Telecom vuole il monopolio della nuova rete NGN

Nonostante nel quartiere Flaming di Roma Fastweb, Vodafone e Wind abbiano inaugurato la prima centrale centrale in fibra ottica questo inizio non si può considerare come l’avvio di una rete di seconda generazione in fibra ottica.

Anche se entro luglio le tre aziende prevedono di collegare 525 edifici per un totale di 7400 unità abitative, garantendo una navigazione fino a 100 Mbps per i privati e a 1GBps per le aziende, la NewCo NGN non ha i soldi per realizzare tutto il progetto per la fibra e la cassa depositi e prestiti non può finanziare solo alcuni operatori. Ma la CDP (Cassa Depositi e Prestiti) non può finanziare neanche una società unica perché risulterebbero aiuti di Stato e si violano le direttive della Comunità Europea.

Inoltre, dopo le numerose proposte avanzate da Fastweb, Vodafone e Wind a Telecom Italia per l’adesione al piano “Fibra per l’Italia”, Telecom ha sempre risposto negativamente continuando a procedere con il suo progetto parallelo che stima la copertura del 65% degli accessi fissi entro il 2016 con NGNA.

Se Telecom non è d’accordo difficilmente si potrà costruire una seconda rete alternativa in quanto essa non permetterà di generare redditività se non si “costringe” tutti a passare in fibra.

Proprio le centrali Telecom, ancora dotate in gran parte del doppino in rame, non permettono la realizzazione di una seconda rete in quanto non ci sono i soldi per farla e non possono essere presi in prestito perché non li si potrebbe restituire.

Inoltre creando una nuova rete l’Antitrust potrebbe rivedere le regole e permettere a Telecom di fissare il prezzo che vuole sul rame, visto che c’è una seconda rete alternativa, con il risultato che tutte le zone fuori dai 15 principali centri urbani non avrebbero altra linea voce e adsl al di fuori di Telecom.

Ecco che se Telecom continua nel proprio progetto parallelo, è l’unica società in grado di realizzarlo grazie anche all’infrastruttura attuale che copre il 99,5% del territorio contro lo 0,5% dei cavi posati dai competitor.

nel quartiere Flaming di Roma Fastweb, Vodafone e Wind abbiano inaugurato la prima centrale centrale in fibra ottica questo inizio non si può considerare come l’avvio di una rete di seconda generazione in fibra ottica.

Anche se entro luglio le tre aziende prevedono di collegare 525 edifici per un totale di 7400 unità abitative, garantendo una navigazione fino a 100 Mbps per i privati e a 1GBps per le aziende, la NewCo NGN non ha i soldi per realizzare tutto il progetto per la fibra e la cassa depositi e prestiti non può finanziare solo alcuni operatori. Ma la CDP (Cassa Depositi e Prestiti) non può finanziare neanche una società unica perché risulterebbero aiuti di Stato e si violano le direttive della Comunità Europea.

Inoltre, dopo le numerose proposte avanzate da Fastweb, Vodafone e Wind a Telecom Italia per l’adesione al piano “Fibra per l’Italia”, Telecom ha sempre risposto negativamente continuando a procedere con il suo progetto parallelo che stima la copertura del 65% degli accessi fissi entro il 2016 con NGNA.

Se Telecom non è d’accordo difficilmente si potrà costruire una seconda rete alternativa in quanto essa non permetterà di generare redditività se non si “costringe” tutti a passare in fibra.

Proprio le centrali Telecom, ancora dotate in gran parte del doppino in rame, non permettono la realizzazione di una seconda rete in quanto non ci sono i soldi per farla e non possono essere presi in prestito perché non li si potrebbe restituire.

Inoltre creando una nuova rete l’Antitrust potrebbe rivedere le regole e permettere a Telecom di fissare il prezzo che vuole sul rame, visto che c’è una seconda rete alternativa, con il risultato che tutte le zone fuori dai 15 principali centri urbani non avrebbero altra linea voce e adsl al di fuori di Telecom.

Ecco che se Telecom continua nel proprio progetto parallelo, è l’unica società in grado di realizzarlo grazie anche all’infrastruttura attuale che copre il 99,5% del territorio contro lo 0,5% dei cavi posati dai competitor.

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