Per lo shale gas arriva l’apertura dell’Europa

Dopo la notizia di qualche giorno fa relativa alla rinuncia, da parte di Eni, di due su tre licenze per il fracking in Polonia, in Commissione Europea sembrano imporsi gli Stati dell’Unione più convinti che il futuro dell’energia nel Vecchio continente passi per lo shale gas.

Shale gas
Verso la libertà per gli Stati di scegliere il proprio mix energetico

Per il 22 gennaio è attesa una comunicazione della Commissione di Bruxelles sul pacchetto clima-energia, e secondo l’Ansa sarà lasciata ai singoli stati la libertà di scegliere come organizzare il proprio mix energetico: anche gas di scisto o shale gas, quindi. In questo caso, però, i governi dovranno comunque seguire una serie di principi comuni a tutela dell’ambiente, però non vincolanti, pur se monitorati per diciotto mesi da parte della Commissone; in caso di mancato rispetto, potranno essere messe in atto delle iniziative legislative per renderli obbligatori.
Confronta le offerte gas
Una vittoria almeno parziale, quindi, per Gran Bretagna, Polonia e Danimarca, che puntano molto sullo shale gas estratto tramite il fracking e che negli Stati Uniti ha portato grandi benefici economici. Non tutti gli esperti sembrano però convinti che si possa replicare il modello americano anche in Europa, visto che la conoscenza statunitense del proprio sottosuolo è molto più elevata della nostra e che gli spazi urbanizzati sono in percentuale molto minori rispetto alle grandi aree libere, indispensabili per i giacimenti più redditizi. Sull’altro fronte, la Francia ha già vietato l’esplorazione pro-shale gas e la Germania lo ha fatto per le zone ad alta densità di falde freatiche.

Secondo la Commissione, la prima eventuale produzione commerciale di gas di scisto potrebbe iniziare nel 2015.

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