Prelievo forzoso per i conti correnti? Lo consiglia la Bundesbank

Sono passati più di vent’anni, ma la gente ricorda ancora bene quel luglio 1992, quando il governo Amato decise il prelievo forzoso dai conti correnti del sei per mille al fine di risanare la finanza pubblica, che correva in quel periodo post-Tangentopoli gravissimi rischi. Con una nuova crisi come quella che stiamo vivendo, periodicamente si risente parlare di analoghe iniziative. Ma quale rischio c’è?

Bundesbank
Nel suo report mensile, la Banca centrale tedesca allude a un prelievo una tantum

In questi giorni la Banca centrale tedesca, guidata da Jens Weidmann, ha proposto per i Paesi europei a rischio fallimento l’ipotesi di un prelievo una tantum sui capitali privati e quindi i conti correnti, riprendendo un report del Fondo Monetario Internazionale risalente allo scorso ottobre, da intendersi però non come raccomandazione.

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Più esplicita la Bundesbank, che nel suo rapporto mensile arriva a dichiarare che «nel caso eccezionale dell’incombente bancarotta di un Paese, un prelievo una tantum sui capitali dovrebbe avere più successo di altre opzioni». Tale operazione risponderebbe al principio di responsabilità nazionale, per il quale prima della solidarietà internazionale i contribuenti vanno ritenuti responsabili delle obbligazioni del proprio Paese.

Il dibattito è destinato a riaprirsi, nella speranza che l’Italia non faccia la fine di Cipro, che in cambio del prestito da 10 miliardi di euro arrivato da Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea ha applicato il prelievo forzoso ai suoi correntisti sopra i 100mila euro.

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