Terremoti e fibra ottica: quale correlazione?

Un esperimento dimostra come la rete in fibra ottica possa essere utilizzata per analizzare i terremoti in modo capillare e a basso costo. Grazie al gruppo di lavoro di un professore italiano dell’università di Stanford, Biondo Biondi, le strutture già esistenti possono infatti essere utilizzate per catalogare correttamente anche gli eventi di bassa magnitudo e permettere uno studio più approfondito degli epicentri e delle diverse onde sismiche.

Il gruppo di lavoro di un professore di Stanford ha registrato più di 800 eventi in un anno

La fibra ottica, alleata della geofisica

La sismologia – soprattutto in un Paese come il nostro, perennemente a rischio di terremoti – è spesso soggetta a equivoci e interpretazioni errate. Accusata a torto di non saper “prevedere” un sisma – è impossibile farlo con precisione, anche se si possono studiare i diversi precursori sismici per tentare quella che negli Stati Uniti si definirebbe forecastcontinua in realtà a fare numerosi passi avanti, sfruttando nuovi approcci e tecnologie sofisticate nella speranza di poter limitare i danni di questi eventi devastanti.

Grazie a una nuova scoperta dell’Università di Stanford, anche la fibra ottica potrebbe aiutare in questo senso, fungendo da sistema di rilevazione particolarmente preciso. Grazie alla capillarità della fibra (ormai diffusa in buona parte d’Italia grazie alle offerte fibra ottica dei diversi operatori, con velocità che sfiorano 1 Gigabit/s) è possibile infatti ottenere una “fotografia” dettagliata della situazione. Questo perché la nuova tecnica di rilevazione messa a punto dall’università USA prende in esame proprio le oscillazioni che i cavi in fibra ottica subiscono in caso di terremoto.
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L’osservatorio “a basso costo” di Stanford

È un professore di Geofisica di origine italiana, Biondo Biondi (laureato al Politecnico di Milano ma a Stanford da metà degli anni ’80), a guidare il gruppo che sogna di trasformare la rete in fibra ottica in un osservatorio a basso costo “da un miliardo di sensori” per osservare e monitorare i terremoti. In particolare, i ricercatori hanno analizzato le oscillazioni sismiche in un circuito di fibra ottica lungo 3 miglia collocato sotto il campus di Stanford, utilizzando strumenti chiamati “interrogatori laser”. I sismometri sono più sensibili, ma molto meno diffusi e spesso assai costosi da costruire e mantenere in perfette condizioni, soprattutto in aree urbane.

Come fa notare Biondi, «ogni metro di fibra ottica nella nostra rete funge da sensore e il suo costo di installazione è inferiore al dollaro. Non è possibile creare una rete di sismometri con un tale livello di copertura, densità e prezzo». In questo modo sarebbe possibile analizzare anche i terremoti di entità minore con grande accuratezza, individuandone l’epicentro molto più rapidamente di prima.

L’osservatorio di Stanford, da settembre 2016, ha registrato e catalogato più di 800 eventi sismici, dal terribile terremoto messicano dello scorso settembre ai tremori più leggeri, come due con magnitudo 1.6 e 1.8, con la stessa sorgente ma con onde di ampiezza diversa.

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