Telefonia e ADSL: il fisso si usa ancora in Italia?

“Mi ami? Ma quanto mi ami?”. Il tormentone di una delle pubblicità più famose degli anni ’80 segna tutta la distanza tra l’utenza telefonica del passato e quella di oggi. La teleselezione, le fasce orarie, l’incubo delle interurbane. Adesso sembra tutto cambiato, con i minuti illimitati di conversazione verso i numeri fissi ma spesso anche i mobili e perfino le chiamate all’estero. Ma soprattutto è il momento degli smartphone e dell’addio alla vecchia cornetta, anche in casa. E allora sorge il dubbio: l’epoca del telefono fisso sta per finire?

Telefonia e ADSL: il fisso si usa ancora in Italia?

Come si fa conversazione oggi

Dando un’occhiata alle modalità alternative di comunicazione è chiaro che ci sia sempre meno interesse verso la “vecchia” telefonata, oltretutto a bassa definizione (niente di paragonabile, ad esempio, alle connessioni via VoIP che sfruttano Internet per una comunicazione più chiara e in grado di ridurre al minimo i rumori di fondo).

Per le comunicazioni più veloci, un messaggio su WhatsApp è spesso più che sufficiente; se si ha bisogno di parlare si chiama con lo smartphone, sfruttando i minuti delle varie tariffe mobili, sempre più spesso illimitati, sapendo di trovare quasi sempre il proprio interlocutore, invece di aspettare che sia in casa; e anche se si ha voglia di effettuare una chiacchierata “vecchio stile è difficile battere servizi come Skype, che consentono gratuitamente videochiamate anche all’estero. Insomma, la tecnologia sembra essere a un passo dal pensionare la cornetta una volta per tutte.

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Che cosa dicono i dati

L’interrogativo non ha una facile risposta, anche se guardando i dati degli studi relativi emerge sicuramente una realtà profondamente trasformata. Secondo l’ultimo Osservatorio della Comunicazione diffuso da AGCOM, nel secondo trimestre del 2015 c’è stato un nuovo calo delle linee totali fisse, che sono scese a 20,37 milioni. Una perdita di 510mila accessi, generata dalla perdita di 750mila accessi da parte di Telecom (TIM) e il guadagno a copertura solo parziale degli altri operatori, più 240mila.

Allo stato attuale (dati di giugno 2015, rapportati a quelli di giugno dell’anno scorso) Telecom guida a 12,08 milioni di accessi fissi, cioè il 60% della quota di mercato, ma con una perdita percentuale pari addirittura al -2,1%. Segue Wind-Infostrada, al 13,3%, con una flessione del -0,2%, Fastweb, a 10,8%, in crescita a +0,9%, Vodafone a 10,2%, in crescita con lo +0,7%, Tiscali rimane stabile sul 2%, gli altri operatori salgono (+0,8%) al 4,1% della quota di mercato. In particolare queste ultime comprendono molti servizi FWA, cioè Fixed Wireless Access (circa la metà dei nuovi accessi).

La linea fissa? Per avere Internet

A questi dati si lega quello che, per tante persone, è l’unico motivo per cui si ha ancora una linea di casa fissa: la connessione Internet, ADSL o fibra ottica che sia. Da questo punto di vista i miglioramenti ci sono, anche se ancora troppo lenti: mentre per la banda larga l’Italia è più o meno sugli standard europei, il ritardo è ancora sensibile per quanto riguarda la fibra ottica, dove nella migliore delle ipotesi ci aggiriamo circa a un terzo delle reti disponibili nel resto d’Europa.

Sempre secondo i dati AGCOM, a giugno 2015 gli accessi a banda larga e ultralarga a metà 2015 hanno superato i 14,6 milioni, con un aumento in un anno di dodici mesi di 440mila unità (da inizio 2015 il dato è invece di +270mila). In discesa le linee ADSL (-210mila), per un totale di poco inferiore ai 13 milioni, mentre gli accessi a banda larga su altre tecnologie sono aumentati di 660mila unità su base annua e di 1,3 milioni sul periodo considerato nella sua interezza.

Il dato delle ADSL peraltro non deve stupire, tenendo conto dei progressi di Internet mobile: basti pensare che i petabyte di traffico dati con questa modalità sono arrivati a 333 (erano 224 a giugno 2014), con un numero di SIM con traffico dati passato dal 40,3% di un anno fa all’attuale 45,8%, con velocità che grazie al 4G sono in grado di rivaleggiare con la fibra ottica e lasciarsi alle spalle le “semplici” ADSL.

Per quanto riguarda le quote di mercato degli accessi broadband si riflette la “classifica” delle reti fisse: prima Telecom (47,5%, -1,3%), poi Wind-Infostrada (15,4%, -0,2%), poi Fastweb (14,7%, +0,7%), Vodafone (12,7%, +0,5%), Tiscali (3,2%, -0,3%) e altri operatori (6,6%, +0,6%).

La banda ultralarga (NGA, Next Generation Access, come la fibra ottica) è ancora una percentuale bassa, solo il 7,3% delle reti a banda larga e il 5,3% di quelle totali. Va però considerato che questi dati erano rispettivamente il 6,2% e il 4,4% un anno fa, e che non c’era stata addirittura alcuna variazione tra giugno 2011 e giugno 2013: la tendenza insomma esiste, anche se stenta a decollare.

Una delle migliori offerte per chiamare i fissi

Per questo oggi le linee fisse sembrano legate a doppio filo alla qualità della connessione Internet e al basso prezzo del canone. Lo dimostrano anche le scelte degli operatori, come Vodafone, che oggi offre una promozione molto interessante: Super ADSL e Super Fibra a 25 euro al mese per sempre (di norma è 25 euro per i primi 12 mesi, poi 29 euro al mese) e chiamate verso i fissi nazionali senza limiti (invece dello scatto alla risposta di 19 centesimi).
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