TFR in busta paga da marzo 2015: tutte le informazioni

Quest’anno ci sono tante novità fiscali e anche previdenziali. Ricordiamo al lettore che a partire da marzo 2015 troveremo l’erogazione del TFR in busta paga. Tuttavia, in molti si chiedono se convenga o meno richiedere il TFR in busta paga, e cosa cambierebbe? Di seguito, alcune risposte.

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A chi conviene il TFR in busta paga e chi può richiederlo?

A partire da marzo 2015, il lavoratore potrà decidere se richiedere un anticipo del TFR, aumentando oggi l’importo della busta paga.

Il TFR trattamento di fine rapporto, liquidazione o buonuscita – è una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro.

A metà ottobre 2014 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Legge di Stabilità 2015, che stanzia 0,1 miliardi per l’anticipo del TFR in busta paga. Saranno le banche a finanziare l’azienda per pagare i dipendenti che chiederanno il TFR anticipato, con la garanzia dello Stato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro articolo Legge di Stabilità: 80 euro, busta paga e TFR.

A partire dal 1° marzo 2015 sarà possibile temporaneamente, per un periodo di 3 anni, accorpare la liquidazione alla busta paga mensile. Qualunque scelta il lavoratore avrà fatto decadrà il 30 giugno del 2018, secondo come sancito dalla Legge attualmente.

C’è un dubbio però che attualmente attanaglia i lavoratori: conviene o meno chiedere il TFR in busta paga?

TFR in busta paga: chi può chiederlo?

Potranno scegliere se ricevere o no l’anticipo del TFR in busta paga soltanto i dipendenti di aziende private, restando esclusi:

  • lavoratori in aziende sottoposte a concorso;
  • lavoratori agricoli e domestici;
  • lavoratori in aziende in crisi;
  • dipendenti statali.

TFR in busta paga: tassazione, ISEE e bonus 80 euro

L’importo del TFR verrà cumulato con il reddito dello stesso periodo d’imposta: per questo motivo, sarà soggetto a  tassazione in via ordinaria. Cambiando il reddito delle famiglie, esse potrebbero rimanere fuori da certe detrazioni fiscali che attualmente gli spettano.

Questo importo sarà considerato anche ai fini del calcolo del nuovo ISEE 2015, e quindi condizionerà la possibilità di usufruire degli sgravi fiscali previsti per i nuclei familiari al di sotto di una certa soglia ISEE.

D’altronde, l’anticipo del TFR in busta paga non verrà considerato nel conteggio del bonus 80 euro e verrà escluso dal calcolo dei contributi previdenziali, dato che la quota percepita mensilmente verrà esclusa.

TFR in busta paga: conviene o no?

Ricevere in anticipo il TFR potrebbe essere una soluzione immediata per chi percepisce uno stipendio basso. Una persona che guadagna oggi 1.300 euro netti al mese, ricevendo la totalità del TFR in busta paga avrebbe a disposizione quasi 100 euro in più, la metà se l’ipotesi riguardasse soltanto il 50% del TFR.

Per molti potrebbe essere conveniente destinare il proprio TFR in un fondo pensione. Chi va in pensione adesso, lo fa ancora con il calcolo retributivo, perché aveva oltre 18 anni di contributi nel 1995; tuttavia tra pochi anni si andrà in pensione con assegni calcolati per la parte maggiore con il contributivo.

Versare il TFR ai fondi pensione, inoltre, garantisce il contributo del datore di lavoro (tra l’1% e l’1,8% della retribuzione a secondo di quanto previsto nei contratti) che invece andrebbe perso qualora si lasciasse il TFR in azienda o lo si richiedesse in busta paga.

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