Pignoramento conto corrente 2022: i limiti imposti a Novembre

Tutte le novità sui pignoramenti dei conti correnti introdotte dalla Cassazione e come funziona il meccanismo che obbliga una banca a bloccare il conto di un debitore oppure a prelevare un quinto dello stipendio o della pensione accreditati

In 30 secondi

Conto corrente: i nuovi limite del pignoramento imposti nel 2022
  1. Come funziona il pignoramento del conto bancario
  2. Come avviene il pignoramento dello stipendio
  3. I conti correnti con zero spese di gestione a Novembre 2022
Pignoramento conto corrente 2022: i limiti imposti a Novembre

Cambiano alcune regole sui pignoramenti per il pagamento dei debiti dopo una nuova sentenza della Corte di Cassazione per il 2022 e 2023 che ha stabilito un nuovo principio a livello procedurale. E la novità riguarda i conti correnti, oltre che stipendi e pensioni. 

Quali sono le novità sui pignoramenti a novembre 2022

CHE COS’È SPIEGAZIONE
Assegno sociale Il decreto Aiuti bis lo ha quantificato in 468,28 euro per 13 mensilità per il 2022
Minimo vitale È stato elevato da 750 euro al mese a 1.000 euro al mese

Prima di tutto, per i giudici della Suprema Corte, il prelievo di soldi da un conto corrente è illegittimo nel caso in cui le motivazioni riportate nell’atto di notifica “risultino essere generiche”, tali cioè da non far comprendere la ratio della decisione e non siano puntualizzate nel dettaglio. A ciò si aggiunge il fatto che la nuova giurisprudenza introdotta dalla Cassazione, rispetto al passato, è diretta poi ad altri destinatari: consumatori, start-up, professionisti, imprenditori agricoli.

In secondo luogo, per il pignoramento delle pensioni e degli altri assegni di liquidazione, non si possono pignorare somme per un ammontare pari al doppio della misura massima mensile prevista dall’assegno sociale, con un “minimo vitale” di 1.000 euro, innalzato dal legislatore di recente (prima era di 750 euro). 

Per il 2022, l’assegno sociale è stato quantificato dal decreto Aiuti bis in 468,28 euro per 13 mensilità. Una cifra fondamentale in quanto consente di fissare il limite massimo di pignorabilità su stipendio o pensione già accreditata su un conto corrente che può riguardare esclusivamente gli importi presenti sul conto che eccedano la somma di 1.404,84 euro (l’assegno sociale moltiplicato per tre).

Di fatto, dal momento che l’importo dell’assegno sociale ogni anno è soggetto a rivalutazione, anche il limite del pignoramento dello stipendio su conto corrente è oggetto di costante aggiornamento. Le mensilità che invece saranno versate successivamente alla notifica dell’atto di pignoramento saranno invece pignorate di volta in volta, fino all’estinzione del debito, direttamente dal datore di lavoro per lo stipendio o dall’INPS per la pensione, nella misura di 1/5.

Terzo punto, la Cassazione ha introdotto anche la figura del liquidatore giudiziale nominato dal Tribunale e che, esercitando lo strumento della cosiddetta liquidazione controllata, potrà esercitare presso il debitore qualsivoglia azione adeguata al recupero del credito vantato nella maniera più celere possibile. Persino procedere alla vendita di beni del debitore tramite asta per poi utilizzare il ricavato in denaro per ripagare i creditori e, quindi, per saldare il debito. 

Pignoramento del conto corrente: come avviene

La procedura del pignoramento del conto corrente intestato al debitore non è un’operazione che si attivi dall’oggi al domani. Essa è la conseguenza di un iter giudiziario avviato dal creditore con l’invio di una notifica spedita al correntista debitore, la quale conterrà un titolo esecutivo, un atto di precetto e un atto di pignoramento. A meno che non si tratti di un debito nei confronti del Fisco: allora l’Agenzia delle Entrate potrà pignorare il conto corrente del debitore senza dover richiedere l’intervento del Tribunale.

Inoltre, la legge di Bilancio 2022 ha accelerato i tempi della procedura di pignoramento nel caso di debiti verso la pubblica amministrazione: ora i creditori potranno procedere già dopo la mancata risposta alla prima intimazione di pagamento (o avviso di accertamento).

Con l’atto di pignoramento, la banca è autorizzata a bloccare una determinata somma di denaro dal conto del debitore. E c’è da sottolineare che nel momento in cui si verifichi il pignoramento del conto corrente, non sarà possibile prelevare tutto quello che è stato depositato sul conto stesso. C’è anche da notare che quando il conto corrente è cointestato, il pignoramento avverrà solo sul 50% del saldo. Il debitore potrà utilizzare la parte in eccesso, ma tutte le nuove somme che saranno versate su quel conto, saranno disponibili soltanto per il 50% del loro valore.

Il pignoramento del conto corrente termina nel momento in cui il soggetto debitore sarà riuscito a saldare il proprio debito. È comunque utile sapere che esistono delle regole e dei limiti da rispettare.

Pignoramento di stipendio o pensione: quali limiti

Lo stipendio o la pensione accreditati sul conto corrente non potranno mai essere sottratti del tutto in caso di pignoramento del conto stesso. Come detto, il limite infatti è la cifra minima corrispondente all’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale.

Il pignoramento dello stipendio è una delle forme di pignoramento prevista dall’articolo 543 del Codice di procedura civile e serve a soddisfare i creditori in caso di insolvenza del debitore. Qualora l’accredito di stipendio o pensione avvenga alla data del pignoramento del conto corrente o in un momento successivo, i limiti stabiliti dalla normativa per il 2022 sono i seguenti:

  • la misura massima è pari a 1/5 dell’emolumento versato sul conto per debiti di lavoro o di tributi provinciali o comunali;
  • per i crediti alimentari, si fa riferimento alla misura autorizzata dal tribunale o dal giudice delegato e di solito si tratta di un terzo dello stipendio o della pensione;
  • per il pignoramento in concorso di diverse cause, si può agire fino alla metà della base pignorabile dello stipendio;
  • non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Come per la pensione anche per lo stipendio esiste il salvagente del “minimo vitale” fissato per legge, come detto, a 1.000 euro al mese e previsto per condurre una vita dignitosa. Per quanto riguarda lo stipendio, il pignoramento potrebbe essere effettuato direttamente presso l’azienda in cui si lavora con trattenuta in busta paga o interessare lo stipendio già accreditato in banca.

Infine, la legge stabilisce che lo stipendio o la pensione non possono essere pignorati oltre il limite di 1/5; tale calcolo deve essere effettuato sull’importo netto e non su quello lordo.

Tuttavia, quando il creditore è l’Agenzia delle Entrate, il pignoramento dello stipendio è soggetto a dei limiti differenti:

  • 1/10 dello stipendio se l’importo non supera i 2.500 euro;
  • 1/7 dello stipendio se l’importo non supera i 5.000 euro;
  • 1/5 dello stipendio se l’importo è superiore ai 5.000 euro.

Ricordiamo infine che dal 22 giugno 2022 è entrata in vigore la nuova normativa per il pignoramento presso terzi, in cui è compreso anche il pignoramento dello stipendio, e che prevede un duplice onere per il creditore: 

  • la notifica dell’avviso di avvenuta iscrizione al ruolo;
  • il deposito nel fascicolo dell’esecuzione.

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2 Conto BBVA canone annuo gratuito per sempre
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  • rendimento del 2% per 12 mesi con deposito senza vincoli
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  • carta di debito (fisica e digitale) inclusa
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