Portabilità del credito residuo, possibile?

È ancora una delle lamentele più frequenti, tra gli utenti che cambiano operatore mobile: l’impossibilità fare la portabilità del credito residuo, insieme con quella del numero. Le cose però potrebbero migliorare presto, dopo tante promesse mancate: adesso, secondo nuovi accordi presi tra gli operatori e Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), la nuova data in cui dovrebbe scattare la portabilità del credito residuo è il primo luglio. Prendiamola con le pinze, però, visto che continua a slittare da mesi e alcuni operatori hanno cercato di opporsi all’obbligo di portabilità del credito in ogni modo, anche facendo ricorso al Tar contro Agcom.

Dovrebbe essere un diritto dell’utente che consegue dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, quindi già da due anni dovrebbe essere realtà. Ci sono però problemi tecnici e di accordi tra gli operatori a rendere il tutto molto difficile. Il credito residuo sono soldi a tutti gli effetti. Immaginiamo la situazione: l’utente ha comprato del credito dall’operatore x. Se poi passa all’operatore y, portando con sé il credito, succede quindi che quest’ultimo dovrà fornire un servizio a fronte di soldi che in realtà sono andati in tasca all’operatore x. Gli operatori dovrebbero infatti istituire come una banca virtuale del credito residuo, tenendo conto di quello che si passano gli uni con gli altri nel momento della portabilità, per poi mettersi in pari tra di loro.

Nell’esempio, l’operatore y in qualche modo deve avere un rimborso dall’operatore x, per il credito trasportato. La faccenda è meno semplice di quello che sembra; in più, secondo alcuni operatori, è piuttosto costosa gestirla (richiede tempo e risorse, nuovi sistemi…). Per loro è insomma un costo in più, senza avere vantaggi, visto che il credito dovrebbe essere trasportato senza esborso da parte dell’utente.
Si capisce quindi come mai non siano entusiasti all’idea di dover portare il credito. A conferma, solo da questa settimana Vodafone ha attivato, prima di altri, un tipo di portabilità del credito residuo più semplice, cioè da scheda prepagata ad abbonamento (sempre dello stesso operatore). È una portabilità priva delle complicazioni del passaggio di credito da un operatore all’altro, eppure solo adesso è arrivata. Nota bene, ormai tutti gli operatori consentono comunque, in ossequio alle norme, di riscattare il credito residuo: ma in contanti dopo la disdetta.

È una procedura però che ha un costo di commissione (anche se a quanto risulta ad Altroconsumo Tim e Wind ora lo fanno gratis) ed è inoltre una complicazione e una scomodità per l’utente. Al solito, quindi, prima della portabilità ci si premura di consumare il credito residuo e si evita di fare nuove ricariche (il che diventa un problema quando i tempi del passaggio slittano in modo indefinito). La soluzione più comoda sarebbe, ovviamente, portare il credito in automatico in contemporanea con il numero.
Chissà se dopo quest’estate, per la gioia delle associazioni dei consumatori che lo chiedono da due anni, diventerà finalmente possibile.

na delle lamentele più frequenti, tra gli utenti che cambiano operatore mobile: l’impossibilità fare la portabilità del credito residuo, insieme con quella del numero. Le cose però potrebbero migliorare presto, dopo tante promesse mancate: adesso, secondo nuovi accordi presi tra gli operatori e Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), la nuova data in cui dovrebbe scattare la portabilità del credito residuo è il primo luglio. Prendiamola con le pinze, però, visto che continua a slittare da mesi e alcuni operatori hanno cercato di opporsi all’obbligo di portabilità del credito in ogni modo, anche facendo ricorso al Tar contro Agcom.

Dovrebbe essere un diritto dell’utente che consegue dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, quindi già da due anni dovrebbe essere realtà. Ci sono però problemi tecnici e di accordi tra gli operatori a rendere il tutto molto difficile. Il credito residuo sono soldi a tutti gli effetti. Immaginiamo la situazione: l’utente ha comprato del credito dall’operatore x. Se poi passa all’operatore y, portando con sé il credito, succede quindi che quest’ultimo dovrà fornire un servizio a fronte di soldi che in realtà sono andati in tasca all’operatore x. Gli operatori dovrebbero infatti istituire come una banca virtuale del credito residuo, tenendo conto di quello che si passano gli uni con gli altri nel momento della portabilità, per poi mettersi in pari tra di loro.

Nell’esempio, l’operatore y in qualche modo deve avere un rimborso dall’operatore x, per il credito trasportato. La faccenda è meno semplice di quello che sembra; in più, secondo alcuni operatori, è piuttosto costosa gestirla (richiede tempo e risorse, nuovi sistemi…). Per loro è insomma un costo in più, senza avere vantaggi, visto che il credito dovrebbe essere trasportato senza esborso da parte dell’utente.
Si capisce quindi come mai non siano entusiasti all’idea di dover portare il credito. A conferma, solo da questa settimana Vodafone ha attivato, prima di altri, un tipo di portabilità del credito residuo più semplice, cioè da scheda prepagata ad abbonamento (sempre dello stesso operatore). È una portabilità priva delle complicazioni del passaggio di credito da un operatore all’altro, eppure solo adesso è arrivata. Nota bene, ormai tutti gli operatori consentono comunque, in ossequio alle norme, di riscattare il credito residuo: ma in contanti dopo la disdetta.

È una procedura però che ha un costo di commissione (anche se a quanto risulta ad Altroconsumo Tim e Wind ora lo fanno gratis) ed è inoltre una complicazione e una scomodità per l’utente. Al solito, quindi, prima della portabilità ci si premura di consumare il credito residuo e si evita di fare nuove ricariche (il che diventa un problema quando i tempi del passaggio slittano in modo indefinito). La soluzione più comoda sarebbe, ovviamente, portare il credito in automatico in contemporanea con il numero.
Chissà se dopo quest’estate, per la gioia delle associazioni dei consumatori che lo chiedono da due anni, diventerà finalmente possibile.

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