Tim, WindTre e Vodafone bocciate nel ricorso contro la fatturazione mensile, ma ancora niente rimborsi

Il ritorno della fatturazione mensile continua ad essere uno degli argomenti da prima pagina di questi giorni per il mercato di telefonia. I giudici del Tar del Lzio, infatti, hanno respinto il ricorso dell’Asstel e delle singole società telefoniche contro la deliberà dell’Agcom. Per il momento viene sospesa l’erogazione dei rimborsi. Ecco tutti i dettagli sulla questione. 

Il Tar conferma la legittimità della delibera dell'AGCOM dello scorso marzo

Gli operatori di telefonia vengono sconfitti dal primo round della battaglia legale legata al ritorno della fatturazione mensile in sostituzione dei rinnovi ogni 28 giorni. Il Tar del Lazio, competente in materia, ha, infatti, respinto il ricorso presentato da Asstel e dai singoli operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Fastweb e Eolo) contro la delibera 121 dell'Agcom che obbligava le aziende ad adottare i rinnovi mensili già a partire dallo scorso giugno.

Sulla base di questa delibera, non rispettata dagli operatori, l'Agcom ha inflitto, lo scorso dicembre, una prima sanzione da 1 milione e 160 mila Euro ciascuno a TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Per i clienti di questi operatori doveva arrivare anche un rimborso sulla prima bolletta corretta con fatturazione mensile. Tale rimborso è legat alla restituzione di quanto i clienti hanno pagato in più, per colpa dei rinnovi ogni 4 settimane, a partire dal 23 giugno 2017.

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Il Tar ha sospeso in via cautelare l'erogazione dei rimborsi in quanto gli operatori dovrebbero affrontare degli esborsi milionari per restituire quanto effettivamente spetterebbe agli utenti. La sospensione è valida sino al prossimo 31 ottobre 2018. Entro tale data il Tar si esprimerà in modo definitivo sulla questione. Nel frattempo viene però confermata la legittimità delle sanzioni per TIM, Vodafone, WindTre e Fastweb.

Fatturazione ogni 28 giorni: il parere degli operatori

Secondo gli operatori, l'obbligo di trasparenza verso i clienti sarebbe stato onorato in quanto sono state rilasciate a ogni singolo utente tutte le informazioni legate ai costi effettivi che vengono sostenuti ogni 4 o 8 settimane. Sempre secondo gli operatori, inoltre, l'articolo 79 comma 4 del Codice delle Comunicazioni definisce che una società ha diritto a cambiare i suoi prezzi. Per le aziende, infine, la delibera dell'Agcom del marzo scorso violerebbe la libertà di impresa e trasformerebbe i prezzi in tariffe regolamentate.

Il punto di vista delle aziende è stato respinto dal Tar che, come detto in precedenza, ha confermato la legittimità della delibera dell'Agcom.

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