Tariffe acqua: +6,3% nel 2013. Grandi differenze nel servizio tra Province

Federconsumatori ha analizzato le tariffe acqua e la corretta applicazione della Carta dei Servizi. L’indagine, condotta dal CREEF – Centro ricerche economiche educazione e formazione dell’associazione – evidenza l’elevata differenza delle tariffe e dei tempi del servizio (dall’allacciamento ai reclami) tra le diverse province. Nel 2013, in media, una famiglia ha speso per l’acqua circa 240 euro su base annua, che significa un rincaro de 6,3% rispetto al 2012, ma del +67% rispetto il 2000.

bollette acqua, in toscana i prezzi più alti, in Puglia i servizi più scadenti
Tariffe acqua: a Lecco il maggio rincaro, in Toscana le più salate, in Puglia i servizi peggiori.

Lo studio del CREEF ha monitorato 112 città capoluogo di provincia (su 113). Secondo i risulti dell’indagine, una famiglia di 3 persone, per un consumo annuo pari a 150 metri cubi, ha sostenuto una spesa media di 241 euro nel 2013, ovvero il 6,3% in più rispetto al 2012. Detto in un’altra maniera, il servizio idrico integrato costa in media 1,60 euro per metro cubo di acqua misurata.

Per quanto riguarda la composizione della spesa, il CREEF suddivide i costi in bolletta acqua in questa maniera:

  • quota fissa: 9% della bolletta; costo medio 21,9 euro;
  • costo del servizio acquedotto: 41% del totale; costo medio 98,8 euro;
  • costo del servizio di fognatura: 13 % del totale; costo medio 30,99 euro;
  • depurazione : 28% del totale; costo medio 67,1 euro;
  • l’IVA al 10%: pari a 21 euro.

Aumento tariffe acqua: a Lecco +13,4%

Nell’ultimo biennio, il rincaro medio delle tariffe acqua è stato del 6,3%, per un importo medio di 15 euro.

L’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico ha riconosciuto l’aumento su 61 città, tra cui il più salato si registra a Lecco (+13,4%), mentre il minor rincaro si è verificato a Monza (+0,2%).

Confrontando la bolletta acqua del 2013 con quella del 2000 però, l’aumento è del 67%, mentre l’indice dei prezzi è cresciuto del 30%. “L’aumento medio della bolletta nell’ultimo decennio è stato il doppio rispetto alla crescita dell’inflazione”, ricorda Federconsumatori.

In Toscana le bollette più salate

In linee generale, pagano di più per l’acqua le province del Centro Italia, dopo il Nord Est e il Sud e le Isole. E’ il Nord Ovest l’area in cui si paga di meno per il servizio idrico.

A livello di città, le maggiori spese annue per l’acqua si verificano in Toscana, con Pisa (381 euro), Siena e Grosseto (379 euro) ai primi posti, ma anche Enna (369 euro), Prato, Pistoia e Firenze (365 euro), Livorno (362 euro), Urbino e Pesaro (359 euro).

Tra le città dove l’acqua è più economica, invece, si trovano Isernia (86 euro), Milano (88 euro), Cosenza (110 euro), Campobasso (126 euro), Monza (128 euro), Alessandria (129 euro), Varese (132 euro), Imperia (133 euro), Catania e Como (138 euro).

Grandi differenze nella qualità del servizio tra province: pessima in Puglia

Il CREEF ha analizzato l’applicazione degli standard contenuti nella Carta dei Servizi, evidenziando fortissime differenze tra le province e città.

Per l’allacciamento, ad esempio, i cittadini della Puglia devono aspettare 126 giorni, mentre a Benevento 2 giorni. La media nazionale è di 36 giorni.

A Benevento si aspetta un giorno per l’attivazione della fornitura, ma due mesi a Cosenza. La media nazionale in questo caso è di 9 giorni.

Anche in Puglia si verificano le più lunghe attese per la rettifica di fatturazione, con ben 252 giorni contro i 2 giorni di Padova. La media nazionale è di 53 giorni.

Quando la tempistica di attivazione della fornitura non viene rispettata, nel 92% dei casi è prevista un’indennità. In 91 delle 112 città analizzate si applicano rimborsi per mancato rispetto degli standard, per un valore medio di 30 euro

Per quanto riguarda la risposta ai reclami scritti (senza sopralluogo), troppe differenze ancora: ad Alessandria rispondono il giorno stesso ma a Belluno i consumatori aspettano 63 giorni.

I rimborsi sono solo su richiesta nel 72% dei casi, solo automatici nel 17% ed entrambi nel 11% delle città analizzate. Gli indennizzi (entità dei rimborsi) per inadempimenti contrattuali partono dai 2 euro in Basilicata, fino a 50-500 euro a Milano.

Il 23% dei reclami riguardano gli inadempimenti contrattuali, il mancato rispetto degli standard di servizio il 22% ed un 21% sono errori di fatturazione.

Le grandi disomogeneità degli standard applicati nelle carte dei servizi richiede da parte dell’Autorità la definizione di standard omogenei da raggiungere anche per tappe attraverso il forte coinvolgimento dei consumatori”, afferma Federconsumatori.

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