Raggiunto l’accordo tra Italia e Svizzera sulla fine del segreto bancario

Le Autorità italiane preposte ai controlli fiscali potranno ottenere informazioni dagli istituti di credito e finanziari svizzeri relative ai contribuenti italiani, ma solo se per atti successivi all’accordo italo-svizzero. Gli istituti non potranno più opporre il segreto bancario davanti alle legittime richieste del Fisco italiano.

Gli istituti svizzeri non potranno più opporre il segreto bancario

E’ la fine del segreto bancario in Svizzera, si chiude un’epoca ultradecennale caratterizzata dall’abitudine di alcuni nostri compatrioti, di spostare ingenti somme di denaro in conti correnti svizzeri, sicuri di poter rimanere nell’anonimato e senza essere scoperti dal Fisco e dalla magistratura.

Dopo anni di discussioni cade questo privilegio. La Svizzera nello scorso agosto ha approvato una nuova disciplina sui conti correnti, la cui novità più importante, almeno a livello internazionale, è rappresentata dalla possibilità che le autorità fiscali di qualsiasi Paese (come l’Agenzia delle Entrate in Italia) possano richiedere e ottenere informazioni sui correntisti che abbiano la stessa nazionalità dell’autorità inquirente, anche all’insaputa di costoro.
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La normativa prevede inoltre che le banche svizzere non potranno eseguire bonifici verso conti correnti detenuti in Paesi offshore o paradisi fiscali, mentre i prelievi in contanti potranno subire delle limitazioni o essere interdetti se non si dimostra la regolarità fiscale delle propria posizione.

Già da circa tre anni era in corso una trattativa su questa materia tra Italia e Svizzera, che ora ha dato vita ad un’intesa che andrà firmata entro il prossimo febbraio.

L’accordo ricalca i punti chiave della nuova normativa sul segreto bancario e prevede dei contenuti specifici per quanto riguarda le relazioni tra autorità fiscali italiane e istituti di credito, finanziare e intermediari elvetici.

In particolare questi istituti non potranno negare le informazioni richieste dalle autorità italiane, a condizione che si tratti di atti e informazioni successivi alla firma dell’accordo.

Cittadini e imprese italiane che detengono capitali in Svizzera, potranno beneficiare della “Voluntary Disclosure”, sanando la propria posizione con una dichiarazione completa e veritiera e pagando tutto il dovuto al fisco. Solo in questo modo il cittadino o l’impresa si potrà mettere al riparo da eventuali sanzioni penali connesse a reati fiscali.

Oltre alla disciplina relativa allo scambio di informazioni tra Fisco italiano e banche, finanziare e intermediari svizzeri, l’accordo italo-svizzero prevede, secondo un calendario “step by step”, anche la modifica del regime delle doppie imposizioni, l’indeducibilità dell’IVA alla circolazione dei beni pagata al Fisco elvetico, un nuovo regime di tassazione dei lavori italiani in Svizzera, l’uscita del Paese elvetico dalla black list e la risoluzione di alcune questioni fiscali riguardanti il Comune di Campione d’Italia.

L’accordo, una volta formalizzato, andrà a modificare il Trattato tra Italia e Svizzera sulle doppie imposizioni, con un adeguamento della disciplina sullo scambio di informazioni agli standard OCSE.

Successivamente alla firma dell’accordo i rispettivi parlamenti dovranno procedere a ratifica, per poi entrare in vigore dopo uno o due anni.

Esprime soddisfazione il Ministro Pier Carlo Padoan, che definendolo questo accordo come “epocale” in quanto fornirebbe “strumenti di contrasto dell’evasione fiscale impensabili fino a qualche anno fa”.

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