Tasi, mancano le aliquote e giugno si avvicina. Quanto bisognerà pagare?

Un ripasso: l’Imposta Unica Comunale (Iuc) stabilita dal Governo Letta è composta da Imu (tassazione sulla proprietà dell’immobile), Tari (ex Tares e Tarsu, tassa sui rifiuti) e Tasi (imposta sui servizi indivisibili). Proprio quest’ultima rischia di mandare in tilt i calcoli di proprietari e inquilini, mentre la scadenza di giugno si avvicina.

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La maggioranza dei Comuni non ha ancora stabilito le aliquote e la ripartizione

La Tasi, infatti, deve essere divisa tra proprietari e inquilini; ai primi tocca pagare dal 70 al 90% del tributo, ai secondi quanto rimane, e cioè dal 10 al 30%, secondo quanto fissato dai Comuni, che in moltissimi casi non hanno ancora deciso (i municipi che hanno deliberato al riguardo, secondo una verifica di Confedilizia, sono appena poco più di novecento).

Non solo: il Comune dovrebbe deliberare anche l’aliquota con cui viene calcolato l’ammontare da suddividere, visto che il termine, in origine in scadenza al 30 aprile, è stato prorogato al 31 luglio dal decreto Salva Roma. In questo caso, però, la legge di Stabilità impone il versamento del 50% dell’aliquota base, pari all’1 per mille.

Sulla ripartizione proprietari/inquilini, però, l’intervento dei Comuni è necessario. C’è chi, come Confedilizia, consiglia ai proprietari di pagare il minimo, cioè il 70% del dovuto. Esaminando le prime 300 delibere, si coglie immediatamente la mancanza di omogeneità: tanto che, secondo Guglielmo Loy della segreteria UIL, «basterebbe che ogni comune optasse per dieci tipi di Tasi e già il tributo prenderebbe più di 75 mila forme diverse».

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