“Ritorno al Futuro Day”: tutto quello che il film ha indovinato

«Strade? Dove stiamo andando non c'è bisogno di strade». La frase di Doc, che chiudeva Ritorno al Futuro preannunciando il suo sequel, si è rivelata un po’ troppo ottimistica. Il 21 ottobre 2015 – giorno dell’arrivo dei protagonisti in Ritorno al Futuro - Parte II – le strade ci sono ancora, molto trafficate per giunta, e le auto non volano (forse tra breve non avranno bisogno di guidatore, ma è un altro discorso). Eppure tante intuizioni del futuro immaginato da Robert Zemeckis, e sperimentate in prima persona da Marty McFly, si sono rivelate sorprendentemente profetiche.

“Ritorno al Futuro Day”: tutto quello che il film ha indovinato

Ritorno al futuro? È oggi

La trilogia di Ritorno al Futuro è in assoluto una delle più celebri degli anni Ottanta. Ha lanciato definitivamente Michael J. Fox, nel ruolo del teenager Martin “Marty” McFly, e ha regalato a Cristopher Lloyd una delle sue parti più memorabili, l’adorabile scienziato pazzo Emmett “Doc” Brown. I tre film, con sceneggiatura dello stesso Zemeckis insieme a Bob Gale, rimangono uno dei ritratti più vividi degli anni Ottanta, tra Huey Lewis & The News e gli skateboard, nonché delle speranze e delle paure di quella generazione.

Nella finzione, Marty e Doc (insieme alla fidanzata di Marty, Jennifer) giungono nel futuro dopo il viaggio nel tempo sulla DeLorean alle 16.29 del 21 ottobre 2015, per risolvere un grave (futuro) problema con i (futuri) figli dei due ragazzi. La California del 2015 è molto diversa da quella del 1985 e il giovane McFly lo sperimenta ben presto sulla propria pelle: oggi, che è il “Ritorno al Futuro Day”, possiamo dire con certezza dove Zemeckis e Gale sono stati buoni profeti e dove no.

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Cosa sì

  • Gli occhiali superintelligenti di Doc. Sono naturalmente i Google Glass (o l’Oculus Rift), anche se sembrano avere avuto più successo nella finzione del film che nella realtà. Ma, chissà, forse si è solo giocato un po’ d’anticipo.
  • Videoconferenze e maxischermi. Fibra ottica e ADSL hanno reso la telepresenza una realtà, e da qualche parte sicuramente è già successo a qualche malcapitato di essere licenziato da una gigantesca immagine su uno schermo del proprio capo, via Skype.
  • Le scarpe autoallaccianti. Le ha prodotte (ovviamente) Nike, ma più che altro come prodotto pubblicitario.
  • Droni. Nel film, è vero, erano più avanzati, e invece di impegnarsi in missioni di guerra portavano a spasso i cani. Però i droni oggi ci sono.
  • I pagamenti con impronta digitale. Qualche passaggio in più, ma ci siamo: con Apple Pay e simili tecnologie è semplicissimo accedere al proprio smartphone e concludere una transazione.
  • Schermi 3D. “Lo Squalo” non ha avuto 18 sequel, per fortuna, ma se ce ne fosse oggi una versione 3D sarebbe probabilmente ancora più avanzata di quella che “divora” Marty di fronte al cinema. Anzi, per molti versi, a giudicare dai dati sulla vendita di televisori, la tecnologia è già stata superata per mancanza d’interesse.
  • Hoverboard. Lo skate volante di Marty è stato prodotto in una serie di prototipi che sfruttano la levitazione magnetica (grazie a Lexus), ma ancora non siamo ai livelli di maneggevolezza e praticità del film. La gara è farne uscire un modello funzionante entro il 2015, anche in omaggio a Ritorno al Futuro.
  • Videogiochi con controlli “senza mani”. Kinect e Wii sono stati anticipati da un giovanissimo Elijah Wood al suo esordio cinematografico.
  • I Chicago Cubs vincitori delle World Series. All’epoca era una battuta, come ipotizzare una Champions League vinta dalla SPAL (con rispetto parlando). I Cubs ora sono incredibilmente in testa alla National League e alla World Series ci andranno (ringraziando infinitamente la gentile previsione di Zemeckis, immaginiamo).
  • Domotica. Le case intelligenti sono oggi una realtà, e rispondono ai comandi e alle sollecitazioni dei padroni in un modo molto simile a quello del film.
  • Tablet. Non è chiarissimo ciò che si vede nel film, ma sembra proprio un dispositivo in stile iPad quello che viene sottoposto a Marty per firmare una petizione.

Cosa no

Si è già detto delle strade e della auto volanti, la differenza più evidente, ma le previsioni del secondo episodio della trilogia hanno fatto cilecca anche in altri casi, a partire dalla mancata citazione diretta di quella che è stata la vera rivoluzione degli ultimi trent’anni: Internet.
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  • Fax. Hill Valley nel 2015 è dominata dai fax, oggi per mandarne uno non è infrequente cercare una tabaccheria attrezzata, dopo aver chiesto invano al nostro interlocutore “Ma come, non ha un indirizzo di posta elettronica?”
  • L’abbigliamento capace di asciugarsi da solo. Quanto lo vorremmo, oggi, dopo essere stati sorpresi da un acquazzone improvviso. Eppure sembra distante ora come trent’anni fa, malgrado i futuristici (è il caso di dirlo) prototipi.
  • Previsioni meteo. Certo, sono molto più affidabili di quelle di qualche anno fa, ma precise al secondo come quelle lette da Doc? Un’utopia.
  • Cibo disidratato. Non siamo andati molto più in là, almeno nella vita di tutti i giorni, dalle zuppe liofilizzate: di certo, nessuna pizzetta si trasforma in una quattro stagioni con cornicione bello gonfio in pochi secondi. Purtroppo.

Naturalmente, qualsiasi vero fan sa che la risposta per le previsioni errate è una sola: quella del 2015 di Marty non è la “nostra” timeline, visto che i continui cambiamenti ne hanno create ben otto diverse…