Tasse, le novità 2020 introdotte dalla manovra

I ritocchi sono finiti, dopo l’approvazione del Senato del 16 Dicembre il testo della Manovra finanziaria 2020 è definitivo, così come lo sono le nuove tasse che introdurrà e che tanto hanno fatto discutere nei mesi scorsi. Tra rimodulazioni e rinvii sono state confermate la Robin Tax, la Plastic e la Sugar Tax, il provvedimento sulle auto aziendali e la tassa sulle scommesse. Vediamo i dettagli

Le nuove tasse della Manovra 2020

Il carico di spese per gli italiani si va prospettando più pesante dal 2020, nel Decreto fiscale, approvato dal Senato il 16 Dicembre e nelle mani della Camera per la firma, sono contenute ben 5 nuove tasse. Ci sono volute 14 ore di discussione per riuscire a sciogliere gli ultimi nodi relativi al provvedimento. Ormai, salvo intese, il testo approvato dal Senato sarà quello definitivo, anche perché i tempi per non incorrere nell’esercizio provvisorio. Ecco quindi quali saranno le nuove imposte fiscali e come incideranno sulle tasche dei contribuenti.

Le 5 tasse introdotte da questa Legge di Bilancio saranno:

  • Auto aziendali
  • Plastic Tax
  • Robin Tax
  • Sugar Tax
  • Tassa sulla fortuna

Nel corso della discussione sono state spesso riviste le cifre e le condizioni proposte per ciascuno di questi provvedimenti, quindi potreste avere le idee un po’ confuse. Ecco cosa prevede il testo definitivo per ciascuna imposta e come sono stati modificati per raggiungere un accordo tra le parti politiche.

Cosa prevede la tassa sulle auto aziendali

Rivista e ridotta l’azione di prelievo fiscale sulle auto aziendali. Il provvedimento non entrerà in vigore prima di giugno 2020 e interesserà solo le auto di nuova immatricolazione, è stato calcolato che questo posticipo costerà 330 milioni di euro di gettito (che saranno recuperati dalle accise sul carburante).

Anche i fringe benefit sono stati ritoccati, si va dal 25% per le auto a basse emissioni fino al 60% per quelle più inquinanti. L’imposta prevedete in tutto 4 fasce di imposta collegate al grado di inquinamento del veicolo:

  • 25% sulle auto con emissioni CO2 inferiori a 60 g/km
  • sale al 30% per le vetture con emissioni tra 60 g/km e fino a 160 g/km
  • da 160 g/km e sino a 190 g/km l’imposta cresce fino al 40% nel 2020 e al 50% dal 2021
  • da 190 g/km in su sarà del 50% nel 2020 e del 60% nel 2021

Depotenziata la Plastic Tax

Questa imposta è stata al centro di agguerriti dibattiti tra esponenti politici di ogni schieramento e ambientalisti. La proposta iniziale chiedeva una tassa di 1 euro per ogni chilo di plastica non riciclabile prodotto. Il partito di Matteo Renzi in particolare ha tentato in ogni modo di far cancellare questo provvedimento e quello della tassa sulle bevande analcoliche contenenti zuccheri.

La tassa così com’era stata ipotizzata in prima battuta avrebbe dovuto portare un gettito pari a 1.1 miliardi di euro nel 2020 e 2.2 miliardi nel 2021 e doveva entrare in azione dal aprile 2020. La prima modifica riguarda proprio il rinvio a luglio per la partenza dell’imposta. La seconda azione di depotenziamento è stata la riduzione del 85% dell’imposta, da 1 euro di tassa al chilo si è passati a 0.45 euro. Secondo i calcoli quindi porterà solo 140 milioni il prossimo anno.

Il provvedimento riguarderà tutti gli imballaggi primari monouso, cioè non riutilizzabili. Sono invece esclusi dall’imposta i prodotti in plastica riciclata e quelli misti, purché la percentuale di plastica contenuta sia inferiore al 40% L’emendamento che chiedeva l’esclusione dall’imposta dei dispositivi medici e delle confezioni di medicinali e preparati medicali è stato accolto. I tentativi di estendere l’eccezione anche al tetrapak sono falliti e gli involucri di questa plastica sono rientrati tra i materiali soggetti alla plastic tax. In questo caso le rimodulazioni hanno portato ad una riduzione di quasi 767 milioni di euro del gettito previsto.

Cos’è la Robin Tax e quanto vale

Il nome con cui viene presentata questa imposta richiama proprio Robin Hood, il famoso ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri. In realtà l’aumento dell’imposta Ires avrà delle ripercussioni proprio sui contribuenti. L’Ires infatti è una tassa che riguarda i concessionari di servizi pubblici, in modo diretto quindi comporterà un passaggio dell’aliquota dal 24% al 27% per:

  • acque minerali
  • aeroporti
  • concessionari di autostrade
  • elettricità
  • ferrovie
  • porti
  • telecomunicazioni
  • sono esclusi solo i concessionari balneari e quelli di piattaforme petrolifere

La realtà sarà un po’ differente però, infatti anche se si tratta di un’imposta che andrà direttamente a pesare sui concessionari pubblici sarà indirettamente pagata dai contribuenti. Questo è quanto si aspettano le associazioni dei consumatori quanto meno. Rincari in bollette dell’energia elettrica, sugli stalli portuali, sui costi dei biglietti aeri di navi e treni, nonché rimodulazioni dei contratti di telefonia mobile e fissa. Non ci sono ancora dei conteggi precisi sulla cifra che quest’aumento del 3% dell’Ires porterà allo Stato ma si parla di 647 milioni circa nel 2020 e 370 milioni nel 2021 e nel 2022.

Gli aumenti sul carburante dal 2021

Come già annunciato per sopperire a tutti i tagli alla Manovra un emendamento ha proposto un rincaro delle accise sul carburante. Se l’aumento delle clausole di salvaguardia è stato sterilizzato nel 2020, dal 2021 al 2024 non si scampa. La stangata su diesel e benzina arriverà dunque, a meno di cambiamenti in corsa, dal 2021. Anche in questo caso le cifra sono ballerine e di potrà capire di più solo a gennaio.

All’inizio si parlava di 50 milioni nel 2021 e di 300 milioni tra il 2022 e il 2024. La modifica approvata dovrebbe aver portato a quasi 1 milione nel 2021 gli introiti da questa fonte, nel 2022 si dovrebbero assestare sulla stessa cifra e poi salire a 1.822 milioni nel 2023 e a 1.543 nel 2024. Anche qui le cifre restano da definire, quello che è certo è che saranno soldi che proveranno dai rifornimenti benzina dei cittadini.

Sugar Tax

Questo provvedimento introduce una tassa di 0.10 euro al litro per le bevande analcoliche zuccherate. Italia Viva si è opposta sia a questa imposta che alla Plastic Tax, ma non è riuscita ad ottenerne la cancellazione. L’approvazione del Senato però ha posticipato l’introduzione della Sugar Tax a ottobre 2020. Nel testo originale doveva partire da gennaio, questi 9 mesi di ritardo hanno comportato una riduzione del gettito previsto di 175 milioni di euro.

Stando ai consumi di bevande analcoliche registrati in Italia nel 2018, questa tassa andrà a incidere sopratutto sulle tasche dei cittadini delle Isole e delle regioni del Sud Italia. In Sicilia e Sardegna infatti si spende il 18.3% in più rispetto al resto di Italia  in bevande di questo tipo, nel Sud il 3.4%. Il Nord Est invece ha un record negativo del -10.4% di spesa rispetto alla media nazionale.

Gli analisti hanno sottolineato come questa tassa colpisca in particolare i ceti più poveri che hanno anche i problemi maggiori per quanto riguarda obesità e diabete. La Sugar Tax così concepita non è un’invenzione italiana, anzi fu introdotta per la prima volta nei Paesi del Nord Europa.

Tassa sulla fortuna

Infine c’è la quinta tassa, quella su gratta e vinci e lotterie autorizzate. In questo caso nessuna rimodulazione ma un’imposta del 20% sulle vincite superiori a 500 euro derivanti dai giochi legalizzati. Da questa tassa ci si aspetta quasi 310 milioni di introiti ed è stata da molti segnalata come la toppa per compensare le riduzioni e rimodulazioni apportate agli altri provvedimenti in Manovra.

La nuova  imposta sarà attiva dal marzo 2020 e sarà applicata sia a giochi come il Supernalotto, Superstar e lotterie nazionali che ai Gratta e vinci e simili. Da metà gennaio invece sarà attivo l’aumento dell’aliquota per videolottery  al 20% ma per vincite dai 200 euro in su, mentre per le slot machine si parla di un pay out ridotto del 3%.  Dal 2021 inoltre il Governo potrebbe anche tassare del 15% i premi superiori ai 25 euro.

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