Start up energetiche in Italia ancora in fase beta

Le chiamano start up energetiche e sono una delle nostre più forti ed efficaci risposte alla crisi. Nostre perché facendo un rapido calcolo a livello internazionale è proprio l'Italia uno dei Paesi più capaci in questo momento di sfornare nuove imprese devote alle energie rinnovabili. Così, a discapito di un alto numero di imprenditori che credono ciecamente ai KW puliti, il tessuto sociale, burocratico e industriale italiano è ancora indietro anni luce per una nuova ed improvvisa scossa di energia pura.

Start up energetiche in Italia ancora in fase beta

Start up è solo sinonimo di azienda alle prime armi, nient’altro. E se si dovesse fare un calcolo sulle 1941 “giovani aziende” presenti in Italia circa 360 hanno assimilato come oggetto sociale l’energia pulita. Un numero importante che fa capire come da Nord a Sud non solo la tendenza green sia in forte aumento, ma quanto il coinvolgimento in tutta la penisola per quanto riguarda l’ambiente e le nuove possibilità tecnologiche sia ormai consolidato ad alti livelli. Se in provincia di Trento e Torino dunque prosperano le start up energetiche, anche la provincia di Salerno sa come difendersi.

Il problema di base è che più del 20% di queste nuove realtà è “sotto dimensionato”, sono micro imprese per l’esattezza. Nel senso, nel mondo della globalizzazione l’Italia soffre il confronto con i colossi cinesi, indiani e americani, e non riuscendo a far fronte più con la piccola o media impresa necessita per forza di cose di un tessuto industriale capace di far ingrandire i piccoli germogli, che però purtroppo restano piccoli piccoli, e i motivi sono tanti.

Siamo dietro la Spagna in Europa per finanziamenti alle imprese di questo genere. E’ una contraddizione con quanto detto prima, ma in Italia non sembra esista ancora la cultura dell’investimento green. Nell’ultimo anno si sono investiti appena 1,3 miliardi di euro, 800 milioni derivanti da sovvenzioni private, mentre 500 milioni per opera delle istituzioni pubbliche.

Altro punto che soffoca la crescita delle nostre start up green è la questione spinosa dei brevetti. Siamo indietro anni luce rispetto ai colossi europei, solo il 1,2% di imprese italiane innovative deposita brevetti, mentre se si dà un’occhiata in Inghilterra e in Francia le cifre sono assai diverse, dove una cultura della proprietà intellettuale nettamente più avanzata si coordina alla perfezione con idee realmente “disruptive“.

Già, e forse, dicono gli esperti è proprio la mancanza di “disruption” in taluni casi l’elemento che ancora non porta alla ribalta la piccola impresa green made in Italy, talvolta infatti non ci si può appendere alla struttura quando manca la sostanza.

Confronta Offerte Energia »

Commenti Facebook: