Riforma pensioni 2013: cosa è cambiato grazie al ministro Fornero

La riforma delle pensioni Fornero (riforma Fornero) è un pacchetto normativo che è andato a incidere sul mercato del lavoro e della previdenza attraverso il decreto Salva Italia. Cerchiamo di comprendere quali siano state le principali novità di questa innovazione legislativa, e quali i suoi riflessi sulla vita di tutti i lavoratori.

Pur con i dovuti tentativi di sintesi, ricordiamo come la riforma Fornero sia voluta intervenire in maniera molto significativa sul calcolo delle quote di pensione, andando a modificare il precedente approccio. In particolare, dal 1 gennaio 2012 è stata introdotta la modalità di calcolo della quota di pensione di vecchiaia per i contributi versati a partire da tale data, contraddistinta dal conteggio contributivo “a capitalizzazione simulata”.

In definitiva:

  • chi nel 1996 aveva già raggiunto più di 18 anni di contributi versati, può oggi calcolare la pensione di vecchiaia con il solo metodo del calcolo retributivo per i contributi versati fino al 2011, e con il metodo contributivo per quelli versati dal 2012;
  • chi nel 1996 aveva meno di 18 anni di contributi versati, calcola oggi la pensione di vecchiaia con il metodo pro-rata a partire dal 1996;
  • chi ha invece iniziato a lavorare dopo il 1996, calcola la pensione di vecchiaia interamente con il calcolo contributivo.

Al di là della pensione nuove regole della pensione di vecchiaia, la riforma introduce anche il concetto di pensione “anticipata”, destinata a coloro che hanno maturato un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e di 41 anni e 1 mese per le donne (aumentati di un altro mese per il 2013), e fermo restando il possesso di un’età anagrafica minima che fino al 1 gennaio 2014 sarà pari a 62 anni (dal 1 gennaio 2014, 63 anni e 6 mesi).

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