Riscaldamento domestico: meglio autonomo o centralizzato?

Decidere tra il riscaldamento autonomo e quello centralizzato è principalmente una questione di comodità e di spesa considerata accettabile: oggi, grazie ai contatori di fornitura obbligatori, la differenza non è più così sensibile come un tempo, ma rimangono due approcci praticamente agli antipodi ed è difficile dire quale sia in assoluto il più conveniente.

Meglio il risparmio o la comodità del termostato da usare quando si vuole?

Il riscaldamento centralizzato e quello autonomo

Quando si acquista una nuova casa – oppure, semplicemente, si deve scegliere un’abitazione in affitto – una delle domande più importanti riguarda il riscaldamento. Meglio autonomo o centralizzato, meglio gestirsi la temperatura di casa in totale libertù, scegliendo tra le diverse offerte gas, o farlo fare al condominio, magari risparmiando qualcosa?

La libertà dell’autonomo

Il riscaldamento autonomo ha tutti i dispositivi per la produzione di calore situati interamente nell’immobile, che si tratti della classica caldaia a metano o di soluzioni alternative come le stufe a legna o a pellet. Il grande vantaggio è quello di non dover sottostare alle regole condominiali per quanto riguarda l’accensione (rimangono però validi i limiti di legge, che impongono di non riscaldare un ambiente a più di 20 gradi, con 2 gradi di tolleranza, e di farlo soltanto nella stagione in cui è consentito, in base alle decisioni regionali).
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Il rischio? Quello di attivare troppo spesso il termostato, invece di limitarsi a un maglione o a una coperta in più: questo significa non soltanto bollette più alte (di norma le spesa per la famiglia-tipo è qualcosa di più di 1000 euro annui), ma anche un certo spreco di risorse, in questo caso il gas, con tutto quello che consegue in materia di rispetto per l’ambiente.

Il risparmio del centralizzato

Con il riscaldamento centralizzato, invece, la caldaia è comune a diverse abitazioni e il calore viene portato da una serie di tubi fino alle singole case. Le caldaie centralizzate sono di dimensioni più grandi, e questo di norma significa che sono più efficienti; il costo, a parità di calore, è quindi inferiore per il condominio e per i suoi inquilini.

Il riscaldamento centralizzato significa però che si devono accettare le regole stabilite per l’accensione e lo spegnimento, che non sempre è quello che interessa ai singoli proprietari o affittuari: le esigenze di chi rimane in casa tutto il giorno e chi invece è fuori sono infatti molto diverse.

Fortunatamente, le recenti disposizioni sul contatore di fornitura di calore, obbligatorie fin dall’anno scorso, consentono di pagare la quota dei consumi effettivamente riferibili all’unità abitativa, e non più una quota fissa come accadeva in passato.

In sostanza, la scelta migliore riguarda anche la propria comodità: con il riscaldamento autonomo il più delle volte si spenderà di più, ma la libertà è (quasi) totale e di conseguenza anche il valore dell’immobile è più alto. E con il centralizzato, c’è sempre il rischio di qualche inquilino moroso che vada a gravare sugli altri. Consultando le diverse offerte del mercato libero, la spesa può essere molto più bassa di quanto preventivato.

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