Dubbi e soluzioni sul pignoramento dello stipendio

Fra tutti i beni pignorabili sicuramente quello che interessa la grande maggioranza dei cittadini e che potrebbe incidere in maniera importante nella vita di tutti i giorni è sicuramente lo stipendio o la pensione. Ma quando può essere attuato il pignoramento dello stipendio? Come fare per evitarlo anche in presenza di debiti?

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Tutto ciò che devi sapere sul pignoramento dello stipendio

Innanzitutto per analizzare la tematica legata al pignoramento bisogna sottolineare che questa pratica, che si rifà a precise normative recentemente modificate a favore dei cittadini vista la situazione socio economica che ci si trova ad affrontare, fa riferimento a situazioni debitorie in cui venga determinata questa tipologia di pignoramento che però non è la sola. Esistono infatti tre tipologie di pignoramento attuabili in seguito all’atto esecutivo che sono: pignoramento dei beni mobili, immobili e presso terzi.

Nella prima tipologia rientrano i beni come denaro contante, gioielli e beni che non sono stanziali ossia per l’appunto mobili, a patto che non siano indispensabili per la sussistenza del soggetto in questione (ad esempio elettrodomestici di uso quotidiano, beni indispensabili per gli spostamenti, etc) o che non rivestano un alto valore morale (oggetti di culto, fedi nuziali, gioielli di famiglia). Nella seconda tipologia rientrano i beni stanziali ossia casa e abitazioni in genere che possono essere pignorate.

Lo stipendio o pensione, quasi sempre accreditati sul proprio conto corrente, rientrano nella terza tipologia nella quale si possono inglobare tutti i crediti che qualsiasi lavoratore ha nei confronti del proprio datore di lavoro.

In cosa consiste il pignoramento presso terzi e quali sono le modalità di attuazione?

Il pignoramento presso terzi come abbiamo visto è una delle forme di pignoramento che è anche la più diffusa e che prevede che il creditore per soddisfare le proprie richieste verso il debitore si rivalga su di un terzo soggetto verso il quale lo stesso debitore vanta dei crediti. Semplificando la terminologia il creditore può richiedere una parte dello stipendio del debitore direttamente al datore del lavoro o all’ente previdenziale quando si tratta di pensione.

Vi sono però dei limiti e delle norme che devono essere rispettate quando di parla di pignoramento dello stipendio che dal 2013 hanno apportato sostanziali differenze rispetto a quelle che venivano applicate precedentemente. Per dovere di precisione è da sottolineare che tale normativa non ha avuto effetto retroattivo ossia non viene applicata per determinazioni rese attuative prima del gennaio 2013.

La legge impone che non possa essere pignorato l’intero stipendio o pensione, fatto facilmente giustificabile visto che la sottrazione dell’intero stipendio metterebbe a repentaglio la sopravvivenza di una persona e di coloro che da essa dipendono, ma solo una parte che di norma viene individuata nel quinto. Quando si parla di pignoramento dello stipendio ci sono precise norme da rispettare che fino a qualche mese fa’ indicavano nella percentuale del quinto la percentuale massima di pignorabilità dello stipendio del singolo. Non bisogna confondere però il pignoramento, coatto, con la cessione del quinto, volontaria, anche se la percentuale di riferimento rimane invariata.

Dal 1 gennaio 2013 la percentuale di pignorabilità dello stipendio ha subito delle variazioni in base al reddito del singolo individuo ossia per coloro che hanno uno stipendio o una pensione fino a 2500 euro la percentuale si è abbassata ad 1/10, per coloro che sono titolari di uno stipendio fra i 2501 e 5000 euro la percentuale pignorabile è di 1/7 mentre per chi ha uno stipendio più alto di 5 mila euro la percentuale è rimasta quella di 1/5.

Il pignoramento dello stipendio no è però attuabile in tutte le situazioni debitorie infatti la suddivisione indicata precedentemente è attuabile solo per debiti di natura esattoriale. Per debiti di altra natura rimane invariata la percentuale del quinto. Per fare un esempio una finanziaria potrebbe rivalersi sullo stipendio del debitore in misura massima del quinto dello stesso senza nessuna distinzione per l’importo complessivo.

Aggiornamento 2015 sul pignoramento dello stipendio

L’art. 13 d.l. 27 giugno 2015, n. 83 introduce importanti novità nel codice di procedura civile riguardo il pignoramento della pensione, identificando il “quinto” pignorabile della pensione così come gli obblighi del terzo pignorato (Banca o Posta) quando sul conto corrente “pignorato” sono accreditati la pensione o lo stipendio.

Per quanto riguarda la pensione, l’art. 13 introduce un nuovo comma, secondo cui «le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge».

Di conseguenza vi è una parte assolutamente impignorabile della pensione ovvero quella pari all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà. Detratto l’assegno sociale aumentato della metà, la pensione è pignorabile nel limite del quinto.

In materia di pignoramento del conto corrente, le nuove norme prevedono che «le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonché dalle speciali disposizioni di legge».

In più, il limite del quinto vale soltanto quando il terzo pignorato è il datore di lavoro o l’ente previdenziale.

E’ stato aggiunto, infine, un comma all’art. 546 c.p.c. che stabilisce che «nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell’assegno sociale; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall’articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.»

pignoramenti conti correntiCome non incorrere nel pignoramento dello stipendio?

La risposta più semplice sembra quella di non contrarre debiti anche se in una situazione come quella attuale sembra essere impossibile. Quindi come salvaguardare i propri guadagni? Innanzitutto bisogna fare molta attenzione all’ingiunzione di pignoramento leggendone attentamente i dettagli e facendosi aiutare da professionisti del settore.

E’ facoltà del debitore  infatti provvedere al versamento di una quota del debito a garanzia del saldo dello stesso direttamente alla cancelleria del giudice. In alcuni casi è possibile che il legale di riferimento provveda alla revisione del debito per ridurre le cifre trattando con il creditore a riguardo. Bisogna prestare molta attenzione anche nel caso delle finanziarie che potrebbero rivalersi sul tfr in caso di perdita del posto di lavoro facendo perdere anche garanzie e tutele indispensabili.

Nel caso nessuna di queste eventualità fosse realizzabile bisogna tenere in considerazione che alcune categorie di beni come assegni alimentari e familiari, di maternità e malattia non sono pignorabili, sintomo che anche la legge si sta sensibilizzando in tale direzione tutelando sempre più i cittadini da cartelle esattoriali troppo alte o non sostenibili dalla maggior parte dei redditi.

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