Rendite finanziarie, l’aumento dell’aliquota al 26% significa 1 euro in più all’anno

Da quando è stato deciso è polemica sull’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%, che include anche i conti correnti e conti deposito, e che scatta il 1° luglio. Definita una “stangata”, il rincaro si traduce in realtà in 1 euro in più all’anno per un normale correntista. Sulle rendite finanziarie in Francia si paga il 30%, e in Germania il 26,3%, per cui adesso l’Italia si adegua.

aumento tassa su conti correnti e conti deposito
L'aumento della tassa sui conti correnti e deposito si traduce in 93 centesimi in più all'anno

Il decreto Irpef firmato ieri da Napolitano prevede per l’anno prossimo un gettito di circa 755 milioni su conti correnti, libretti postali e certificati di deposito, che proviene dal 92,8% delle famiglie italiane, ovvero che possiede un deposito bancario o postale.

Si parla di una stangata, ma in realtà non sarebbe proprio così. A Palazzo Chigi hanno spiegato che “Non c’è nessuna tassa sui conti correnti e non c’è nessun collegamento con il bonus di 80 euro“, aggiungendo che “Il governo ha deciso, come annunciato il 12 marzo, di alzare dal 20 al 26% la tassazione sulle rendite finanziarie“, per ridurre l’Irap del 10%. Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, ha scritto su Twitter che l’operazione costerà ai correntisti italiani “meno di un caffè al mese“.

Anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, con un tweet, ha annunciato che “Tagliamo le tasse per le imprese (Irap-10%), aumentano le tasse sulle rendite finanziarie. La finanza al servizio di impresa e lavoro“.

Quanto costerà l’aumento delle tasse su conto corrente e deposito?

A fare i calcoli la Cgia di Mestre, che spiega che per un conto corrente medio il rincaro è di circa 1 euro all’anno.

Nel dettaglio, hanno spiegato che in Italia ci sono 38 milioni di conti correnti con una consistenza pari a 453,2 miliardi, e una giacenza media di circa 12.000 euro. Siccome il tasso di interesse attivo medio applicato in questa fascia è molto basso (0,13%, cioè 15,5 euro l’anno), dopo l’aumento della tassazione passerà dagli attuali 3,10 euro (imposta al 20%) a 4,03 euro (imposta al 26%). Cioè, 93 centesimi in più all’anno.

Con giacenze più alte, i costi salgono; ad esempio, spiega la Cgia di Mestre, con un deposito tra 10mila e 50mila euro, l’aumento della tassazione significa 2,3 euro l’anno. Fino ai 250mila euro sono 26,1 euro, ed oltre quella soglia si tratta di 169,2 euro in più all’anno.

I calcoli della Cgia di Mestre, ricordiamo, si riferiscono ai conti correnti, i quali prevedono tassi d’interesse molto più bassi rispetto ai conti deposito o i conti correnti con linee vincolate (conti correnti remunerati).

Naturalmente, per gli investitori che avranno vincolato cifre più consistenti attraverso soluzioni d’investimento che prevedono tassi d’interesse più elevati (ad esempio, i conti deposito, che offrono in media un 3% lordo annuo), l’aumento dell’aliquota al 26% peserà molto di più.

Tuttavia, il Governo vuole lasciare ben chiaro che l’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie non significherà più di 1 euro all’anno per le famiglie non investitrici, titolari di un normale conto corrente.

Il rincaro dal 20 al 26%, ricordiamo, scatta il 1° luglio prossimo e interesserà anche i dividendi staccati successivamente, le plusvalenze di azioni e fondi, oltre agli interessi su conti correnti e conti depositi postali. Rimangono senza variazioni i titoli di Stato, come Bot e Btp.

Tutto sommato il gettito della misura, che come spiega Palazzo Chigi ha l’obiettivo di sostenere il taglio dell’Irap, sarà per il 2014 di 588 milioni, e di circa 3 miliardi nel 2015, mantenendosi su livelli simili negli anni successivi.

Quale sono le tasse sulle rendite finanziarie nel resto d’Europa?

Con l’ultimo decreto firmato ieri l’Italia si adegua alla tasse sulle rendite finanziarie del resto dei principali Paesi europei.

Ad esempio in Francia si paga il 30% su dividendi e capital gain e il 18% sugli interessi, mentre in Germania la tassa è simile alla nostra, ovvero dal 26,3%. In Spagna attualmente pagano più di noi, con il 21%.

In questi Paesi, d’altronde, non è prevista un’aliquota agevolata per i titoli di Stato come in Italia – che rimarranno al 12,5% – ma rispondono alla stessa tassazione di obbligazioni e azioni.

In Francia l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie è stato disposta nel 2012, per coprire i costi delle assicurazioni sanitarie obbligatorie e i contributi pensionistici.

E’ vero però che in Italia le tasse sul risparmio sono in aumento, per l’azione dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Sui conti deposito grava l’imposta di bollo proporzionale, cioè la mini-patrimoniale del governo Monti per l’1,5 per mille, che poi nel 2014 il governo Letta l’ha aumentata al 2 per mille.

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