Secondo l’AgCom la banda larga in Italia è ancora lenta e costa più dell’1% del PIL

Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del PIL (Prodotto Interno Lordo). Lo ha ricordato Corrado Calabrò, presidente uscente di Agcom, nel presentare il bilancio di mandato 2005-2012 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.  Se è vero che il settore delle telecomunicazioni ha continuano a svilupparsi a un tasso superiore al 6% annuo anche in questi anni di stagnazione dell’economia, in Italia la diffusione della banda larga fissa ,per internet adsl, è inferiore alla media UE. Per numero di famiglie connesse a Internet, per numero di linee ad alta velocità, per gli acquisti e per le vendite online.

Confronta offerta ADSL

Le famiglie italiane connesse a Internet rappresentano il 62% del totale in Italia, a fronte di una media UE del 73% (dati Eurostat 2011). In Italia, ogni 100 abitanti, vi sono 21 linee ad alta velocità, mentre la media UE si attesta a 27 linee a banda larga ogni 100 abitanti. L’e-Commerce ha una diffusione del 10% tra i consumatori tricolore, contro una media UE del 34%. E solo il 4% delle PMI (Piccole e Media Imprese) italiane vendono online. Nell’Europa a 27, si registra una media di esportazioni tramite ICT (Information and Communications Technology) pari al 12%.

Il peso del settore delle TLC sul PIL italiano si attesta al 2,7%, in uno scenario in cui la telefonia mobile vale più della telefonia fissa. Il numero di utenti che accedono a internet mobile è sedici volte superiore a quello relativo all’accesso alla Rete tramite postazione fissa. Nelle reti mobili, il traffico dati ha superato il tradizionale traffico voce, grazie alle tecnologie 3G e alla forte diffusione di nuovi terminali, come smartphone e tablet, ha evidenziato il presidente di Agcom. «Nel contempo le telecomunicazioni rimangono l’unico servizio con una dinamica marcatamente anti-inflattiva», ha aggiunto Calabrò. Negli ultimi quindici anni, i prezzi finali del settore sono diminuiti di oltre il 33%, a fronte di un aumento del 31% dell’indice generale dei prezzi. Le telecomunicazioni rappresentano il solo settore regolamentato in cui i prezzi siano in costante riduzione, in vistoso contrasto con i forti aumenti di energia, acqua e trasporti, ha detto Calabrò.

«La leva dei prezzi è stata utilizzata anche al fine di incentivare lo sviluppo della concorrenza tra operatori infrastrutturati con investimenti efficienti. In questo quadro, le imprese concorrenti di Telecom Italia hanno acquisito, negli ultimi anni, 5 milioni di linee», si legge nella relazione. Secondo Agcom, abbassare il prezzo dell’unbundling della fibra in rame non costituisce una spinta al passaggio alla fibra ottica. Perché se si riducono le risorse, vengono meno gli investimenti. «La riprova è che l’Austria, dove l’unbundling è più basso della media UE, è indietro nello sviluppo della fibra ottica e viceversa è elevato lo sviluppo della fibra ottica in Svizzera e Norvegia, che hanno prezzi della rete in rame sopra la media UE».

Una rete a banda larga e ultralarga è necessaria. Per la telefonia mobile e per tutti i servizi del futuro prossimo. L’implementazione della tecnologia LTE (Long Term Evolution), senza l’integrazione con la fibra ottica, non è sufficiente per supportare i volumi di traffico nelle reti mobili, soprattutto nelle ore di punta e per lo streaming video, ha detto Calabrò. La necessità di una rete di nuova generazione muove anche dal salto di qualità correlato all’Internet delle Cose. Calabrò ha quindi ricordato l’Agenda digitale predisposta dall’Unione europea, e le proposte per l’Agenda digitale italiana segnalate da Agcom al Governo e al Parlamento.

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