Riciclaggio: Scaglia innocente, ricorso in Cassazione

Dopo che il tribunale ha rigettato il riesame, i legali di Scaglia ricorreranno Cassazione forti dell’innocenza di Scaglia e della non sussistenza dei motivi cautelari.

E’ quanto dichiarano Pier Maria Corso e Antonio Fiorella, legali di Silvio Scaglia, fondatore ed ex numero uno di Fastweb coinvolto nell’inchiesta sul un maxi-riciclaggio da 2 mld di euro.

Tutta l’accusa si basa sulla supposizione che Silvio Scaglia non poteva non sapere. Un concetto molto labile che non solo non costituisce una prova, ma dimostra la totale inconsistenza dell’accusa. La verita’ e’ che l’accusa non ha elementi di alcun tipo, nessun documento, nessuna intercettazione, nessuna dichiarazione concreta su Silvio Scaglia. In sintesi, non ci sono prove o motivazioni oggettive per tenerlo in carcere”.

Anche se leggendo queste dichiarazioni potrebbero esserci pareri contrastanti.

Una dichiarazione di Bruno Zito – proseguono gli avvocati – che si vorrebbe indicare sulla stampa come indizio di consapevolezza dell’ex a.d. di Fastweb e’ in realta’ mal interpretata e, in ogni modo, in diretto contrasto con altre che escludono radicalmente le accuse a Silvio Scaglia.

Che in azienda si sapesse dell’esistenza di Phuncards o del traffico telefonico e’ risaputo; tali operazioni erano reali e contribuivano alla normale crescita dell’azienda, le carte esistevano e il traffico era rilevato regolarmente dai macchinari di Fastweb). Ma, come piu’ volte sostenuto dall’Ingegnere – concludono gli avvocati – durante il suo recente interrogatorio, Scaglia esclude nel modo piu’ assoluto che lui stesso, l’alta dirigenza o il consiglio di amministrazione di Fastweb avessero la consapevolezza degli illeciti esistenti dietro tali operazioni

tribunale ha rigettato il riesame, i legali di Scaglia ricorreranno Cassazione forti dell’innocenza di Scaglia e della non sussistenza dei motivi cautelari.

E’ quanto dichiarano Pier Maria Corso e Antonio Fiorella, legali di Silvio Scaglia, fondatore ed ex numero uno di Fastweb coinvolto nell’inchiesta sul un maxi-riciclaggio da 2 mld di euro.

Tutta l’accusa si basa sulla supposizione che Silvio Scaglia non poteva non sapere. Un concetto molto labile che non solo non costituisce una prova, ma dimostra la totale inconsistenza dell’accusa. La verita’ e’ che l’accusa non ha elementi di alcun tipo, nessun documento, nessuna intercettazione, nessuna dichiarazione concreta su Silvio Scaglia. In sintesi, non ci sono prove o motivazioni oggettive per tenerlo in carcere”.

Anche se leggendo queste dichiarazioni potrebbero esserci pareri contrastanti.

Una dichiarazione di Bruno Zito – proseguono gli avvocati – che si vorrebbe indicare sulla stampa come indizio di consapevolezza dell’ex a.d. di Fastweb e’ in realta’ mal interpretata e, in ogni modo, in diretto contrasto con altre che escludono radicalmente le accuse a Silvio Scaglia.

Che in azienda si sapesse dell’esistenza di Phuncards o del traffico telefonico e’ risaputo; tali operazioni erano reali e contribuivano alla normale crescita dell’azienda, le carte esistevano e il traffico era rilevato regolarmente dai macchinari di Fastweb). Ma, come piu’ volte sostenuto dall’Ingegnere – concludono gli avvocati – durante il suo recente interrogatorio, Scaglia esclude nel modo piu’ assoluto che lui stesso, l’alta dirigenza o il consiglio di amministrazione di Fastweb avessero la consapevolezza degli illeciti esistenti dietro tali operazioni

Commenti Facebook: