Prelievo forzoso sul conto corrente: rischio per Coronavirus e cosa successe con il Governo Amato

Sono settimane che si sta diffondendo sul web l’ipotesi che il Governo attui un prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani. C’è chi la definisce già la virus tax e chi la chiama, impropriamente, patrimoniale. A fare temere che lo Stato decida di intervenire con questa misura straordinaria c’è il precedente del Governo Amato nel 1992, ma le situazioni sono molto differenti. Ecco in cosa consiste il prelievo forzoso e cosa successe con Amato

Coronavirus, prelievo forzoso sui conti correnti ecco cos'è

La BBC ha pubblicato una classifica di quelli che saranno i paesi che riusciranno a riprendersi più in fretta dalla crisi economica che seguirà l’emergenza del Covid-19. Al primo posto, su 130 paesi presi in esame, si trova la Norvegia, seguono poi la Danimarca, la Svizzera e la Germania. Il nostro Paese è solo al 31esimo posto di questa classica.

Ci precedono Francia e Spagna, rispettivamente al 14 esimo e al 23esimo posto, e ovviamente anche gli Stati Uniti, sono risultati la nona nazione per tempi di ripresa. Su cosa si basa questa classifica? Sull’indice di resilienza globale 2019 della compagnia assicurativa FM Global, si tratta di un’indice che calcola la resilienza delle imprese di un paese tenendo anche conto della stabilità politica, dell’ambiente di rischio, della capacità logistica, della trasparenza della catena di approvvigionamento e del governo societario.

L’emergenza Covid-19 nel mondo

Uno studio che arriva in un giorno in cui la Cina ha annunciato di non aver registrato nuovi decessi, mentre nel nostro Paese i contagi hanno superato i 136 mila. L’ultimo monitoraggio del 7 Aprile ha segnalato 3.040 casi in più del giorno precedente. I decessi continuano e anche ieri sono stati oltre 600 i morti per coronavirus. Crescono però anche i guariti, ne sono stati registrati altri 1.555, dopo gli oltre 1.020 del 6 Aprile.

Se i nostri dati migliorano si aggravano le situazioni negli altri paesi con la Spagna che vede salire i suoi morti a quota 13.798, con 743 decessi registrati ieri. Anche gli USA stanno vivendo un drammatico peggioramento della situazione e hanno avuto 1.150 decessi in 24 ore. Sul suolo statunitense si contano già 10 mila morti per Covid-19 e i contagiati continuano a crescere.

La crisi economica alle porte?

Una volta terminata la fase dell’emergenza sanitaria sarà il momento di fare i conti anche con le conseguenze finanziarie ed economiche che questo virus si sta portando dietro. Per poter prevenire la diffusione del Covid-19 infatti sono state chiuse tutte le attività non indispensabili, è stato incentivato lo smart working laddove possibile ma le prospettive non sono ottimistiche.

La paura che alla crisi sanitaria del Covid-19 possa seguire un ancora più drammatica emergenza economica e sociale è ormai una certezza. La nota mensile dell’Istat come ha riportato anche il Sole 24 Ore ha annunciato come “Le prospettive economiche internazionali rimangono caratterizzate da rischi al ribasso condizionati dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria in corso che ha accresciuto le probabilità di un forte rallentamento”.

Cos’è il prelievo forzoso?

In questo clima di allarmismo e di instabilità sta circolando da diversi giorni ormai l’ipotesi che il Governo applichi una misura estrema, il prelievo forzoso da conto corrente. Si tratterebbe di una scorciatoia per ottenere molta liquidità in tempi estremamente brevi, ma non sembra che le azioni del Governo vadano in questa direzione. Anche se i risparmi degli italiani nelle casse delle banche, parliamo delle somme non investite, ammontavano, secondo i dati ABI, a fine 2019 a circa 1.577 miliardi di euro.

Un’azione del genere è stato messa in atto solo una volta da Giuliano Amato nel Luglio del 1992. La decisione, secondo il resoconto dello stesso ex presidente del Consiglio (restò in carica meno di un anno dal 28 Giugno 1992 al 22 Aprile del 1993), fu un male necessario. Così è stato definito infatti da Amato in un’intervista rilasciata a Federico Fubini e pubblicata dal “Corriere della Sera” in occasione dell’anniversario della svalutazione della lira di 28 anni fa.

Ecco cosa accadde nel 1992

Sul quel prelievo dello 0.6% da tutti i conti correnti degli italiani Amato ricorda: “Serviva una prima manovra correttiva da 30 mila miliardi di lire e avevo passato la notte a discutere con i tecnici del Tesoro e delle Finanze come trovare gli ultimi otto. Mi offrivano di alzare l’Iva, ma avrebbe fatto salire ancora l’inflazione; o di agire sull’Irpef, ma avrei alzato le tasse sui ceti più deboli. Fu allora, alle 4 del mattino, che Giovanni Goria (ministro delle Finanze) mi prese da parte e mi chiese se poteva studiare il prelievo”.

L’operazione fu attuata in modo indiscriminato sui conti e il prelievo avvenne dai risparmi depositati nelle banche,  su importi per cui gli italiani avevano già pagato le tasse. Tra il prelievo forzoso e l’istituzione di un’imposta straordinaria sugli immobili, che poi si trasformò nell’ICI, furono recuperati più di 11.5 miliardi di lire.

Intervento che comunque non scongiurò qualche mese più tardi la svalutazione della moneta nazionale che poi aprì un periodo di crisi che portò alla sospensione della lira dal Sistema monetario europeo. Fu quindi chiamato Carlo Azeglio Ciampi, allora Governatore della Banca d’Italia, a formare un governo tecnico.

Si teme una nuova applicazione di questa misura?

Questo è quanto è successo, ma perché si parla di nuovo di questo intervento oggi? La risposta è che circolano voci per cui il Governo in questi giorni possa arrivare a pensare di replicare quella decisione per fronteggiare l’emergenza economica legata al coronavirus. Ma si tratta di speculazioni e di timori abbastanza infondati al momento.

Da più parti infatti l’ipotesi di una replica del provvedimento di Amato è ritenuto altamente improbabile. Non impossibile, in via teorica, ma sarebbe un’azione anche controproducente vista la crisi di liquidità di privati e aziende per questa chiusura forzata.

I provvedimenti del Governo Conte

Il primo decreto Cura Italia ha stanziato 25 miliardi di euro per tamponare le perdite di famiglie e imprese e altri 30 miliardi dovrebbero arrivare con il nuovo provvedimento. Il Governo ha però già annunciato che ricorrerà ad un aumento del debito per poter sostenere questi stanziamenti e l’UE ha dato il via libera allentando i vincoli dei Patti di stabilità.

Ci sono diversi interventi che allontanano l’ipotesi di un nuovo ricorso ad un espediente come il prelievo forzoso. Il Governo sta facendo pressioni sull’emissione di titoli, i cosiddetti Coronabond, che permetterebbero di condividere il debito, si può ricorrere al deficit. Inoltre rispetto al 1992 l’Italia si dovrà a poter contare sul sostegno della Banca centrale europea e sul fatto che la situazione di emergenza sanitaria sta provando tutte le economie dell’Eurozona.

Dalla Bce nuovo quantitative easing

Proprio la Bce dopo una fase iniziale di titubanze ha messo in campo un massiccio intervento con acquisti di titoli per 750 miliardi di euro, un quantitative easing d’emergenza. Christine Lagarde, che ha sostituito Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea, ha annunciato che gli acquisti proseguiranno fino alla fine del 2020 e ha chiarito: “tempi straordinari richiedono un’azione straordinaria. Non ci sono limiti al nostro impegno per l’Euro. Siamo determinati a sfruttare tutto il potenziale degli strumenti a disposizione”.

I 400 miliardi per dare liquidità alle imprese

La virus tax, così come è stata definita, non sarebbe poi una soluzione ai problemi di liquidità e non avrebbe la forza necessaria a sostenere i pacchetti di interventi necessari. E contribuirebbe ad appesantire ulteriormente le finanze dei cittadini già provati dai blocchi delle attività e dall’incertezza sulla possibile ripresa.

Anche l’ultima conferenza stampa del Governo con l’annuncio di prestiti con garanzia statale per 400 miliardi di euro e la sospensione delle tasse almeno fino a Maggio 2020 indica la tendenza a cercare di rinforzare i conti degli italiani. Uno scenario quindi inverso rispetto all’ipotesi di un prelievo dai conti. L’iniziativa illustrata dal Ministro dell’Economia Gualtieri prevede 200 miliardi di prestiti garantiti al 90 % dallo Stato per le grandi imprese italiane. Per le pmi ha ricordato Patuanelli, ministro allo Sviluppo economico, ci saranno prestiti fino a 25 mila euro con una garanzia statale che coprirà l’intero importo. Altri 200 miliardi saranno destinati al supporto dell’export italiano.

Gli altri aiuti

A questo si aggiungono le misure già messe in atto per aiutare chi è rimasto senza reddito e chi ha subito un importante riduzione delle proprie entrate. Ci sono i provvedimenti per i 600 euro alle P.IVA e ai lavoratori autonomi, i contributi come il bonus baby sitter per chi deve continuare a lavorare e non sa a chi affidare i figli. Ci sono i piani per i bonus spesa per le famiglie più indigenti e per chi non è autosufficiente. Sono stati sospesi i pagamenti delle imposte, i versamenti delle utenze di acqua, luce, gas e rifiuti sono stati posticipati.

Nonostante questi ingenti sforzi e i tentativi di aumentare la fiducia degli italiani nei provvedimenti del Governo le preoccupazioni dei cittadini restano. Sono in aumento le ricerche su come aprire un conto corrente online all’estero e anche quelle per informarsi sulla possibile applicazione di un prelievo forzoso sui conti correnti. Gli italiani hanno paura insomma che dopo l’emergenza il Governo faccia pagare loro le misure straordinarie varate, ma come detto non sembrano queste le intenzioni.

 

 

 

 

 

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