Tasse comunali 2015

Secondo un recente studio della CGIA di Mestre, come conseguenza della spending rewiew molti Comuni italiani subiranno un taglio importante, il cui si tradurrà quasi sicuramente in tasse comunali 2015 più salate per i contribuenti. Ecco i Comuni che saranno più tassati nel 2015.

tasse comunali 2015
La spending review causerà un aumento delle tasse comunali 2015

La CGIA di Mestre ha analizzato dati del Ministero degli Interni, scoprendo una situazione al dir poco sconfortante riguardo i tagli che i Comuni italiani subiranno quest’anno a causa della spending rewiew, e che impatteranno nelle tasse comunali 2015.

La manovra di riduzione della spesa pubblica che il Governo ha intenzioni di mettere in atto determinerà una diminuzione della spesa che i Comuni avranno a disposizione per i propri cittadini; è scontato poi, quale sarà l’effetto finale: per fare cassa e offrire gli stessi servizi erogati negli anni precedenti, le amministrazioni dovranno aumentare le imposte comunali.
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Imposte comunali: quali sono?

Il Governo Letta ha introdotto l’IUC: Imposta Unica Comunale, che non è un tributo in sé ma raggruppa tutte le tasse relative agli immobili commerciali ed abitativi. E’ composta da tre tasse:

  1. TASI, l’imposta sui servizi indivisibili che sostituisce la vecchia TARSU e si paga sulla prima casa;
  2. IMU, l’Imposta Municipale Unica che è una patrimoniale sugli immobili di ogni genere, e NON si paga sulla prima casa;
  3. TARI, che è una tassa legata ai servizi offerti dal comune.

E’ in studio però l’introduzione della Local Tax, ovvero una tassa unica che andrebbe a sostituire una serie di tasse comunali a partire dal 2016, e che porterebbe 26 miliardi di euro nelle casse dei Comuni italiani, secondo la CGIA.

La nuova Local Tax dovrebbe entrare in vigore nella seconda metà del 2015, e promette semplificare la vita ai contribuenti con un pagamento unico, evitando che si ripetano le situazioni di caos e confusione che si sono verificate l’anno scorso con il calcolo TASI 2014 e le sue scadenze che cambiavano a seconda del comune. Il bollettino precompilato non arriverà però prima del 2016.

Perché il Governo riduce la spesa degli italiani?

Le modalità di finanziamento dei Comuni Italiani hanno subito, negli ultimi anni differenti interventi di revisione, come spiega la CGIA. La prima modifica risale al 2011 con la riforma del federalismo municipale, che ha eliminato tutti i trasferimenti finanziari dallo Stato Centrale ai Comuni, sostituendoli con un «Fondo di solidarietà comunale» creato ad hoc. Questo fondo viene, a sua volta, alimentato quasi completamente dalle risorse economiche che i Comuni inviano allo Stato Centrale, ricavate dal gettito IMU ad aliquota base.

La funzione del Fondo di Solidarietà comunale, ricorda la CGIA, è quella di garantire a tutti i cittadini l’erogazione dei servizi fondamentali e di compensare le differenti capacità di spesa che si verificano tra i singoli comuni. Le risorse di questo Fondo di solidarietà comunale vengono assegnate considerando la spesa storica sostenuta dai municipi, e stimando il costo dei fabbisogni standard, per essere integrate poi a livello comunale dalle entrate dei singolo comuni, che derivano dalle tasse sulla casa (ovvero la porzione di IMU ottenuta dalla specifica aliquota comunale, la TARI, la TASI e le addizionali comunali IRPEF).

Il Fondo di solidarietà comunale, d’altronde, ha subito parecchi tagli nel corso degli scorsi anni; nel 2013 la Legge Stabilità assegnava 6,5 miliardi di euro a questo fondo, di cui 4,7 mld erogati dai Comuni e 1,8 mld erogati dallo Stato. Nel 2015 però l’ultima Legge Stabilità ha deciso una taglio di 1,2 mld di euro, e poi successivamente sono stati tolti altri 288 milioni di euro dal fondo.

I comuni più tassati nel 2015

Secondo lo studio della CGIA di Mestre, le risorse a disposizione dei Comuni saranno tagliate ulteriormente nel 2015 di 1,5 mld di euro; l’analisi ha preso in esame soltanto i capoluoghi di provincia, ovvero 108 Comuni, ritenuti rappresentativi della situazione di tutto il territorio.

Il maggior taglio alle risorse economiche dei Comuni si verificherà a Napoli che, rispetto al 2014, adesso avrà a disposizione 50,8 milioni di euro in meno; a Roma invece è stato deciso un taglio pari a  46,7 milioni di euro, mentre a Milano spetteranno quest’anno 36 mln di euro in meno.

Dal punto di vista del cittadino, i tagli previsti sono i seguenti:

  • Cosenza, con 54 euro pro capite, in meno;
  • Napoli e Siena, con 51 euro pro capite in meno;
  • Firenze, con 50 euro pro capite in meno;
  • Milano, con 27 euro pro capite in meno;
  • Roma con 16 euro pro capite in meno;

Nuovo aumento sulle tasse comunali?

Per il Segretario Generale della CGIA, Giuseppe Bortolussi, l’effetto della spending rewiew sui cittadini è evidente :ci sarà quasi sicuramente un aumento delle tasse comunali.

In effetti, secondo la CGIA i Comuni, per fare cassa, saranno costretti a incrementare l’imposizione su TASI (o eventualmente le aliquote, almeno nei casi in cui non siano già ai loro livelli massimi), IMU e TARI. Questo nuovo aumento non solo colpirà le famiglie  ma anche i commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori.

Già nel 2014 come rivelato dall’ufficio della UIL Servizio politiche territoriali, la TASI sulla prima casa è risultata più costosa della vecchia IMU per un terzo delle famiglie italiane, mentre la TARI è passata dai 225 a 320 euro in 5 anni.

Peggio ancora l’addizionale comunale IRPEF che è risultato più salato che TASI e TARI insieme. Secondo la CGIA la media della TASI per un’abitazione principale si è aggirata intorno ai 150-170 euro, e per la TARI si sono spesi 300-350 euro circa; così una famiglia di 3 persone nel 2014 avrebbe versato al Comune di residenza circa 500 euro.

Invece, tra addizionali comunale e regionale, un impiegato nel 2014 avrebbe pagato 732 euro, un autonomo 924 euro, un quadro 1.405 euro e un dirigente 3.583 euro. L’unico che avrebbe versato più TASI e TARI che IRPEF è un operaio, per cui le addizionali sono pesati in media 430 euro, ovvero 70 euro in meno di TASI + TARI.
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