nei confronti delle compagnie di TLC rappresentate da ETNO apprezzato dal direttore Michael Bartholomew, secondo cui la Commissione Europea non agirà in senso contrario alle esigenze dei gruppi TLC.

Bartholomew ha anche invitato la Commissione a creare un ambiente di regolazione che incoraggi gli investimenti ad alto rischio nelle reti veloci e ultraveloci da parte del settore privato, ispirato a un approccio equilibrato in grado di generare un ecosistema Internet sostenibile.

La Commissione UE e le Telco non cercano dunque lo scontro, ma proprio in materia di NGN (New Generation Network) la posizione di Bruxelles appare piuttosto netta e intransigente: la raccomandazione sull’accesso alle reti di prossima generazione che illustra agli operatori di settore la futura normativa UE non permette e non può permettere vacanze regolatorie. Nessuna deroga, quindi, allo schema regolatorio messo a punto a Bruxelles, perché sarebbe contro l’interesse dei cittadini europei e delle aziende che beneficiano – e dovrebbero continuare a beneficiare – di offerte competitive sulla banda larga.

Altrettanto chiaro deve essere il ruolo delle autorità nazionali di settore. Quando un operatore dominante ha un potere rilevante nel mercato all’ingrosso e le condizioni per la regolamentazione ex ante sono soddisfatte, le Authority dovrebbe imporre l’accesso orientato ai costi a queste reti.

Questo approccio, prosegue il ragionamento della Commissione UE, migliora lo scenario competitivo consentendo ai nuovi entranti sul mercato di salire la scala degli investimenti e sviluppare gradualmente la propria infrastruttura nella rete in fibra dell’incumbent o nei cavidotti. Le autorità nazionali dovrebbe quindi essere in grado di identificare i rimedi sul mercato dell’accesso più appropriati, tenendo in considerazione il livello di competitività.

Agcom, dunque, è chiamata a fare la sua parte. Un impegno che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non sembra voler eludere, se è vero che l’Authority presieduta da Corrado Calabrò ha assicurato agli operatori alternativi a Telecom Italia che la calibrazione di nuove regole per le reti in fibra ottica sarà realizzata nel rispetto dei principi di apertura e concorrenza.

Nel corso dell’audizione OLO di giovedì 23 settembre, BT Italia, Fastweb, Tiscali, Vodafone Italia, Welcome Italia, Wind e AIIP (associazione Italiana Internet Provider) non hanno mancato di esprimere ad Agcom le loro preoccupazioni per un possibile aumento dei prezzi a seguito delle misure relative all’unbundling adottate dall’Autorità e attualmente all’esame della Commissione Europea. Calabrò ha risposto che il valore di tali misure rimane inferiore a quello dei principali paesi europei, che il prezzo proposto per il 2010 è solo di 30 centesimi superiore a quello del 2003  – «e quindi largamente inferiore al costo della vita» – e che gli adeguamenti previsti per il 2011 e il 2012 sono condizionati al miglioramento della qualità e dell’innovazione della rete. La decisione finale, ha concluso Agcom, verrà comunque presa solo dopo il parere della Commissione Europea.

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