Robin Hood Tax, l’AEEGSI relaziona il Parlamento sulla vigilanza

Viene chiamata Robin Hood Tax, ma il rischio è sempre che a pagare siano i (tutt’altro che ricchi) consumatori. Con l’addizionale IRES a carico degli operatori del settore energetico, infatti, la “tentazione” dei fornitori è spesso quella di effettuare una traslazione illecita verso chi paga la bolletta.

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104 i casi a rischio, ma nessun procedimento individuale

Su questo vigila l’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico, che ha appena trasmesso al Parlamento italiano la sua Relazione annuale sull’attività di vigilanza svolta nel 2014 e relativa al divieto di traslazione della Robin Hood Tax.

L’attività dell’anno appena concluso ha riguardo soprattutto l’analisi contabile delle imprese vigilate per gli esercizi 2011 e 2012. Per quanto riguarda il 2011, le analisi si sono concentrate soprattutto su 53 operatori del settore dell’energia elettrica su un totale di 401 vigilati, che non sono riusciti a fornire all’Autorità motivazioni sufficienti per escludere possibile traslazioni.
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Per il 2012, invece, altri 51 casi su 387 destano sospetto per la variazione positiva del margine dovuta ai prezzi praticati, circostanza che rende necessaria una richiesta di motivazione.

In ogni caso, non sono stati avviati procedimenti individuali, a causa dell’incertezza dovuta all’assenza di pronunce definitive da parte del giudice amministrativo. L’attività di monitoraggio e vigilanza, effettuata in collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, ha comunque permesso il recupero di una maggiore imposta per l’erario di circa 600mila euro.

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