Rinnovo tariffe ADSL: forse si tornerà ai 30 giorni

Attenzione, cambia (di nuovo) tutto: secondo una delibera dell’Agcom, per quanto riguarda il pagamento del canone le offerte fisse non possono avere una periodicità di 28 settimane, ma bisogna tornare al “tradizionale” mese di 30 giorni. Grandi proteste da parte degli operatori, una parte dei quali (Vodafone e Infostrada) usa la tariffazione ogni 4 settimane da tempo, mentre altri (TIM e Fastweb) stanno passando proprio ora a questo modello.

La delibera dell'Agcom dà 90 giorni di tempo agli operatori per adeguarsi

La delibera dell’Agcom

Un clamoroso dietrofront? È quello che si profila sulle offerte telefoniche fisse che, com’è noto, sono ormai passate quasi tutte alla tariffazione ogni 28 giorni invece che ogni mese, con una “tredicesima” in più da pagare ogni anno (ma secondo un nostro studio, con la rimodulazione delle offerte c’è la possibilità di spendere di meno proprio grazie alle tariffe da 28 giorni).

Non la pensa così l’Agcom che ha appena pubblicato una delibera che abolisce le tariffe a 28 giorni su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, con l’imposizione di canoni solo mensili. Questo comporterebbe un cambio delle offerte sia di Vodafone che di Infostrada, che da tempo hanno scelto la tariffazione ogni 4 settimane, e bloccherebbe il passaggio annunciato di Fastweb e TIM verso questa modalità di offerta. Agli operatori sono stati dati 90 giorni di tempo per adeguarsi al provvedimento, un vero e proprio terremoto per il settore.
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Per la telefonia mobile non cambia (quasi) nulla

A motivare la decisione dell’Agcom il rischio di rincaro dell’8,6% dei prezzi (che però non tiene conto delle rimodulazioni delle offerte operate dalle azien del settore) e la scarsa trasparenza tariffaria. E per quanto riguarda la telefonia mobile? Lì rimane tutto immutato: il minimo di periodicità per le tariffe è stato infatti stabilito a 28 giorni, ma con l’obbligo di informare l’utente tramite SMS dell’addebito. Qualche problema in più per le offerte ibride, fisse/mobili (come ad esempio TIM Smart Mobile o Vodafone Fisso+Mobile Casa Edition), per le quali la periodicità dovrà essere comunque di 28 giorni.

Proprio per l’effetto dirompente di una decisione del genere, c’è da aspettarsi che gli operatori diano battaglia all’Agcom. È previsto infatti il ricorso al Tar da parte dell’associazione Asstel che riunisce i maggiori soggetti del settore: secondo Asstel, è sufficiente il diritto di recesso assegnato senza dovere pagare penali all’utente che si trova a dover passare a un’offerta da 28 giorni da una a 30 giorni per tuelarlo a sufficienza.
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Problemi, secondo l’Agcom, anche per la comparazione tra di loro delle diverse offerte, con periodicità diverse; non così per chi si affida a SosTariffe.it, l’unico comparatore a presentare per ogni offerta la spesa mensile, precisa al centesimo.

Le motivazioni e le reazioni

Secondo l’Agcom, «si ritiene opportuno, confermando anche in questo caso l’opzione sottoposta a consultazione pubblica, prevedere un parametro temporale certo per il rinnovo delle offerte/fatturazione, che renda effettiva la libertà di scelta degli utenti e consenta anche un agevole controllo dei consumi e della spesa, individuato su base mensile o suoi multipli (applicabile, per le medesime ragioni di tutela degli utenti, anche in caso di offerte bundle fisso/mobile)».

Il disaccordo da parte degli operatori, come detto, è molto netto, perché si tratterebbe di un’ingerenza di fatto nella libera concorrenza di mercato. Secondo il presidente dell’associazione, Dina Ravera, «Ci troviamo di fronte a un caso clamoroso: un’autorità, che dovrebbe avere come missione il funzionamento del libero mercato, cerca di riportare il settore, che in Italia già vede prezzi fra i più bassi in Europa, ai tempi delle tariffe».

E ancora, secondo una nota diramata per l’occasione dall’associazione: «Agcom non ha il potere di disciplinare  il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori telefonici e clienti, quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione, ma può soltanto intervenire a tutela della clientela in materia di trasparenza informativa. Sul tema è intervenuto di recente anche il Tar del Lazio ribadendo la piena legittimità da parte degli operatori di introdurre modifiche unilaterali al contratto, fatto salvo il diritto di recesso del cliente in caso di mancata accettazione delle modifiche stesse».

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