Tasso fisso o variabile: quando effettuare il passaggio conviene

Chi ha già attivato un mutuo per comprare la prima casa se lo può già essere chiesto: tasso fisso o variabile? Soprattutto ci si può chiedere se è conveniente passare dal tasso variabile al tasso fisso. Il tasso d’interesso totale del mutuo a tasso fisso è sicuramente più alto, ma in alcuni casi può essere più conveniente di quello variabile.

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Soprattutto in quest’ultimo periodo le banche stanno invitando i clienti a passare dal tasso variabile a quello fisso. La motivazione principale  risiede nello spread bancario più basso per i mutui a tasso variabile. La richiesta del passaggio sarebbe andata soprattutto a chi ha acceso un mutuo a tasso variabile prima della crisi finanziaria, in Italia nel settembre 2011, periodo in cui lo spread sui BTP italiani, ma anche quello legato ai titoli, hanno iniziato a lievitare.

Se è vero che lo spread bancario è ciò che guadagna la banca sul mutuo allora è facilmente intuibile perché gli Istituti di Credito vogliono che chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile prima del 2011 passi al tasso fisso. All’epoca lo spread bancario era molto più basso, circa l’1%, per i mutui variabili e dunque passando al fisso questo aumenterebbe notevolmente. In questo modo anche il tasso d’interesso totale passerebbe, ad esempio, dal 2% al 5%.

Dunque quali sarebbero i vantaggi del tasso fisso? Effettuare questo passaggio può convenire? Il principale aspetto conveniente sta nella garanzia e nella sicurezza offerti da un mutuo di questo genere. Il tasso d’interesse, infatti, qualsiasi cosa succeda in futuro non potrà cambiare, come la rata del mutuo che rimarrà invariata.

Ovviamente prima di sottoscrivere un mutuo è meglio fare i conti con le proprie entrate: la prima cosa da verificare è capire se ciò che si guadagna può coprire la rata del mutuo.

 

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