Saccomanni conferma la privatizzazione di Poste Italiane

È arrivata anche la conferma del ministro dell’Economia: Poste Italiane sarà il «piatto forte» nel prossimo decreto privatizzazioni, che verrà varato in queste ore. Fabrizio Saccomanni è infatti intervenuto facendo chiarezza sulle intenzioni del Tesoro a margine del World Economic Forum di Davos, affermando: «Si comincia con il 40% di Poste, poi vediamo».

Poste Italiane
Il ministro dell'Economia conferma che si inizierà col 40%

Secondo le prime indiscrezioni sulle modalità dell’operazione, si tratterebbe di un’Offerta pubblica di vendita rivolta a investitori istituzionali per il 50-60%, circa il 5% ai dipendenti e il resto al pubblico retail. L’intenzione, come aveva già affermato nei giorni scorsi il viceministro Antonio Catricalà, è comunque quella di non fare uno «spezzatino» e di mantenere il controllo di asset preziosi come Banco Posta.
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La mossa dovrebbe portare una cifra tra i quattro e gli otto miliardi nelle casse dello Stato, 5/6 secondo la maggior parte delle stime, ma consentirà comunque di mantenere il controllo di maggioranza. Si seguirà cioè il modello già adottato in altri Paesi come in Gran Bretagna e Germania, dove i rispettivi governi hanno già ceduto corpose quote delle poste nazionali.

Nel 2013, Poste Italiane ha fatturato 23 miliardi e ha prodotto utili per 1,032 miliardi di euro. Fra le altre privatizzazione in predicato di essere realizzate dopo Poste Italiane, la messa sul mercato di quote di controllo di Sace e Grandi Stazioni, poi quote non di maggioranza di Enav, Stm, Fincantieri, Cdp Reti, il gasdotto Tag e un 3% di Eni.

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