Riciclaggio Fastweb-Telecom, 542 milioni vaganti

La Procura di Roma che indaga sulla vicenda del maxiriciclaggio recupererà da Fastweb e Telecom Italia Sparkle 542 milioni di euro.

Sarebbe questo quanto emerso dai colloqui tra i pm e le due società, per evitare l’ipotesi del commissariamento. Una buona parte di questi soldi saranno versati subito nelle casse dello Stato.

A pagare di più sarà Telecom, capogruppo di Sparkle, che verserà all’Agenzia delle entrate 298 milioni: la somma sequestrata dalla Direzione distrettuale antimafia sul presupposto che si tratti di Iva evasa. Altri 123 milioni il Fisco li incasserà per sanzioni e interessi. Quest’ultima somma è frutto di una fidejussione, come pure i 72 milioni a disposizione della Dda per garantire l’eventuale confisca dei guadagni del riciclaggio, se le accuse saranno confermate.

Per quanto riguarda Fastweb, invece, 38 milioni, pari all’Iva evasa e anche loro sequestrati, finiranno con fidejussione all’Agenzia delle Entrate mentre altri 11, sempre con modalità fidejussoria, saranno messi a disposizione dell’ufficio giudiziario romano. Tuttavia Fastweb precisa di non aver versato alcuna somma alla Agenzia delle Entrate relativa a crediti Iva e o profitti contestati. La compagnia telefonica ha precisato di non aver versato alcuna somma alla Agenzia delle Entrate relativa a crediti Iva e/o profitti contestati. La società, conclude la nota di Fastweb, ha invece esplicitamente rilasciato garanzie fideiussorie che potranno essere azionate solo in caso di un giudizio negativo in merito alle contestazioni mosse.

Le indagini, in ogni caso, non sono concluse. Il procuratore Giovanni Ferrara, gli aggiunti Giancarlo Capaldo e Pierfilippo Laviani e i pm Francesca Passaniti, Giovanni Di Leo e Giovanni Bombardieri stanno procedendo negli accertamenti nella speranza di recuperare altre somme di denaro che, portate all’estero, sono state reinvestite e reimpiegate da chi faceva parte dell’associazione per delinquere.

Intanto, dal sequestro di immobili (circa 200), preziosi e quadri, gli inquirenti pensano di poter ricavare qualcosa. Trattative di natura fiscale sono inoltre da tempo imbastite con numerosissimi Paesi: Regno Unito, Lussemburgo, Francia, Svizzera, Seychelle, Cipro, Dubai, Panama, Hong Kong, Singapore. “L’obiettivo è recuperare il massimo possibile” spiegano a piazzale Clodio, ben sapendo che qualche milione di euro, probabilmente, non tornerà più a casa. Rimane la soddisfazione degli inquirenti per la somma importante recuperata a fronte di un’attività investigativa portata avanti anche con le intercettazioni e sviluppata all’insegna del risparmio.

Procura di Roma che indaga sulla vicenda del maxiriciclaggio recupererà da Fastweb e Telecom Italia Sparkle 542 milioni di euro.

Sarebbe questo quanto emerso dai colloqui tra i pm e le due società, per evitare l’ipotesi del commissariamento. Una buona parte di questi soldi saranno versati subito nelle casse dello Stato.

A pagare di più sarà Telecom, capogruppo di Sparkle, che verserà all’Agenzia delle entrate 298 milioni: la somma sequestrata dalla Direzione distrettuale antimafia sul presupposto che si tratti di Iva evasa. Altri 123 milioni il Fisco li incasserà per sanzioni e interessi. Quest’ultima somma è frutto di una fidejussione, come pure i 72 milioni a disposizione della Dda per garantire l’eventuale confisca dei guadagni del riciclaggio, se le accuse saranno confermate.

Per quanto riguarda Fastweb, invece, 38 milioni, pari all’Iva evasa e anche loro sequestrati, finiranno con fidejussione all’Agenzia delle Entrate mentre altri 11, sempre con modalità fidejussoria, saranno messi a disposizione dell’ufficio giudiziario romano. Tuttavia Fastweb precisa di non aver versato alcuna somma alla Agenzia delle Entrate relativa a crediti Iva e o profitti contestati. La compagnia telefonica ha precisato di non aver versato alcuna somma alla Agenzia delle Entrate relativa a crediti Iva e/o profitti contestati. La società, conclude la nota di Fastweb, ha invece esplicitamente rilasciato garanzie fideiussorie che potranno essere azionate solo in caso di un giudizio negativo in merito alle contestazioni mosse.

Le indagini, in ogni caso, non sono concluse. Il procuratore Giovanni Ferrara, gli aggiunti Giancarlo Capaldo e Pierfilippo Laviani e i pm Francesca Passaniti, Giovanni Di Leo e Giovanni Bombardieri stanno procedendo negli accertamenti nella speranza di recuperare altre somme di denaro che, portate all’estero, sono state reinvestite e reimpiegate da chi faceva parte dell’associazione per delinquere.

Intanto, dal sequestro di immobili (circa 200), preziosi e quadri, gli inquirenti pensano di poter ricavare qualcosa. Trattative di natura fiscale sono inoltre da tempo imbastite con numerosissimi Paesi: Regno Unito, Lussemburgo, Francia, Svizzera, Seychelle, Cipro, Dubai, Panama, Hong Kong, Singapore. “L’obiettivo è recuperare il massimo possibile” spiegano a piazzale Clodio, ben sapendo che qualche milione di euro, probabilmente, non tornerà più a casa. Rimane la soddisfazione degli inquirenti per la somma importante recuperata a fronte di un’attività investigativa portata avanti anche con le intercettazioni e sviluppata all’insegna del risparmio.

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