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Ricorso multe COVID: come contestare le sanzioni per Coronavirus

Caduti i divieti imposti dai decreti di Marzo, Aprile e Maggio per il contenimento del coronavirus restano le multe del periodo Covid-19. Ecco a quanto ammontano le sanzioni, quali sono i motivi più comuni per cui i cittadini sono stati multati durante i mesi del lockdown e come è possibile contestare i verbali per coronavirus

Ricorso multe COVID: come contestare le sanzioni per Coronavirus

L’Italia è entrata da qualche mese in una fase di convivenza con il virus, dopo i bagordi estivi i numeri del contagio tornano a salire. L’ultimo aggiornamento dell’Istituto superiore di Sanità e del Ministero della Salute, che adesso pubblica un aggiornamento settimanale dell’andamento dell’epidemia, sono al momento circa 1.077 focolai attivi sul territorio nazionale.

Ad avere contribuito ad una nuova crescita dei casi, sono stati quasi 1.200 in più in sole 24 ore, sono stati i casi dei vacanzieri di ritorno da paesi con una situazione epidemiologica più instabile rispetto a quella italiana. Negli ultimi giorni quasi 300 nuovi positivi provenivano da Grecia, Croazia e Spagna.

Le sanzioni Covid

L’emergenza di inizio anno ha portato con sé diverse restrizioni per i cittadini, nei primi due Decreti varati dal Governo sono state introdotte delle limitazioni di movimento e alle libertà individuali piuttosto importanti. Le delibere stabilivano delle sanzioni pecuniarie, anche piuttosto elevate, per i trasgressori e in casi specifici era stato previsto anche il fermo dei soggetti.

Una delle norme che ha fatto più discutere e che ha portato le forze dell’ordine a staccare diverse multe è stata quella relativa agli spostamenti solo per motivi d’urgenza, salute o lavoro. L’articolo del primo Decreto, quello con cui è stata istituita la zona arancione in tutta Italia, era piuttosto generico e quindi l’applicazione di questa restrizione è dipesa dall’interpretazione delle Forze dell’ordine.

Le multe coronavirus a quanto ammontano

Le multe Covid, come le normali sanzioni, possono essere contestate di fronte alla Legge. Si dovrà essere abbastanza prudenti però nell’avanzare queste richieste di revoca delle multe, se la richiesta si baserà su generiche e astratte contestazioni si potrà incorrere in un raddoppio degli importi da pagare.

In un primo momento è stato applicato l’articolo 650 del Codice Penale, questa legge prevede la reclusione fino a 3 mesi. Con l’entrata in vigore del Decreto del 25 Marzo 2020 sono state previste delle ammende tra i 400 euro e i 3000 euro, le sanzioni subivano una maggiorazione pari ad un terzo dell’importo se il cittadino era recidivo o alla guida di un veicolo mentre commetteva l’illecito.

Come previsto dalle norme vigenti, gli utenti potevano avvalersi di uno sconto del 30% se pagavano la multa entro 5 giorni dalla ricezione dei verbali. In caso contrario l’importo doveva essere versato per intero nei termini previsti per legge.

Un consiglio che le associazioni consumatori forniscono a qualsiasi cittadino in fase di contestazione di una multa è la raccomandazione di non pagare l’importo. Questo perché è più complesso ottenere il rimborso degli importi già versati. E se si opta per il pagamento in forma ridotta sarà poi impossibile contestare la sanzione.

Quali sono le sanzioni da coronavirus

Prima di concentrare l’attenzione su come inoltrare le richieste di contestazione delle multe è meglio chiarire a cosa ci si riferisce con l’espressione multe Covid. Tutti ricorderanno i servizi dei tg e dei talk show che parlavano dei jogger abusivi e le riprese dei droni che mostravano “illegali passeggiate” sulla battigia in spiaggia.

Le multe Covid sono proprio quelle ricevute da persone che le Forze dell’ordine hanno giudicato esser uscite nel periodo di lockdown senza motivi di stringente necessità. Nei mesi di chiusura per contenimento del contagio da coronavirus, i Decreti hanno imposto delle misure rigide su chi e come poteva recarsi a lavoro, a fare la spesa o nei luoghi pubblici.

Le norme sul distanziamento e sull’uso della mascherina sono state molto dibattute ma abbastanza chiare. Ad aver lasciato dei dubbi, e quindi dei margini di opposizione alle multe, è stato l’articolo il comma b dell’articolo 1 del Decreto 22 Marzo: “è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole. “È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” sono soppresse”.

I motivi per contestare le multe

Ci sono stati alcuni elementi che hanno reso evidente la discrezionalità nello stabilire quali fossero i casi ritenuti di urgenza e che potessero giustificare degli spostamenti. Non sono mancati, ad esempio, i ricorsi per multe ricevute da operatori sanitari di ritorno dai propri turni di lavoro in ospedale o di persone che in prossimità delle proprie abitazioni sono state multate.

Alla confusione generata dalle differenti interpretazioni rispetto ai motivi ritenuti validi come di assoluta urgenza sono subentrate poi le ordinanze regionali. In alcuni decreti i presidenti di Regione hanno stabilito una distanza massima per le passeggiate dei cittadini fuori dalla propria abitazione, in altri casi è stato fatto divieto di recarsi nei parchi cittadini.

A distanza di qualche mese e mentre si è entrati in una fase di convivenza con il virus iniziano ad arrivare le sentenze dei tribunali. Una delle ultime è stata quella arrivata da Frosinone, un Giudice di pace ha infatti dichiarato che le limitazioni degli spostamenti imposte ai cittadini dai Decreti del Presidente del Consiglio e la decisione di imporre lo stato di emergenza sanitaria sarebbero illegittime.

Secondo quanto riportato dal sito Altalex, specializzato in informazione giuridica, nel caso di Frosinone: “l’obbligo di permanenza domiciliare può essere adottato solo con atto motivato dell’Autorità Giudiziaria, sicchè il divieto generale e assoluto di spostamento disposto con DPCM del 9.3.2020, in conseguenza del rischio sanitario, si pone in contrasto con l’art. 13 Costituzione”.

L’iter per contestare le sanzioni amministrative

Se siete tra coloro che sono stati multati per essere stati fermati nei mesi di lockdown e colti a violare le disposizioni dei Decreti ministeriali. La procedura per poter contestare le multe ricevute è la stessa per qualsiasi cittadino.

Il consiglio è quello di rivolgersi ad un esperto per un consiglio prima di avviare un’azione di opposizione. Le contestazioni temerarie porteranno, in caso di vostra condanna, ad un raddoppio della sanzione amministrativa da pagare. Si tratta di un sistema che mira a scoraggiare contestazioni immotivate.

Chi invece ritiene di avere un valido motivo per procedere all’opposizione alla muta non dovrà assolutamente pagare la sanzione. Come seconda cosa dovrà inviare via Pec o raccomandata la propria difesa, questi documenti dovranno essere fatti pervenire all’Autorità competente entro 30 giorni. I cittadini possono trovare i riferimenti dell’Autorità a cui inviare la documentazione sul verbale della multa.

La contestazione può dover essere inoltrata al Comune, alla Prefettura, alla Polizia di Stato o ai Carabinieri, ovvero a chi ha emesso la sanzione. Le contestazioni possono essere telematiche o tramite i tradizionali canali postali.

Dal momento in cui l’ufficio competente riceverà i documenti di difesa del cittadino avrà 5 giorni per accogliere la contestazione o respingerla. Se la domanda non viene accolta l’utente riceve un’ingiunzione di pagamento e la multa raddoppiata. Sarà quindi possibile inoltrare un nuovo ricorso al Giudice di Pace, questo nuovo procedimento dovrà essere richiesto entro 1 mese dalla notifica del rigetto da parte del primo ente.

Come visto con il caso di Frosinone, le interpretazioni delle norme adottate durante i mesi di lockdown sono molto diverse e ci sono diversi cavilli legali su cui le associazioni per la tutela dei diritti dei cittadini e gli avvocati possono fare leva.

Gli annullamenti delle multe

Questo senza considerare casi limite che sono di più immediata risoluzione e che sono diventati celebri episodi di cronaca durante la pandemia. Uno dei più noti è stato il caso di un’infermiera multata mentre rientrava a casa dopo un turno di 12 ore in ospedale, il Prefetto competente ha poi provveduto ad annullare la sanzione.

Il parere degli esperti sarà utile soprattutto a dirimere le questioni nate da incongruenze tra le disposizioni regionali e nazionali. In diversi momenti durante la Fase 2 in Italia sono stati stabiliti limiti e vincoli differenti da ordinanze ministeriali e dei Governatori locali.

Le informazioni utili sulle multe Covid

Se si riceve una sanzione per comportamenti illegali durante il lockdown chi pagherà entro 5 giorni potrà ottenere uno sconto del 30% dell’importo della multa. Se il cittadino procederà al pagamento in forma ridotta non potrà poi contestare la sanzione.

Per poter effettuare la contestazione della multa è bene rivolgersi ad un legale o ad un’associazione, le contestazioni immotivate infatti porteranno ad un raddoppio della sanzione.

Le domande per l’annullamento delle multe dovranno essere inoltrate entro 1 mese dalla ricezione della notifica della sanzione. Si dovrà inoltrare la propria memoria difensiva all’ufficio competente (il riferimento e gli indirizzi a cui inviare la documentazione si trovano sul verbale) e si riceverà una risposta entro 5 giorni. Se la domanda sarà respinta potrete rivolgervi al Giudice di pace.

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