Pause lavoro hi-tech, l'innovazione arriva anche nei break

Gestire il personale di un'azienda che produce beni e servizi tecnologici non è facile, anzi in taluni casi può diventare un'impresa ardua e ci si rivolge a risorse in outsourcing. Ed è così che dagli States una nuova ventata di modalità di interazione tra datore di lavoro e dipendenti rischia di dover cambiare alcune regole classiche del sistema: la pausa, gli straordinari e le modalità di colloquio ora sono tutte di nuovo in discussione.

Pause lavoro hi-tech, l'innovazione arriva anche nei break

Storie di violazioni della privacy arrivano dagli USA per poi culminare in autentiche riforme di gestione del personale all’interno di quelle aziende che non possono lasciare in disordine le cose “manco di un millimetro”, parliamo di tutto il settore dell’hi-tech.

Dopo il Taylorismo, termine coniato dall’ingegnere americano Frederick Winslow Taylor, che indicava metodi ben precisi di gestire un’azienda, si è arrivati ad un altro concetto di gestione delle cose e delle persone, un concetto sempre più digitale.

Non sono mancate dunque soprattutto in America situazioni ai limiti della logica, e della privacy. Datori di lavori che installavano chip sotto le scrivanie di dipendenti o che richiedevano una mail al giorno a giustificazione di ogni spostamento.

Google per contrastare a queste difficoltà ha letteralmente creato una divisione interna, People Analytics, che si occupa di tutto il personale, internet e mobile di Big G nell’accezione delle menti umane che ci lavorano è governato da un algoritmo.

Non è l’unico caso, difatti in America tante aziende parlano di “quantified workplace” in maniera tanto forbita da essere poco chiare per noi europei. Esiste ad esempio la Evolv di San Francisco che analizza milioni di dati di dipendenti di varie aziende in tutto il mondo tramite sistemi innovativi. Secondo gli esperti della Evolv, infatti elemento infatti fondamentale per una corretta gestione delle risorse specie in certi settori come i call center, è proprio la pausa. Non vengono infatti più viste come “delle perdite di tempo” situazioni in cui i dipendenti venivano scoperti a navigare indisturbati sui social network oppure intenti ad allungarsi di nascosto le pause caffè.

Per un’impresa che vuole essere in salute, insomma anche i lavoratori devono essere meno sotto stress. Se negli USA il dibattito è tutto incentrato su come sorvegliare i dipendenti per mezzo di dispositivi tecnologici, e le leggi in vigore tra le altre cose mettono molto in difficoltà (e per fortuna) lo stesso datore di lavoro che si appresti ad effettuare comportamenti invasivi, in Italia si discute ancora di precarietà e di posto fisso, un po’ come a voler sottolineare che chi ottiene un lavoro al di là di ogni trattamento è costretto solo a “sgobbare” e sperare più che altro di non perderlo.

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