Tassa occulta sui conti correnti: 10 miliardi di risparmi degli Italiani

La tendenza all’immobilismo dei risparmi degli italiani, sempre meno inclini ad investimenti e sempre più propensi ad accumulare denaro nel conto corrente, comporta una serie di rischi per i risparmi stessi. C’è, inoltre, da considerare il ruolo dell’inflazione che, di fatto, può trasformarsi in una vera e propria “tassa occulta” sui conti correnti degli italiani. Nel solo 2018, l’inflazione si è tradotta in una “tassa” da 10 miliardi di Euro per i risparmiatori italiani. 

L'immobilismo dei risparmi può trasformare l'inflazione in una vera e propria tassa occulta

La gestione dei risparmi rappresenta un elemento molto importante della vita di tutti gli utenti che hanno un conto corrente. A seconda dell’effettività liquidità disponibile, i correntisti delle banche italiane possono optare per diverse soluzioni. La maggior parte degli Istituti bancari del nostro Paese propone costanti servizi di consulenza per incentivare i risparmiatori ad investire nel modo corretto e far fruttare il proprio conto in banca.

Con il tasso di riferimento Bce ancorato a zero, per registrare un incremento del valore del denaro conservato nel conto corrente, i risparmiatori, che non intendono avviare investimenti di qualsiasi tipo, possono puntare sull’attivazione di un vincolo su parte del proprio denaro andando ad aprire un conto deposito.

Scegliendo il miglior conto deposito disponibile, in relazione a quelle che sono le proprie reali esigenze, è possibile sfruttare un tasso di interesse favorevole e registrare un piccolo guadagno senza dover affrontare i rischi tipici degli investimenti. Il conto deposito è un’opzione che non sempre viene presa in considerazione dai risparmiatori italiani, un po’ per la necessità di dover attivare un vincolo, un po’ per i tassi d’interesse non elevatissimi ed un po’ per la scarsa conoscenza di questo tipo di prodotto.

Rinunciare agli investimenti ed alla possibilità di sfruttare un conto deposito per ottenere, anche solo un piccolo guadagno, comporta un notevole immobilismo della liquidità. Sono, infatti, tantissimi i conti correnti in cui i risparmi vengono accumulati in attesa “di tempi migliori” e di reali soluzioni “a rischio zero” che possano garantire una certa dose di remunerazione al risparmiatore.

Come evidenziato da una recente indagine di Banca d’Italia, la gestione di un conto corrente costa, in media, 79 Euro all’anno per un conto corrente tradizionale e 15 Euro all’anno per un conto corrente online. Questi costi “fissi” non fermano i risparmiatori italiani dall’accumulare liquidità nel proprio conto evitando di optare per soluzioni più remunerative.

Ricordiamo, in ogni caso, che, per chi ha intenzione di non effettuare investimenti con i propri risparmi e di non vincolare anche solo una parte della liquidità disponibile in un conto deposito, l’opzione migliore è rappresentata dalla scelta del miglior conto corrente a zero spese che consente di annullare qualsiasi costo di gestione.

Per individuare la migliore opzione tra le tante alternative presenti tra i conti correnti a zero spese è possibile consultare il comparatore di SosTariffe.it per conti correnti che offre una panoramica completa su tutte le opzioni attualmente disponibili. Direttamente dal comparatore è anche possibile procedere all’apertura online del conto, minimizzando sia i costi del conto stesso che i tempi d’attesa per la sua apertura.

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Il ruolo dell’inflazione

Secondo le più recenti rilevazioni di Bankitalia, datate fine 2018, tra conti correnti, depositi e biglietti, in Italia c’è una liquidità di quasi 1.400 miliardi di Euro. In 10 anni, quindi a partire dal 2008 (data simbolo della crisi economica che ha colpito l’Europa), si è registrato un incremento di liquidità di circa 300 miliardi di Euro. Come evidenziato dai dati di Bankitalia, inoltre, il trend di crescita della liquidità è in costante incremento nel corso degli ultimi anni nonostante il clima generale dei mercati sia stato particolarmente favorevole, con poche e brevi eccezioni, in questo periodo di tempo.

Questa tendenza all’immobilismo dei capitali ed all’accumulo dei risparmi comporta una considerevole esposizione alla liquidità che, inevitabilmente, si traduce in una serie di rischi considerevoli per i risparmiatori che rischiano di dover fare i conti con una lunga serie di potenziali problemi che, molto spesso, vengono sottovalutati, sia nel breve che, soprattutto, nel lungo periodo.

Sui depositi nei conti correnti, infatti, c’è sempre da considerare i rischi rappresentati dalle normative sul bail in che, per il salvataggio di una banca, comportano il coinvolgimento esclusivo e diretto di azionisti, obbligazionisti e correntisti dell’Istituto stesso. Potenzialmente, quindi, una banca in condizione finanziaria non ottimale può rappresentare un rischio davvero considerevole per i risparmiatori e per i loro risparmi “al sicuro” nel proprio conto.

C’è, inoltre, da tenere sempre d’occhio il rischio di una tassazione patrimoniale (estremamente difficile attualmente considerando l’orientamento politico di esecutivo e Parlamento). Una possibile patrimoniale potrebbe tornare d’attualità in futuro anche in considerazione delle enormi difficoltà finanziarie in cui versa, ad oggi, lo Stato italiano che deve fare i conti con gli effetti di anni di politiche di deficit e con una crescita prossima allo zero, con il rischio recessione sempre dietro l’angolo.

Un altro fattore da considerare, tra i rischi legati all’esposizione alla liquidità dei risparmiatori, è rappresentato da quella che può essere considerata come una vera e propria “tassa occulta”, ovvero l’inflazione. Molto spesso, infatti, i risparmiatori sottostimano l’impatto del rialzo dei prezzi che, a dir la verità, negli ultimi anni è stato decisamente più contenuto rispetto al passato. Nel 2018 si è registrata una crescita superiore all’1%, un valore comunque inferiore alla media dell’area Euro che però va sempre tenuto conto.

In assenza di rendimenti per la liquidità depositata nei conti, come sottolineato da IlSole24Ore in una lunga analisi legata a questa particolare tendenza del mercato finanziario e dei comportamenti di risparmiatori, l’inflazione ha di fatto bruciato quasi 10 miliardi di Euro trasformandosi in una vera e propria “tassazione occulta”.

Di fatto, l’inflazione può rappresentare, considerando l’enorme liquidità ed il suo sostanziale immobilismo nei conti italiani, un vero e proprio costo implicito che arriva quasi ad obbligare i risparmiatori ad attuare, sfruttando consulenze professionali e tutti gli strumenti a propria disposizione presenti nel settore finanziario italiano, delle “strategie alternative” che coinvolgano almeno una parte di liquidità depositata. Tra i target principali per i risparmiatori ci devono essere soluzioni di investimento sicure ed a bassa volatilità che possano garantire un rendimento anche minimo oltre che minimizzare o annullare del tutto il rischio di perdite durante l’investimento.

Come dichiarato da Matteo Serio, direttore commerciale e socio AcomeA Sgr, ad IlSole24Ore ad oggi i fondi di liquidità tradizionali hanno una resa praticamente nulla in quanto presentano “strategie poco diversificate e concentrate su aree specifiche. Invece, ci sono fondi, ancora poco diffusi in Italia, che vanno a ottimizzare la gestione della liquidità a livello globale, in base alle differenti curve dei rendimenti, e i ritorni sono positivi”

La scarsa “educazione finanziaria” dei risparmiatori italiani

Uno degli aspetti centrali alla base di questa particolare tendenza nella gestione dei propri risparmi è rappresentato dalla scarsa “educazione finanziaria” dei risparmiatori italiani, sostanzialmente scettici verso soluzioni alternative che possano massimizzare i rendimenti a fronte di rischi pressoché nulli.

Questo fattore gioca un ruolo centrale nelle scelte di gestione finanziaria degli italiani e può comportare, di conseguenza, l’obbligo di dover fare i conti con elementi come l’inflazione che, come confermano i numeri, si traduce in una sorta di tassazione occulta per i piccoli risparmiatori.

Come sottolineato da Serio, nelle dichiarazioni rilasciate ad IlSole24Ore, ad influenzare il comportamento dei risparmiatori italiani troviamo un altro fattore molto  importante che va ad aggiungersi a quanto sottolineato in precedenza. “Un altro fatto che spinge gli italiani a essere molto liquidi è la scarsa copertura assicurativa. Siamo un popolo che, se escludiamo la copertura obbligatoria per l’auto, ricorre poco frequentemente ad altre coperture. Si tengono i soldi sul conto per far fronte alle emergenze ma non è una soluzione efficiente”

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