Spostamenti per andare al lavoro: UE dice che rientrano nell'orario

I dipendenti che viaggiano da casa al primo cliente, o che rientrano nella propria abitazione dopo aver svolto l'attività lavorativa, effettuano spostamenti per andare a lavoro. La Corte di Giustizia Europea si è di recente pronunciata sul tema con una sentenza, che riprende la Direttiva 88/2003. L'UE dice che rientrano nell'orario lavorativo le ore impiegate per muoversi dall'abitazione, per i soggetti che non hanno un luogo di lavoro fisso o abituale.

Spostamenti per andare al lavoro: UE dice che rientrano nell'orario

L’esercito di lavoratori senza luogo di lavoro fisso o abituale, che viaggiano da casa ai clienti e viceversa, ha trovato in una sentenza della Corte di Giustizia Europea la fonte dei propri diritti (sia quelli inerenti la retribuzione, sia quelli inerenti gli infortuni sul lavoro). La pronuncia riguarda proprio gli spostamenti per andare al lavoro. In sostanza l’UE dice che rientrano nell’orario lavorativo le ore trascorse viaggiando dalla propria di abitazione al primo cliente, e quelle impiegate per recarsi dall’ultimo a casa.

La sentenza della Corte di Giustizia è basata sul ricorso di una società spagnola, la Tyco, che alcuni anni fa (precisamente nel 2011), ha chiuso i battenti degli uffici regionali, dislocando i dipendenti sul territorio. I lavoratori da quel momento, sono stati dotati di auto e telefono cellulare per recarsi agli appuntamenti con i clienti. I giudici hanno applicato in questo caso la Direttiva 88/2003, in tema di organizzazione dell’orario di lavoro.
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La Corte di è espressa con la seguente massima: “Nel caso in cui dei lavoratori non abbiano un luogo di lavoro fisso o abituale, il tempo di spostamento che tali lavoratori impiegano per gli spostamenti quotidiani tra il loro domicilio ed i luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal loro datore di lavoro costituisce orario di lavoro”.

Gli spostamenti per andare a lavoro non sono “tempo di riposo”

Le ore occupate per gli spostamenti da un cliente all’altro non possono essere considerate tempo di riposo, o tempo libero, perché i dipendenti non possono occuparsi dei proprio interessi o di impegni personali. L’UE dice che rientrano nell’orario i tempi di movimento, in auto, con altri mezzi, o a piedi, per i lavoratori senza luogo di lavoro fisso o abituale. Quanto affermato dalla Corte di Giustizia avrà riflessi importanti sui diritti dei lavoratori, che potranno da questo momento vedersi riconoscere non solo la retribuzione, ma anche il risarcimento del danno in caso di infortunio in itinere.

I giudici hanno sottolineato come durante i tempi in questione, i dipendenti rimangano comunque a disposizione del datore di lavoro, e che la circostanza che i tragitti inizino e terminino presso la loro abitazione è una conseguenza diretta di una decisione presa dallo stesso datore di lavoro e non dipendente dalla volontà dei lavoratori.
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